Spaccapietre, di Gianluca e Massimiliano De Serio

Spaccapietre è un quadro naturalista che ritrae senza inibizioni i soprusi e le ingiustizie del caporalato, filtrate attraverso una progressiva disintegrazione familiare. Giornate degli Autori

Una visione capovolta, mettere le cose sottosopra per fermare la magia di un momento: padre e madre si scambiano un timido bacio sotto gli occhi del proprio figlio. Inizia così Spaccapietre, cercando di invertire convenzioni, aspettative, ruoli. Giuseppe (Salvatore Esposito) si trova costretto a casa dopo un incidente che lo ha reso cieco da un occhio e si fa raccontare dal figlio Antò (Samuele Carrino) il viaggio immaginato della moglie Angela (Antonella Carone) verso un lavoro faticoso e malpagato. Gli occhi infantili del fantastico a mascherare una realtà quotidiana di caporalato e abusi di potere. Rispetto al debutto del 2011 (Sette Opere di Misericordia) i gemelli De Serio lavorano per accumulo trasformando un fatto di cronaca (la morte nel 2015 nelle campagne pugliesi di Paola Clemente, una bracciante agricola) in scheggia narrativa che determina una serie di reazioni a catena fino alla mattanza finale. Al minimalismo della loro opera prima si contrappone un racconto di carne e sangue che non distoglie lo sguardo dal sesso come strumento di dominio, dall’utilizzo della violenza sui corpi. Il piccolo Antonio è testimone della discesa in un inferno di sopraffazione e ingiustizia, dove gli unici momenti di consolazione sono rappresentati dall’amicizia di Rosa (Licia Lanera) e dall’affetto di un cane randagio. Il padre finisce nella rete degli aguzzini della moglie proprio perché non trova altra via d’uscita per potere tirare su il figlio: intorno extracomunitari che ingrossano le file della manovalanza a basso costo mentre i morti sul lavoro vengono rinchiusi in sacchi e diventano invisibili.

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Salvatore Esposito riesce a dare profondità a un personaggio che sicuramente ha più sfaccettature dello Genny Savastano in Gomorra. L’atmosfera è cupa, senza sbocchi. Le scene notturne sembrano prevalere su quelle diurne, su tutte il lungo piano fisso sulla povera Rosa che squarta il cinghiale e subisce gli abusi e le molestie del padrone. Come in un quadro di Caravaggio dal buio emergono corpi sanguinanti, sofferenti, contorti; i fasci di luce squarciano improvvisamente l’oscurità (l’incendio, i fucili con puntatore luminoso) e isolano il dramma nel momento in cui si compie. Il rapporto tra padre e figlio si basa su una promessa di resurrezione, smentita dalla realtà degli eventi ma confermata dall’immaginario di un bimbo che sogna di diventare archeologo. L’atteggiamento passivo iniziale di Giuseppe è quasi una risposta depressiva all’incidente che lo ha menomato: ma è proprio il figlio ad insegnargli la possibilità di guardare le cose da un altro punto di vista e la ribellione nella seconda parte si compie per paradosso proprio con quel martello del nonno paterno, simbolo di una lavoro onesto e dignitoso. Lo schiavo rompe le catene e travolge il male con una modalità che ricorda il Marcello Fonte di Dogman, una rabbia cieca direttamente proporzionale ai soprusi subiti.
Dal pedinamento “alla Dardenne” della prima parte, Gianluca e Massimiliano De Serio passano all’iperrealismo della scena pulp in casa del padrone, fino al surrealismo di una corsa a perdifiato alla fine della quale il piccolo Antonio spera ancora in una esistenza migliore. Unico italiano in gara nella sezione Giornate degli Autori, cadenzato dalle chitarre distorte dei Gatto Ciliegia contro Il Grande Freddo, Spaccapietre è un quadro naturalista che ritrae senza inibizioni i soprusi e le ingiustizie del caporalato, filtrate attraverso una progressiva disintegrazione familiare. Le campagne pugliesi sembrano ferme nel tempo, nei corsi e ricorsi di una situazione lavorativa scandalosa, in cui uomini e donne sono ridotti a schiavi, senza diritti, senza tutele. Ci vuole lo sguardo di un ragazzino per mettere le cose sottosopra, ci vuole una goccia magica per risvegliare un occhio pigro.

Regia: Gianluca e Massimiliano De Serio
Interpreti: Salvatore Esposito, Samuele Carrino, Lica Lanera, Antonella Carone, Vito Signorile
Origine: Italia, 2020
Distribuzione: La Sarraz
Durata: 104′

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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