Solo gli amanti sopravvivono, di Jim Jarmusch

only lovers left againChi abita ancora il mondo, dopo che i morti sono andati alla deriva e i fantasmi killer hanno oltrepassato i limiti del controllo? Forse, nell’immenso spazio vuoto tra Detroit e Tangeri, non restano che gli zombie e i vampiri. Come Adam ed Eve, due stanchi signori della notte, che continuano a immaginare il loro amore come una relazione possibile, nonostante siano stati incapaci, quando era ancora il tempo, di dar corpo a una passione, di accettare l’eventualità, necessità di una condivisione definitiva. Lui è un solitario musicista underground che si muove tra le macerie della Motown, il parco archeologico di un’industria annientata dalla trasformazione economica, città fantasma già sepolta con un requiem. Lei custodisce i suoi libri nei dedali segreti e decadenti di una città di confine, spettrale soglia tra questo mondo e l’aldilà. Conducono la loro esistenza notturna, tra misteriosi traffici con ignari umani e discorsi sul passato, quando Christopher “Kit” Marlowe competeva con quell’illetterato di Shakespeare. E vanno alla ricerca di un goccio di sangue, non più da prendere direttamente alla fonte (siamo nel XXI secolo!), ma da comprare al “mercato”. La semplicità del consumo ha soppiantato la fatica della produzione. Con tutti gli effetti collaterali di crisi e decadenza del prodotto. Eppure Adam ed Eve si cercano, s’incontrano sul web, coprono la distanza con la proiezione di un’immagine, ammettendo la definitiva immaterialità del mondo. Ma anche quando lo spostamento si fa “reale”, si scopre che lo spazio è un’illusione e ogni movimento è un giro a vuoto, segue il tracciato eterno e monotono di una spirale. Come in quell’inizio vorticoso, che inquadra i due protagonisti replicando l’andamento rotatorio del giradischi.

 

only lovers left againI personaggi di Jarmusch, ancora una volta, sono residui colti al centro del cerchio, scoperti aldilà di un passaggio ricorrente, note a margine di un libro scolorito, fuori, ma non del tutto, dal corso delle cose, come in una permanent vacation, un’eterna vacanza decisa sulla consapevolezza dell’irrealtà.  È più che mai evidente che questo cinema è naufragato su una land of the lost. È una balena spiaggiata su un’isola deserta, dove sono conservati i resti sparsi di una cultura in decadenza. Una gigantesca discarica in cui i tesori della conoscenza riposano al fianco dei residui della civiltà pop rock. E i secoli, annullati lo spazio e il tempo, convivono, dapprima condensati nella concretezza degli oggetti, poi smaterializzati in immagini e suoni, fino alla suprema inconsistenza elettronica del reale (e se fosse youtube l’unica vera land of the lost, oggi?). Jarmusch inchioda a un punto fisso il passato, il presente e il futuro. E intorno a questo punto fa ruotare l’insensatezza delle situazioni, rimette in circolo (letteralmente) la geniale e infinita sequela delle sue suggestioni, tra letteratura, musica, cinema, teatro, tra cultura “alta” e cultura “bassa”. Richiama in causa Shelley e Lord Byron, David Foster Wallace, cita il Dedalus di Joyce e Daisy Buchanan (ancora Il grande Gatsby?) e un attimo dopo Soul Dracula. Congela la vita nei gesti affaticati e sapienti di Tilda Swinton, Tom Hiddleston, John Hurt (tutti attori inglesi… eppure non bisognava evitare soprattutto Londra?) e la ritrova nell’incoscienza irrefrenabile di Mia Wasikowska (australiana). E ci assorbe, definitivamente, disperatamente, nel vortice di questa danza macabra, magnifica e ipnotica, per poi abbandonarci alla deriva, spossati, senza forze. Ma ci regala la fede in un’altra illusione. Facciamo finta di non essere qui oggi, ma nel XV secolo. Tanto il tempo è finzione. E regaliamoci la gioia di un ultimo morso, elegante. Excusez-moi. Tanto l’amore è più forte della morte.

 

Titolo originale: Only Lovers Left Alive

Regia: Jim Jarmusch


Interpreti: Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt, Anton Yelchin, Slimane Dazi, Wayne Brinston
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 123'