Z – L’orgia del potere, di Costa Gavras

In occasione della 43 esima edizione dell’Efebo d’Oro a Palermo dove è stato consegnato a Costa-Gavras il premio alla carriera, è stato proiettato il celebre thriller politico che vinse l’Oscar

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“La politica è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai politici.” Charles De Gaulle

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Fenomenologia del potere. Come si manifesta, come esercita la sua influenza, come si insinua nella società civile, come può risultare comunque vittorioso. L’episodio storico alla base del film è l’assassinio del deputato socialista greco Gregoris Lambrakis nel 1963. Il romanzo, che si ispira a questi fatti realmente accaduti e che ha rappresentato l’asse portante della sceneggiatura, è Z di Vassilis Vassilikos pubblicato nel 1966. Costa Gavras riesce ad equilibrare la tensione del thriller politico con la necessità di ristabilire la verità degli eventi e il principio di giustizia. Un deputato (Yves Montand) socialista e pacifista viene ucciso alla fine di un comizio da estremisti di destra segretamente appoggiati dalle forze governative. Un giudice istruttore probo (Jean-Louis Trintignant) prova a ricostruire gli avvenimenti per individuare colpevoli e mandanti ostacolato dal procuratore (Francois Perier) e dal generale (Pierre Dux).

Costa Gavras fa di tutto per tenere desta la attenzione dello spettatore: utilizza un montaggio serrato e alternato, fa parlare tutti i personaggi con un tono elevato di voce trasmettendo un senso crescente di concitazione e sottolinea i passaggi importanti con le musiche ansiogene di Mikis Theodorakis (a quel tempo vittima del regime dei colonnelli).
Influenzato dal cinema di denuncia di Rosi (Le mani sulla città), Pontecorvo (La battaglia di Algeri) e Petri (A ciascuno il suo), Costa Gavras scende all’interno dei meccanismi di una società malata in cui il potere ha contaminato tutti gli apparati infiltrandoli: la stampa, la televisione e le forze dell’ordine sono dei burattini nelle mani del partito della Gendarmeria che accomuna la peronospora al comunismo, come una malattia da estirpare. In questi regimi la falsificazione della verità è ad uso propagandistico: il fotografo (Jacques Perrin anche produttore del film) e la moglie (Irene Papas) del deputato si scontrano contro il mostro burocratico e contro il muro di gomma delle forze reazionarie governative.

Costa Gavras spinge sia il pedale della tensione (la magnifica scena del doppio attentato, gli interrogatori del giudice istruttore, le fotografie rubate nei vicoli di Algeri), sia quello del grottesco (i generali che sbagliano porta, gli attentatori che sbagliano deputato, la confusione negli uffici giudiziari e nelle redazioni dei giornali) riuscendo contemporaneamente ad avvincere e a fare indignare.
Ai tempi il film divise letteralmente in due la critica: i detrattori contestarono il meccanismo spettacolare accusando il film di non essere divisivo rimanendo troppo in superficie; i sostenitori ne apprezzarono i meccanismi della indagine investigativa che si riferiva indirettamente a fatti politici. A distanza di cinquant’anni tiene bene tutta la parte grottesca con la eliminazione sistematica dei testimoni e l’interferenza nei meccanismi giudiziari applicabile ad ogni violazione dei diritti democratici in qualsiasi paese del mondo. Risultano invece datati certi flashback amorosi (quelli tra Irene Papas e Yves Montand) e qualche figura un po’ caricaturale come quelle di Yago (Renato Salvatori) e il pedofilo Vigo (Marcel Bozzuffi). Il finale del film non è consolatorio: nonostante i grandi sforzi per ristabilire il principio di giustizia la salita al potere dei colonnelli ribalta tutte le posizioni di forza e si deve ripartire da zero. Ma l’impegno civile e la correttezza morale sono le pietre miliari per combattere tutti i fascismi.

Premio della giuria a Cannes, vincitore del Golden Globe e dell’Oscar come miglior film straniero, Z – L’orgia del potere è cinema di denuncia che anche a distanza di tempo non ha perso la sua forza eversiva. La lista di proscrizione finale con tutti i divieti dei militari ricorda come le forze reazionarie agiscono primariamente come movimenti populisti anti culturali, intolleranti e razzisti.

«Contemporaneamente i militari hanno proibito i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trockij, scioperare, la libertà sindacale, Lurçat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostoevskij, Čechov, Gorkij e tutti i russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, la lettera “Ζ” che vuol dire “è vivo” in greco antico».

 

Premio Oscar come miglior film straniero

Premio Oscar per il miglior montaggio (Françoise Bonnot)

Premio della giuria al 22° Festival di Cannes

Palma per il miglior attore a Jean-Louis Trintignant al 22° Festival di Cannes

 

Titolo originale: Z
Regia: Costa-Gavras
Interpreti: Yves Montand, Irene Papas, Jean-Louis Trintignant, Jacques Perrin, Charles Denner, François Perier, Georges Géret, Renato Salvatori, Marcel Bozzuffi, Bernard Fresson, Magali Nöel
Durata: 126′
Origine: Francia, Algeria 1969

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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