The Prom, di Ryan Murphy

Un musical malato segnato dalle luci ipnotizzanti di Libatique. Sovraccarico, datato, museale ma anche elettrizzante, supportato da attori comunque ispirati dove primeggia Andrew Rannels. Su Netflix

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Ci sono Hollywood e Ratched dentro il terzo lungometraggio diretto da Ryan Murphy. Il creatore delle due serie tv Netflix uscite proprio nel 2020 porta dentro The Prom la ricerca del successo degli aspiranti attori e registi di Hollywood e i fantasmi del passato di Ratched. Forse Murphy è oggi una di quelle figure che possono danzare tra presente e passato, che è capace di girare un film di ambientazione contemporanea (The Prom è tratto dal musical di Matthew Sklar, Chad Beguelin e Bob Martin del 2016) ma che da l’illusione di saltare dentro un set degli anni ’40 di George Sydney e Vincente Minnelli con frammenti di Esther Williams presenti nel numero dove Emma sta nuotando mentre canta Just Breathe.

In una scuola di Edgewater nell’Indiana, la responsabile dell’associazione dei genitori ha fatto annullare il ballo di fine anno perché una studentessa, Emma Nolan, ci voleva partecipare insieme con la sua ragazza Alyssa. Nel frattempo due star di Broadway, Dee Dee Allen e Barry Glickman, si deprimono dopo una feroce stroncatura del loro spettacolo da parte del “New York Times”. Cercano così di risollevare la propria immagine davanti al pubblico sostenendo la causa di Emma. Arrivano così a Edgewater in compagnia di Trent, un ex-protagonista di una sitcom che ora lavora come cameriere e Angie, una ballerina che sta cercando di sbarcare il lunario ma è stata scartata da Chicago. Oltre a loro, c’è anche il preside della scuola che sostiene la causa della ragazza. Ma il loro compito non è facile.

Segnato dalle luci ipnotizzanti della fotografia di Matthew Libatique con la presenza di colori dominanti come il rosa e il giallo, The Prom è datato, museale, elettrizzante. Mette in contrasto tutto l’ottimismo del musical degli anni ’40 e ’50 con i fallimenti e le delusioni professionali e sentimentali. Murphy in versione cinema preferisce sempre aggiungere invece che togliere. Lo aveva già dimostrato nel dichiarato fallimento di Mangia prega ama. Però trova frammenti di magia nell’immagine di Barry bambino mentre guardava il coetaneo che gli piaceva al ballo della scuola e nel numero di Trent al centro commerciale.

È un musical malato, The Prom, incerto tra artificio e realismo, sogno e realtà. Murphy non sceglie una strada ma non per questo ha per forza torto. Riesce ad essere supportato dalla prova di attori ispirati, dichiaratamente narcisisti come nel personaggio di Dee Dee interpretata da Meryl Streep che però trova lo slancio di un’illusione perduta quando ricorda il primo incontro con l’ex-marito mentre sta guardando in tv Il matrimonio del mio migliore amico. O da Nicole Kidman che si muove come un angelo. O ancora, dalla prova del sempre più bravo Andrew Rannels.

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La scommessa di The Prom può essere estrema. Fortunatamente siamo lontanissimi dal casino di Cats. Forse è un film sovraccarico. Ma parla direttamente di coming out, di influencer, di ‘immagine pubblica’ ma alla fine della necessità di essere se stessi. Alla fine forse è soltanto un sogno. Ma, malgrado qualche risveglio improvviso, si vorrebbe continuare a dormire ancora un po’ su quelle immagini.

 

Titolo originale: id.
Regia: Ryan Murphy
Interpreti: Meryl Streep, James Corden, Jo Ellen Pellman, Nicole Kidman, Keegan-Michael Key, Andrew Rannels, Ariana DeBose, Kerry Washington
Distribuzione: Netflix
Durata: 130′
Origine: USA, 2020

 

 

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.71 (14 voti)
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