Guardiani della Galassia Vol. 3, di James Gunn

Il film d’addio di James Gunn ribadisce che nessun cliffhanger funziona se il pubblico non sente che i personaggi sono i suoi migliori amici. E la trama ha un inedito tono malinconico.

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L’apparente sfinimento del MCU è un argomento di discussione di tutta l’industria cinematografica americana. Un dibattito paradossale se si pensa che le sue possibilità narrative sono ancora infinite e si moltiplicano esponenzialmente. Tuttavia, forse è proprio questo il motivo per cui molti dei film successivi ad Endgame (2018) hanno segnalato un’involuzione anche in termini di incasso. La proliferazione dei personaggi serve sia le necessità del multiverso sia quelle di riempire il palinsesto di Disney+ con contenuti nuovi. La loro introduzione è stata incontrollata e non sempre ha avuto il rodaggio minimo per capire se la loro presenza fosse davvero indispensabile. La scommessa di Kevin Feige ha puntato sulla fidelizzazione dei moviegoers verso la continuity e ha trascurato il carisma degli eroi. L’accoglienza in calare nei confronti della nuova fase ha dimostrato che non si può avere una cosa senza garantire l’altra.

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Guardians Of the Galaxy Vol. 3 (2023) di James Gunn è una prova empirica di questa affermazione. I Marvel Studios hanno perso i protagonisti fondatori e faticano a trovare dei sostituti all’altezza. Fortunatamente, il film prova anche ad invertire la tendenza. Infatti, sono sufficienti poche sequenze per rendersi conto della differenza di empatia tra la vecchia generazione e il pubblico. Un gap reso ancora più sfacciato dalla popolarità di Peter Quill e della sua banda. La loro nuova avventura è ovviamente un tassello di un percorso narrativo sempre più grande ed ingestibile. Il loro ritorno serve inevitabilmente a preparare altri progetti, per quanto la loro prospettiva sia sempre meno intrigante. Tuttavia, il regista riesce soprattutto ad essere fedele al suo format e al suo grande affetto verso i personaggi. Il disegno distopico dell’Alto Evoluzionario disturba principalmente il loro tentativo di costruire a Knowhere la casa e la famiglia che non hanno mai avuto.

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James Gunn sta per lasciare il MCU con un contratto in mano per la concorrenza ma prima di andarsene ha deciso di concedere per l’ultima volta tutti i colpi ad effetto del suo franchise. L’epopea di Guardians Of the Galaxy non è l’unica nel suo genere ad avere uno stile inconfondibile. La nuova versione di Thor offerta da Taika Waititi è ugualmente eccentrica e non è un caso che il Dio del Tuono e Star-Lord si incontrino spesso. Però, non c’è dubbio che il layout canonizzato ormai dieci anni fa è il solo ad essere universalmente amato ed acclamato. Gli elementi peculiari del suo successo vengono riproposti ma non appesantiscono il film con un senso di stantio. Lo spettatore ritrova subito quello straordinario blend di azione, umorismo, riferimenti pop che non fallisce nemmeno questa volta. Il pianeta/astronave in cui gli eroi stanno pianificando la loro comune ha sempre la porta aperta e tutti possono passare a fare una visita ogni tanto.

Una regola non scritta dei blockbuster dice che non si può scappare dalla maledizione del terzo capitolo. La chiusura del cerchio narrativo non è quasi mai all’altezza delle aspettative e il gran finale arriva sempre un po’ sgonfiato. Guardians Of the Galaxy Vol. 3 riesce ad evitare questa trappola perché punta sul fatto che tutti al suo interno hanno trovato un legame. La sensazione è sempre stata quella che gli attori mettessero nei film qualcosa di più di un semplice dovere professionale. L’idea di doversene allontanare arricchisce la trama di un inedito tono malinconico che annuncia un imminente pericolo di perdita. Il plot si basa sul racconto delle origini di Rocket Raccoon e sullo sforzo dei suoi compagni di salvarlo da un killswitch impiantato nel suo cuore. La tensione dell’impresa viene esaltata dal fatto che anche tutto il pubblico non vuole veder morire il suo freak preferito.

Il timore generale è alimentato dalla legge implicita dell’ultimo capitolo per cui qualcuno non deve farcela. James Gunn è riuscito a creare un rapporto tale con la platea dei suoi fan che nessuno vorrebbe assistere ad un momento del genere. La messa in scena dei duelli e delle battaglie è ancora felicemente scandita dalle scelte musicali. Il vecchio walkman di Peter Quill ha lasciato il posto ad uno Zune e il repertorio dei brani si è rinnovato. Le ambientazioni spaziali sono ancora inevitabilmente azzeccate: l’ispirazione delle centinaia di fantasie grafiche di Jack Kirby o di Jim Steranko è illimitata. I film del MCU sono ancora un prodotto di prim’ordine a cui recentemente era mancata l’anima. Il regista lascia a Kevin Feige la lezione che il cinema non può affidarsi soltanto al feticcio tecnico o all’esasperazione del cliffhanger. Niente di tutto questo può funzionare se non si percepiscono i personaggi come i propri migliori amici.

 

Titolo originale: Guardians of the Galaxy Vol. 3
Regia: James Gunn
Interpreti: Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Karen Gillan, Pom Klementieff, Elizabeth Debicki, Sean Gunn, Sylvester Stallone, Will Poulter, Chukwudi Iwuji
Voci: Bradley Cooper, Vin Diesel
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Durata: 150’
Origine: USA, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
3.67 (9 voti)
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