"R.I.P.D. – Poliziotti dall'aldilà", di Robert Schwentke

Ciccioni a gravità zero – e se questo è il contrappasso riservato alle anime malvagie descritto da Roy Pulsipher, bé, allora l’Inferno è proprio un posto divertente –, tunnel per l’aldilà e sciacquoni per l’aldiquà, morti viventi che non si perdono una partita dei Red Sox e, soprattutto, l’accento old wild west di Jeff Bridges – ovvero, R.I.P.D. – Poliziotti dall’aldilà.

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Molto meno divertente di quanto lo schizoide elenco-gancio di cui sopra potrebbe erroneamente indicare, l’ultimo film del tedesco ad Hollywood Robert Schwentke lo troviamo sull’elenco in continua espansione delle trasposizioni fumettistiche, collocandosi in quella fascia di prodotti che stanno tra la produzione indipendente e il blockbuster marveliano, polarità che indirizza e immobilizza le più recenti operazioni di questo genere, con possibili uniche vie di fuga lavori come Chronicle (indie intercettato dalla Fox) e il futuro Ant-Man (seconda ondata del multi-piano Marvel, volta a differenziare e stratificare le sue uscite).

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A livello narrativo e di brand R.I.P.D. si muove quindi su territori già ampiamente battuti (in massima parte da Will Smith, rivedere Wild Wild West e soprattutto Men in Black): la trama, infatti, che ruota attorno alla morte di Nick (Ryan Reynolds) per mano del suo collega Bobby Hayes (Kevin Bacon), e il suo successivo arruolamento nella polizia dell’aldilà che dà la caccia alle anime nere rimaste in giro sulla terra, guidato dalla responsabile Proctor (Mary-Louise Parker) e dal migliore agente Roy Pulsipher (Jeff Bridges), oltre alla sua intima prevedibilità, è un interessante shift del suo nucleo primario – il poliziesco virato sulla commedia, tenacemente inseguito dallo script e dall’ambientazione tanto da situare il tutto nella città di Boston, sede storica di uno dei dipartimenti più antichi e importanti degli States e città che negli ultimi anni ha ritrovato una sua forte presenza e identità sullo schermo accanto alle sempreverdi New York, Los Angeles e Chicaco – verso la fantascienza di matrice fumettistica. L’avere poi dato le chiavi della regia in mano a Schwentke, era un’indicazione importante: il tedesco è uno dei registi hollywoodiani più cinetici e spaziali del momento, che lavora sulle superfici (siano essi ambienti freddi e spogli, storie di pura contrapposizione, acronimi come RED e R.I.P.D.) e da queste si muove a 360° gradi negli ambienti, arrivando adesso ad eludere ogni piano e ogni legge fisica per precedere, inseguire o semplicemente inquadrare quello che sta avvenendo.

Il tutto, però, non morde, non emoziona, non rende partecipe, in massima parte per via di uno script tagliato in ogni sua sfumatura e apertura – non a caso realizzato dai granitici autori di Scontro tra titani e Aeon Flux, Phil Hay e Matt Manfredi –, e cosa ancora più grave vista la centralità che tale elemento ha in tutta l’operazione, la buddy couple Reynolds/Bridges più che non essere davvero convincente non è mai assieme, con il primo che non riesce a tenere a freno, ma nemmeno a bilanciare con la sua statuaria la deriva bridgesiana a cui oramai siamo abituati, dovendo l’attore anni dopo Il grande Lebowski vestire le variabili del Drugo quasi non per possibilità ma per necessità (ri-vedere Crazy Heart, L’uomo che fissa le capre, il prossimo e speculare Il settimo figlio). Al termine della giostra, dei 130 milioni di dollari spesi dalla Universal, non rimangono altro che la canzone The Better Man cantata dallo stesso Bridges, e un acronimo dei migliori: R.I.P.D. – Rest In Peace Department.

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Regia di: Robert Schwentke
Interpreti: Ryan Reynolds, Jeff Bridges, Kevin Bacon, Mary-Louise Parker, Stephanie Szostak, James Hong, Marisa Miller
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Universal
Durata: 96'