Enzo, domani a Palermo!, di Daniele Ciprì e Franco Maresco

Opera del 1999, fondamentale per il duo di registi siciliani, porta a compimento ed allo stesso tempo anticipa le riflessioni sulla natura argillosa del reale. Al Laceno d’oro in corso su mymovies

Facciamola arrè, che ‘sta scena s’impannò“. L’endogena sintesi di Enzo, domani a Palermo! e dell’intero corpus filmico di Ciprì e Maresco sta tutta in questa frase pronunciata da Enzo Castagna, protagonista del suddetto docu-film – ma questo, a prescindere dalla forzose definizioni, è cinema, del reale o dell’irreale importa poco – che svela la natura affabulatoria non solo dell’opera del duo di registi siciliani ma della vita stessa. Quindici anni prima del Ciccio Mira di Belluscone. Una storia siciliana e venti dal definitivo La mafia non è più quella di una volta, già nel 1999 le vicende di un impresario cinematografico intrallazzato col crimine erano state la base di un racconto (in)credibilmente italiano per cui, come scriveva Leonardo Sciascia, “bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia“.
Enzo Castagna è stato per oltre trent’anni contemporaneamente titolare di un’impresa di pompe funebri, organizzatore di partecipate feste di piazza e soprattutto unico procacciatore di comparse cinematografiche a Palermo per registi come Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini, Damiano Damiani, Francesco Rosi e Marco Risi. L’obiettivo di Ciprì e Maresco ce lo mostra, in un bianco e nero ancora una volta usato per contorcere espressionisticamente gli impressionanti personaggi ripresi, durante il suo maggior momento di gloria e cioè la “festa per le nozze d’argento tra Enzo Castagna e il cinema” alla sala d’intrattenimento La Cupola. Il riso tra l’accostamento del nome del locale ed il successivo servizio giornalistico in cui la cavernosa voce del questore Arnaldo La Barbera illustra i dettagli dell’operazione di polizia che ha visto tra gli arrestati proprio “il piccolo grande uomo del cinema” precedentemente celebrato si trasforma subito nel pretesto d’indagine di un mondo da sempre al centro della poetica di Ciprì e Maresco.

L’esistenza di un individuo capace sia di vincere un Oscar insieme a “Peppuccio Tornatore” sia di finire ai domiciliari per la presenza insieme ai figli in una miliardaria rapina alle Poste è la configurazione esemplare del paradosso chiamato Sicilia. Una terra dove a sentire il diretto interessato la mafia non esiste, dove il Potere del capobastone di turno si manifesta nelle mitologiche feste popolari – in una bellissima scena Maresco chiede a Castagna mentre osserva tronfiamente la folla sotto il suo balcone se egli si senta il re del quartiere – e dove la riconoscenza verso chi ti porta il lavoro in qualunque modalità si esplica nella devozione religiosa verso il tuo benefattore. Il feudalesimo paternalistico che si spaccia per welfare sopravvive ancora nelle cifre snocciolate dall’imprenditore che si vanta nell’arco della sua carriera di aver sfamato più di quattrocentomila persone.

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Ma Enzo, domani a Palermo! come accade sempre nella filmografia di Ciprì e Maresco riesce a far emergere l’orrida persistenza della questione meridionale cancellando la distanza etica coi soggetti del film. La capacità di Maresco in particolare di stabilire un rapporto simpatetico con Castagna raggiunge vette fulminanti nella sua difficoltà a pronunciare in maniera intellegibile il titolo del film I racconti di Canterbury, di Pier Paolo Pasolini al quale aveva collaborato durante le scene girate a Palermo. Sembra comicità di superficie ed invece serve a svelare la rottura della maschera sociale: di fronte ai continui sbagli, esacerbati dall’aggressività pedantesca dell’intervistatore, Castagna si rifugia nel violento dialetto e così facendo svela le scintille del fuoco extradiegetico che lo anima. In fondo questa scena racchiude al suo interno la cifra stessa dell’intero film.

Nella narrazione dei fatti infatti la voce di Maresco esaspera la dissimulazione fingendo di appoggiare in pieno la versione di questo “uomo delle stelle” i cui astri più lucenti sono Salvatore Cascio e Salvatore Termini – ad ognuno il suo firmamento. Di fronte allo spettacolo di una rappresentazione umana così grottesca i due registi accantonano gli eccessi bestiali di Cinico Tv concentrandosi su quelli sociali di Castagna ed accanendosi quasi con foga sulle sue idiosincrasie. Le vicende giudiziarie di Castagna condannato anche per voto di scambio soltanto alla fine della sua carriera sono state peraltro riconosciute costringendolo a re-inventarsi come impresario dell’altrettanto mitologico cantante neomelodico Gianni Celeste. Prima di questo ridimensionamento sono le foto del pre-finale a rendere l’idea del successo dell’audacia criminosa di Castagna: da Sophia Loren a Francis Ford Coppola fino a Michael Cimino il tuttofare siciliano è stato davvero protagonista di una stagione importante del cinema mondiale, come gli scappa detto in un lapsus rivelatore della sua egolatria.
Ed è la riconoscenza di questo successo che va al di là del bene e del male legalitario a rendere preziosa la libera testimonianza di Enzo, domani a Palermo! che ha il merito ulteriore di aggiungere alla galleria di freaks ritratti dall’ex coppia registica quello di Saverio D’Amico. L’aiutante/sodale di Enzo Castagna è il vero protagonista degli ultimi venti minuti di film grazie a una prestanza adamitica risaltata dal chiaroscuro della fotografia e ad una presenza scenica che oscilla tra pose da gallismo brancatiano a smorfie da ribelle adolescenziali. Sul suo linguaggio verbale e paraverbale reclamiamo sin da adesso approfonditi studi.

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