“Quello che cerchi” di Marco Simon Puccioni

Il “meticciato” cercato dal punto di vista stilistico e formale rendono un effetto tra lo zapping e il videoclip che però non arriva mai alla sovversione di uno Tsukamoto e resta sterile formalismo/modernismo

“Gabba Gabba Hey”!!! Così si presentarono i Ramones a metà anni ’70. Versi senza senso, un po’ dada, un po’ situazionisti, o più semplicemente infantili, sporchi e imbecilli, che senza sottomettersi all’etichetta “antagonista” tendevano a distruggere la “radice mi(s)tica” della cultura occidentale: il Logos che ormai aveva irrigidito anche la spinta sovversiva dei ’60.
Quell’esplosione, che di li a poco avrebbe manifestato tutta la sua brillantezza, emana ancora oggi Energia (la stessa che è venuta a mancare l’anno scorso a Joey e ora al corpo di Dee Dee che con amore salutiamo) ma non è la stessa che attraversa “Quello che cerchi” l’opera prima di Marco Simon Piccioni.
Il regista, già coordinatore del progetto “Intolerance” (50 cortometraggi di altrettanti autori aventi come legame il tema dell’intolleranza) e, con Chiesa, Ferrario, Leotti e Vicari, autore del documentario “Partigiani!”, più che una decomposizione dell’apparato dominante ne attua una ricomposizione, costruendo un percorso di domande finalizzate alla risposta da cui prendono vita (che il “demiurgo” conosce, come ci annuncia nel titolo).
Come per “Benzina”, il progetto parte dalla volontà di dare forma ad un’ideale, che è quanto c’è di più diverso dall’idea (nel accezione “lynchiana”). Seguendo questa linea Puccioni disegna personaggi rigidi, portatori di un senso preciso (intuibile già dai nomi: Impero, Davide), costretti ad una parte che li renda “icone generazionali” e contemporaneamente li svuota di unicità e gli vieta apporti creativi.
La coscienza, etica ed estetica (è sinceramente dichiarata la volontà di agire socialmente attraverso il cinema), che traspare dal progetto della IntelFilm, di cui Puccioni è direttore artistico e Mario Mazzarotto (qui produttore) general manager, appesantisce il film con trovate improvvise e aprioristiche (perché Rosa e Impero fanno l’amore, perché la madre/ex amante/ rivolta Michéle si è “nascosta” al sud?). Il “meticciato” cercato dal punto di vista stilistico (“Quello che cerchi è un film-noir contaminato da generi diversi che ne fanno un po’ un road movie, un po’ un melo’, e alla fine un film esistenzialista”) e formale (per le riprese sono stai usati vari formati dal 35mm al DV Betacam, all’ High Definition) rendono un effetto tra lo zapping e il videoclip (e l’impatto migliora quando è sfruttata la potenza audio e visiva), che però non arriva mai alla sovversione di uno Tsukamoto e resta sterile formalismo/modernismo.
Quanto resta sono sessualità problematiche buone per farne copertine dell’Espresso, etichette da sventolare sugli stessi giornali per i servizi “sondati” sulle “X generations”, un percorso logico speculare a quello degli odiati “globalizzatori” (idee da applicare a tutto il mondo che finisce per perdere le caratteristiche peculiari/locali). Come se la realtà fosse davvero quella emanataci dai mass-media, che hanno già trasformato un movimento in “Logo” e un evento (G(8)enova) in “mito”: oggi questa mega-fiction ha qualche frames in più.

Regia: Marco S. Puccioni
Sceneggiatura: Marco S. Puccioni, Massimo Bavastro
Fotografia: Paolo Ferrari
Montaggio: Federico Schiavi, Babak Karimi
Musica: Cristiano Fracaro, Michael Galasso
Scenografia: Marta Zani e Marco S. Puccioni
Costumi: Sergio Maria Minelli
Interpreti: Marcello Mazzarella (Impero), Stefania Orsola Garello (Rosa), Antal Nagy (Davide), Antonella Attili (Agnese), Carolina Felline (Maria), Lulu Pecorari (Francesca)
Produzione: Mario Mazzarotto per Intelfilm
Distribuzione: Lantia
Durata: 100’
Origine: Italia, 2002
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