FILM IN TV – Hollywood Party, di Blake Edwards

Nella tradizione della commedia americana Hollywood Party è un prodotto atipico che mette insieme diverse tendenze: il cinema muto di Keaton e Chaplin, la comicità surreale di Jacques Tati, la struttura slapstick di certe opere di inizio anni ’60 (Il mattatore di Hollywood di Jerry Lewis del 1961, Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo di Stanley Kramer del 1963) e il richiamo alla fumettistica anni 50 (Mr Magoo è l’esempio più calzante).

Blake Edwards prende come modello la leggerezza de La Pantera Rosa (1963) e Uno sparo nel buio (1964), e grazie alla performance fisico-mimica di un Peter Sellers in stato di grazia, costruisce una variante comica anomala dall’alto contenuto sovversivo. Il protagonista, l’attore indiano Hrundi V. Bakshi (Sellers), è una evoluzione in senso politico della figura dell’ispettore Clouseau con cui condivide la esilarante caratteristica di trovarsi sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Bakshi possiede un grado di autocoscienza e rispetto verso il prossimo che lo pongono al di fuori sia delle strutture di potere che delle istanze rivoluzionarie sessantottine. Sellers cura ogni movimento in funzione di questa apparente sottomissione, unisce le mani in segno di preghiera, china il capo, chiede perennemente scusa, blatera proverbi insensati (“Saggezza è compagna di vecchiaia, ma il cuore di fanciullo è puro…”), risponde alla minaccia di essere cacciato dal mondo del cinema con una frase leggendaria (“Posso almeno fare televisione?”).

hollywood partyL’opera di distruzione di Bakshi inizia in esterni con il sabotaggio di un set che sembra essere la parodia della espansione coloniale inglese in India (il film omaggiato è Gunga Din del 1939) per proseguire in interni alla festa del produttore in una villa ultra tecnologica attraversata da torrenti artificiali e fontane barocche. Qui, in una serie concatenata di gag che alternano fasi veloci a segmenti più lenti, si scatena la furia devastatrice di Peter Sellers che coinvolge un po’ tutti: vecchie svampite, registi col parrucchino così stolidi da non riconoscerlo, camerieri ubriachi, cowboy atletici accompagnati dalla ninfetta di turno, produttori con il terrore dei comunisti (“Arrivano i russi!”), giovani hippies che portano un elefante color arcobaleno dentro le stanze dell’alta borghesia californiana. Il tutto amplificato da una fotografia iper-cromatica e dalle musiche di Henry Mancini che guidano la jam session verso l’apoteosi finale da cartone animato.

Il film diventa cosi un musical folle che celebra l’innamoramento di Bakshi per la giovane francese Michéle Monet (Claudine Longet) mentre tutta Hollywood va implodendo per inevitabile autodistruzione: Sellers-Bakshi dà solo la prima spallata, il resto crolla da sè.

hollywood partyTra le scene da ricordare quella della cena (ripresa dal film Lady Eva del 1941) e il momento magico in cui Michéle suona alla chitarra Nothing to Lose di Henry Mancini sul modello di Moon River strimpellata da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961). Nonostante problemi di pressione vescicale, Bakshi rimane stregato dalla voce della ragazza che sembra cercarlo con lo sguardo per salvarsi dal branco di lupi che le sbava attorno. Il sentimento nascente tra i due sembra una forza anarchica che scardina la messa in scena di un universo tanto colorato quanto fasullo, capovolge un monumento di plastica la cui ridondanza nasconde il sottovuoto spinto (viene in mente la prevalenza del cretino in Zoolander). Paolo Villaggio si ispirerà a Bakshi per disegnare il suo Fantozzi (il tormentone del cameriere, il pollo che finisce sulla parrucca di una invitata) e anche Mr Bean sembra emulare le atroci gesta dell’indiano (la profanazione di un Whistler fa il paio con lo sfregio di uno Chagall).

Blake Edwards segue con la macchina da presa ogni singolo cambiamento espressivo di Peter Sellers che spesso improvvisa al di fuori della sceneggiatura: il risultato è un One Man Show in cui la vis comica nasce principalmente dalla discordanza tra il soggetto e l’ambiente, tra l’umano e il meccanico, tra la semplicità e la complessità; solo raramente ci si affida alla verve di una singola battuta o al colpo basso volgare. Il mondo del cinema sembra non cogliere l’elefante nella propria stanza: si continua a ballare e suonare mentre la casa è sommersa dalla schiuma e l’acqua ha allagato tutti gli ambienti. In un universo spettacolare tutto teso all’apparire, un piccolo uomo, che non si vergogna a mostrare la propria diversità, assume una valenza rivoluzionaria, più delle mode e degli status-symbol americani: in questo contrasto sta l’esplosivo potere eversivo di Hollywood Party.

Titolo originale: The Party

Regia: Blake Edwards

Interpreti: Peter Sellers, Claudine Longet, Steve Franken, Jean Carson

Durata: 99′

Origine: Usa 1968

Sabato 23 gennaio, Rai Movie, ore 11.55