3/19, di Silvio Soldini

Rispetto ai film precedenti del cineasta, c’è un imprevisto affanno dove il non-detto ha bisogno di essere esplicito. Kasia Smutniak è bravissima e insopportabile

Cosa hanno in comune France di Léa Seydoux nel film di Bruno Dumont e Camilla, la protagonista di 3/19 interpretata da Kasia Smutniak? C’è un incidente cha cambia la loro vita. La prima lo provoca, la seconda invece viene investita. Ma da quel momento nulla è più come prima e, anche da un punto di vista professionale, entrambe entrano in crisi.

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Camilla (Kasia Smutniak) è un avvocato di successo, da tempo separata e con una figlia già grande. Ha una relazione non stabile con un collega e vive in un bell’appartamento registrato a nome del compagno. Una notte di pioggia la sua esistenza prende una piega improvvisa. Due ragazzi in motorino la investono. È solo una vittima o lo ha provocato? Forse è passata col semaforo verde, forse no. Nell’incidente uno dei due muore, l’altro scappa. Perde così le sue certezze, vuole sapere di più del giovane deceduto. Ad aiutarla c’è Bruno (Francesco Colella), il direttore dell’obitorio, con il quale cerca di ricostruire l’identità della vittima.

C’è ancora il percorso di un cambiamento, una mutazione. Camilla è una potenziale reincarnazione di Elena e Maria di Le acrobate, di Rosalba di Pane e tulipani e di Agata di Agata e la tempesta. C’è un evento improvviso e una concatenazione di casualità che cambia le loro esistenze. Lo sguardo del cineasta è sempre molto attento a cogliere i segni di disagio e gli impercettibili e momentanei stati d’animo. E con 3/19 (il titolo si riferisce alla terza persona morta non identificata nel corso dell’anno), si muove sulla linea di L’aria serena dell’Ovest e Il colore nascosto delle cose, in un’indagine introspettiva della protagonista, della sua perenne insoddisfazione e della ricerca di una strada della quale però non conosce il punto di arrivo.

Scritto assieme alla sua storica sceneggiatrice Doriana Leondeff (con cui lavora da Le acrobate) e Davide Lantieri (che era già stato cosceneggiatore di Il colore nascosto delle cose), 3/19 ha un’atmosfera simile a quella che ha spesso caratterizzato il cinema del regista, dove il percorso, anche interiore, dei protagonisti, procede parallelamente all’osservazione della realtà. Milano ha ancora una volta una funzione fondamentale. Dall’immagine dei palazzi alle strade che diventano terreno di un inqueto nomadismo dove uno dei modelli può rintracciarsi nel cinema di Antonioni.

Stavolta però il cinema di Soldini perde di vista l’imprevedibilità del suo personaggio, o meglio non riesce a frenare un impeto già evidente dalla scrittura. Lascia emergere inquieti fantasmi del passato (il diario della sorella di Camilla) ma stavolta ha bisogno di esplicitarli con non necessarie rivelazioni, cerca confusamente la strada di un thriller urbano (le scarpe rosse) e mostra di avere rispetto al passato un imprevisto affanno. Kasia Smutniak è al tempo stesso bravissima e insopportabile, si nasconde e si appropria del film. Così anche il complesso rapporto con la figlia vive di fiammate con momenti emozionanti ed evidenti cadute. La scena imperdonabile è però quella in cui Camilla chiude il ragazzo dentro il suo appartamento. Da lì ci si allontana dal personaggio e dal film. Non in maniera definitiva, ma purtroppo questo momento lascia un brutto segno. E il bisogno di quell’aria di libertà, di quella ricerca di felicità (la finestra di fronte con la famiglia anziana, il pranzo a casa di Bruno) diventa meno vistoso, così come quell’intermittenza sentimentale che il suo cinema aveva quasi sempre raccontato bene.

 

Regia: Silvio Soldini
Interpreti: Kasia Smutniak, Francesco Colella, Caterina Forza, Paolo Mazzarelli, Martina De Santis, Antonio Zavatteri, Anna Ferzetti, Arianna Scommegna, Giuseppe Cederna
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 120′
Origine: Italia, Svizzera 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
1.7 (10 voti)
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