Dora e la città perduta, di James Bobin

Si parte dalla giovane attrice che interpreta Dora, Isabela Moner. È stata un’orfana sopravvissuta alla battaglia di Chicago che salva dei ragazzini insieme ai suoi amici Autobot Sqweeks e Canopy in Transformers: l’ultimo cavaliere, la figlia di un boss di un cartello della droga uccisa in Soldado di Sollima e l’adolescente adottata dalla coppa formata da Mark Wahlberg e Rose Byrne in Instant Family. Tre ruoli significativi da co-protagonista, anche diversissimi tra loro. Vederla quindi, all’improvviso, ingabbiata nella figura di Dora l’esploratrice crea inizialmente uno strano disagio. Però poi ecco in dissolvenza incrociata, il suo personaggio più famoso. Quello di CJ Martin, la dodicenne ottimista che fa di tutto per non perdere di vista i suoi amici al liceo e con loro è protagonista di numerose avventure nella sitcom 100 cose da fare prima del liceo, trasmessa da Nickelodeon, che ha anche prodotto e mandato in onda la serie animata per bambini Dora the Explorer.

Altro giro. Kevin Smith prende per in giro Dora. Lo fa durante un celebre monologo in stand up purtroppo non più visibile su youtube. E nel 2014, forse ancora ossessionato dalla giovane esploratrice, torna alla carica con questo tweet: “In America they have Dora the explorer. She teaches us Spanish. In Mexico they should have Becky the backpacker who teaches them English”. Ora chissà cosa potrebbe pensare il regista di Clerks appena vede Dora che saluta “Hola hola”. O al suo arrivo all’aeroporto di Los Angeles in cui il suo entusiasmo (“Ciao, sono Dora!”) non contagia nessuno. Dove si trasferisce una volta adolescente dopo aver trascorso la sua infanzia nella giungla assieme ai genitori, interpretati da Eva Longoria e Michael Peña. Lì inizia il liceo. Ma una pericolosa avventura è dietro l’angolo. La ragazza viene rapita assieme a suo cugino Diego e i compagni di scuola Sammy e Randy da alcuni mercenari e portati in Perù. Sul posto, un avventuriero li aiuta a fuggire. Nel frattempo dei genitori di Dora, partiti alla ricerca della città nascosta Parapata, non si hanno notizie. Nelle difficoltà però la ragazzina può sempre contare sulla fedele scimmietta Boots.

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Il cartoon veniva utilizzato anche per far imparare l’inglese ai bambini. E anche questa versione live-action sembra proseguire nello scopo didattico-pedagogico. James Bobin perde anche quei brandelli sporadici d’inventiva che erano nei suoi due Muppets e soprattutto in Alice attraverso lo specchio. Ma la cosa più triste è vedere Nicholas Stoller – uno dei più fidati della scuderia Apatow – annegare in dialoghi come “studia meglio se non vuoi essere rimandato in misoginia”. E in un’avventura nella giungla dove non sembrano esserci sbocchi imprevedibili. Con immagini piatte, quasi da pomeriggio su Disney Channel. Provare a confrontare la versione live action di Dora the Explorer con quella di Il Re leone porta a due conclusioni. La prima è che serve comunque un bel cartoon alle spalle per poter poi agire con i personaggi in carne ed ossa in cui già ci si può identificare. La seconda è che bisogna avere una grande attenzioni per i paesaggi e gli sfondi. Quelli del film diretto da Jon Favreau (e ci possiamo mettere anche Il libro della giungla) sono una riproduzione molto meticolosa ma mantengono la loro vastità. Quelli di Dora e la città perduta appaiono décor da carta da parati. Compresa la città che si svela con tutte le sue trappole. L’unico momento, forse profondamente alla Stoller’, è la mutazione dei protagonisti in cartoon dopo essere stati a contatto con delle spore giganti. Quasi una resa. Forse era meglio tornare alla base.

 

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Titolo originale: Dora the Explorer
Regia: James Bobin
Interpreti: Isabela Moner, Michael Peña, Eva Longoria, Jeffrey Wahlberg, Eugenio Derbez, Madelyn Miranda, Nicholas Coombe, Madeleine Madden
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 102′
Origine: Gran Bretagna/Australia/USA, 2019

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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