Colazione da Tiffany, di Blake Edwards

colazione da tiffanyIl fatto che Holly chiamasse le proprie prestazioni sessuali “fare la toletta”, che Paul, scrittore in erba squattrinato, ricordasse in qualche modo il suo creatore, che Marilyn Monroe fosse, da quest’ultimo, considerata la prima scelta per la parte principale, che nei giorni delle riprese alla gioielleria più famosa di New York, la città venne attraversata dal corteo storico di Chruš?ëv, che Audrey Hepburn avrebbe fatto di tutto per evitare di mangiare a colazione i dolcetti “danesi”, è niente a confronto di quante modifiche e stravolgimenti il capolavoro di Truman Capote subì per esigenze cinematografiche, per mano dello sceneggiatore, nominato all’Oscar, George Axelrod. Non è la prima volta che capita e soprattutto, a distanza di anni, con la possibilità di rivederlo sul grande schermo, restaurato e digitalizzato in 4K, solo per il 14 febbraio, giorno di San Valentino, certo non si può dire che il film abbia risentito negativamente di tale edulcorata trasposizione.

Linguaggio e dialoghi dolcificati, personaggi inventati (vedi la protettrice di Paul), l’allusione alla bisessualità di Holly accantonata e quel lieto fine licenzioso che Capote non ha mai potuto perdonare. Questo e tanto altro è Colazione da Tiffany, come la fantastica colonna sonora di Henry Mancini e la sua Moon River, interpretata in questi anni, in un album dei Pink Martini, anche da Gus Van Sant, che in realtà sembra sussurrarla, non cantarla, come fa in fondo la Hepburn ritrovandosi perfettamente in sintonia con la propria estensione vocale. Al di la della commedia sofisticata, dalla favola sentimentale, di uno sguardo che si apre sul sentiero dell’individualismo sfrenato, uno dei punti più intriganti dell’opera gira intorno al gatto, che Holly chiama “gatto”. Sente di non avere il diritto di dargli un nome e averlo trovato per caso, fa sorgere una questione centrale: è possibile appartenere a qualcosa o qualcuno senza per forza vedersi rubare la libertà? L’eversione mascherata da commedia è l’arma vincente del regista, già a partire dal suo secondo lungometraggio. Colazione da Tiffany, ma praticamente tutta la filmografia di Blake Edwards, sono una ricognizione dell’animalità umana. Quel gatto continuerà la sua vita, diversa da quella di Holly, diversa che quasi non riesce ad immaginarla. Si tratta appunto di una vita in realtà inimmaginabile, da fare a pezzi lentamente e inesorabilmente, come il set in Hollywood Party  o il sistema nervoso di Dreyfus.

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Titolo originale: Breakfast at Tiffany's
Regia: Blake Edwards
Interpreti: Audrey Hepburn, George Peppard, Patricia Neal, Buddy Ebsen, Martin Balsam, Michey Rooney, Dorothy Whitney

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Distribuzione: Nexo Digital
Origine: USA 1961
Durata: 115'

 

   

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