#Venezia74 – The Third Murder. Incontro con Kore-eda Hirokazu e il cast

Il prestigioso avvocato Shigemori assume la difesa di un uomo sospettato di rapina e omicidio, Misumi, il quale ha scontato una pena in carcere per un altro omicidio commesso trent’anni prima. Le chances che Shigemori vinca la causa sembrano scarse: il suo cliente ha spontaneamente ammesso la propria colpa, nonostante rischi la pena di morte nel caso in cui venga condannato. A mano a mano che approfondisce il caso e sente le testimonianze della famiglia della vittima e di Misumi stesso, Shigemori, un tempo sicuro, comincia a dubitare che il suo cliente sia effettivamente l’assassino. Uno dei beniamini del Festival di Venezia, presenta in Concorso un apparente film di genere, un thriller, un apparente cambio di direzione creativa: “Io non credo di aver cambiato così profondamente il mio modo di interpretare il cinema. Credo che anche questo film, in un certo senso, trattasi di un home-drame. Direi forse di aver cambiato il genere di pittura utilizzata, potrebbe sembrare più una pittura ad olio. Non ho pensato al genere thriller in particolare, ma soprattutto al fatto che ci siano nel mondo persone giudicanti. Volevo rappresentare in modo appropriato il lavoro dell’avvocato. Infatti con me, a stretto contatto, ha lavorato un team di avvocati stavolta e non i miei soliti collaboratori famigliari…”. Riguardo poi alla presunta e caratteristica lentezza del suo modo di raccontare: “Spesso le mie opere vengono considerate lente. Stavolta ho voluto concentrarmi su due persone separate da un vetro, l’avvocato e il suo cliente in carcere, e quindi erano i movimenti del loro cuore ad interessarmi. È l’elemento mentale, spirituale che corre veloce nei personaggi, non certamente quello puramente fisico”. Non poteva ovviamente mancare la domanda al compositore Ludovico Einaudi, curatore delle musiche: “Ero a Tokio per un concerto e fui invitato da Kore-eda sul set. Dopo aver visto alcune scene girate, non ho avuto alcun dubbio ad accettare l’incarico, anche perché conoscevo bene il regista e i suoi lavori precedenti, oltre al fatto che questa storia da subito mi ha preso, anche per il forte legame tematico con uno dei massimi capolavori del cinema giapponese, Rashomon di Kurosawa”.

thethirdmurder_coverAnche Kore-eda ha voluto spendere parole di elogio per il musicista italiano: “Ho scoperto per caso la musica di Einaudi in aereo, durante un mio viaggio. Subito sono apparsi dinanzi a me gli elementi naturali. Tra l’altro, ho scritto il copione ascoltando la sua musica”. Kore-eda ha commentato anche una delle frasi più emblematiche, in cui uno dei protagonisti afferma: “Il tribunale non è il luogo in cui si stabilisce la verità”. “Dissero che nessuno poteva sapere la verità. Pensai: “Interessante”. Se le cose stanno così, voglio fare un film su una vicenda legale in cui la verità non viene rivelata. Di solito, in un film alla fine si arriva alla verità, ma qui solo la sentenza del processo si chiude, mentre i personaggi non vedono la verità. Ciò significa che la nostra società condona un sistema imperfetto che non può reggersi a meno che le persone non giudichino altre persone senza sapere la verità. Credo che il protagonista sarebbe terrorizzato se lo capisse. Non ho dato risposte, ma soltanto concesso di scegliere ai miei protagonisti. La verità è una sola, ma non è mai possibile raggiungerla pienamente. Nel film ho seguito il percorso inverso, perché all’inizio sembra tutto chiaro, poi nasce l’ambiguità, la vaghezza”. L’attore protagonista che interpreta l’avvocato, Masaharu Fukuyama, famosa rockstar in Giappone e ormai pedina fissa nello scacchiere del regista, ha voluto ringraziare quest’ultimo: “Con Kore-eda si lavora scena per scena e abbiamo sempre la possibilità di dialogare e proporre variazioni al copione, in più, è sempre bello constatare che lui ogni volta inserisce un personaggio chiave nell’intreccio che in qualche modo riesca a rappresentare e raccontare la società giapponese”. A tal proposito, Kore-eda ha aggiunto: “Nel Giappone moderno ci si concentra maggiormente sulla responsabilità individuale, del singolo, ed è questa evidentemente il cambiamento principale degli ultimi anni, il flusso sociale sviluppatosi oggigiorno”. Infine, una battuta su Dostoevskij, portato in ballo da più parti: “L’ho letto da giovane, ma sinceramente non l’ho preso come esempio per il mio film”.