Corro da te, di Riccardo Milani

Un film prigioniero del suo protagonista, affascinante “Mostro” à la Risi. Ma così la comemdia romantica si indebolisce ed il film è solo un esperimento sul linguaggio della commedia all’italiana

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Quello di Riccardo Milani è sempre più un cinema attratto dallo spazio sociale, che prova a riflettere su alcune delle questioni centrali del contesto civile in cui si inserisce. Dopo il confronto tutto politico tra periferia/centro di Come un gatto in tangenziale: Ritorno a Coccia Di Morto, al centro di Corro da te c’è infatti il delicato racconto della disabilità e la necessità di costruire narrazioni che vadano oltre ogni pregiudizio. Confermando l’evidente fascinazione del nostro cinema per i remake di prodotti esteri, la base di Corro da te è il grande successo francese Tutti in piedi, del 2018, di Franck Dubosc, storia di Jocelyn, un cinico uomo d’affari seduttore seriale che, scambiato per caso per un disabile, decide di stare al gioco e di portare la bugia fino in fondo per conquistare Florence, una vera paraplegica.

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Milani inscrive Corro da te nel reticolo dell’originale, ne riprende la storyline ma conserva intatte anche molte delle sequenze e delle gag da commedia degli equivoci e tuttavia lascia molto spazio di manovra al “suo” Jocelyn, Pierfrancesco Favino.

Corro da te è un film inscindibile dal suo stesso protagonista, che media efficacemente con la fonte, rilegge con personalità alcuni dei suoi momenti chiave, ma soprattutto si appropria con convinzione del cinismo del suo personaggio, esplorandone le implicazioni a contatto con il contesto italiano.

Il risultato è un film che, nei suoi momenti migliori, continua e approfondisce la ricerca che Milani sta conducendo, almeno da un paio di film, sull’immaginario della ‘commedia all’italiana e che qui lo porta ad attualizzarne alcuni elementi centrali, dal cinismo all’arrivismo, passando, ovviamente, per il sessismo, a tal punto che il Gianni di Favino non sfigurerebbe in una qualche galleria di “Mostri” alla Dino Risi.

Alla lunga il controllo di Favino sul film è pressoché totale. Non soltanto regola da solo i rapporti tra i personaggi (che sembrano agire solo in funzione sua) ma a tratti controlla anche il passo del film, come dimostra il ritmatissimo prologo, che attraverso il solo uso del montaggio, presenta in poche pennellate il protagonista.

Corro da te

È inevitabile, tuttavia, raggiungere un punto di non ritorno. Corro da te è talmente inscritto nel suo attore protagonista che questi ne esclude quasi ogni possibilità di sviluppo al di fuori del suo raggio d’azione. A farne le spese sono in parte i comprimari, incapaci di imporsi sulla scena se non come emanazioni della “coscienza” di Gianni, ma soprattutto la co-protagonista Miriam Leone, che spesso tiene a fatica lo stesso passo di Favino.

E così il film si sfalda, diventa un racconto a due velocità, ironico, felicemente straniante quando il focus è tutto sul protagonista, sempre più didascalico e irrigidito man mano che si lascia spazio al personaggio di Chiara e all’edificante storia d’amore.

Il problema è però forse a monte, in un film quasi spaventato dal cinismo, dalla bassezza morale che ha portato alla luce da tornare, appena può, negli spazi rassicuranti della commedia romantica. Ma lo fa frettolosamente, tradendo, forse, il malcelato desiderio di rileggere quella stessa storia da una prospettiva meno canonica, più estrema (ma anche più difficile da affrontare).

Non stupisce, dunque, che la love story tra i due protagonisti proceda quasi a tappe forzate e sia priva della personalità dimostrata dal film in altri frangenti, né che la maturazione del personaggio di Favino venga raccontata forse troppo rapidamente per apprezzarne davvero la portata, quasi che la diegesi non volesse abbandonare un personaggio così ambiguo ma al contempo così affascinante.

Si ferma un attimo prima del promettente abisso in cui si specchia Corro da te, dando vita a un film schizofrenico, efficace, personale, quando racconta il complesso rapporto tra l’uomo e la verità o quando sviluppa un discorso quasi d’archivio sulle forme di certo cinema del passato, e tuttavia incapace di tenersi davvero sulle sue gambe quando esplora i liti della commedia romantica.

 

Regia: Riccardo Milani
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Miriam Leone, Pilar Fogliati, Pietro Sermonti, Alessandro De Ruggieri, Michele Placido, Piera Degli Esposti
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 113′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
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Il voto dei lettori
2.81 (32 voti)
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