Un altro sguardo (possibile?) su "Il Divo"
ll Divo è un’operazione rischiosa, senza precedenti nella storia del cinema italiano: una sfida alla storia stessa di questo paese imbalsamato, è il caso di dire. Mai si era vista una rappresentazione così efficace e originale della Prima Repubblica. Un ballo sfrenato e godereccio. Una danza macabra contraddittoria e disarmante. La fiera delle vanità.
Non è semplice parlare di Il Divo. Così come non è mai stato semplice parlare di Giulio Andreotti. E forse Paolo Sorrentino è come se mettesse in scena se stesso. Amato e odiato come pochi, come nelle dovute proporzioni lo è il divo Giulio, il regista napoletano fa la scommessa della vita. E fortunatamente la centra. Il Divo è un’operazione rischiosa, senza precedenti nella storia del cinema italiano: una sfida alla storia stessa di questo paese imbalsamato, è il caso di dire. Imbalsamato solo all’apparenza come Giulio, il film di Sorrentino è uno show alla Arbore. Pomicino sembra Frassica che balla sulle ceneri dell’Italia degli anni Ottanta. Mai si era vista una rappresentazione così efficace e originale della Prima Repubblica. Un ballo sfrenato e godereccio. Una danza macabra contraddittoria e disarmante. La fiera delle vanità. Il Divo crescerà negli anni, ne siamo sicuri. Crescerà pian piano che i sedimenti di cui è composto di poseranno. Quando chi non ama il cinema di Sorrentino avrà la distanza giusta per giudicare quest’autore tortuoso e per nulla dedito al compromesso. Il Divo spiazza, infatti. Non va letto come un’opera di cinema civile, di impegno politico. Il Divo parte da una realtà oggettiva per arrivare da un’altra parte. E per fare ciò Sorrentino sfrutta tutte le potenzialità della macchina-cinema. Per cui Il Divo è innanzitutto un impressionante saggio di cinema, per giunta meno estetizzato delle altre opere del regista napoletano. Il divo è il Quarto Potere italiano, niente di più niente di meno. Ci si aspetta solo che anche Giulio sul letto di morte dica il suo Rosebud. Ma Giulio non muore. Anzi. Muove impercettibilmente la testa al ritmo di Da Da Da. E non dice proprio nulla.
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