Avengers: Endgame, di Joe e Anthony Russo

L’ultima scena di Infinity War mostrava Thanos seduto sotto il portico del placido pianeta che aveva scelto come il suo ritiro. Lo sterminatore aveva appena polverizzato metà della popolazione terrestre e finalmente si godeva il nuovo ordine che aveva stabilito. Un finale del genere ha segnato un’attesa di un anno intero, in cui i seguaci del MCU hanno vagliato qualsiasi possibile ipotesi di sviluppo narrativo. Le loro congetture hanno superato in numero quelle che Doctor Strange aveva visto attraverso la gemma del tempo. Perché il guardiano supremo la cedeva inspiegabilmente al suo avversario, permettendogli di compiere il suo genocidio?

Endgame inizia con un personaggio dimenticato che si gode la calma della pensione nella sua casa di campagna. Hawkeye si era appartato dalla continuity alla fine di Age of Ultron e gli eventi di Civil War lo avevano confinato agli arresti domiciliari. La casuale ecatombe di Thanos gli porta via all’improvviso tutta la famiglia e distrugge la sua illusione di tranquillità domestica. È un inizio spiazzante per chi aveva puntato sull’immediato riscatto dalla cocente disfatta di Infinity War. Eppure, non è niente rispetto allo sconcerto di vedere bruciato dopo appena venti minuti il film che tutto il fandom del MCU si aspettava. Chi anelava l’epica della rivincita resterà deluso perché anche il suo eventuale compimento non riporterebbe in vita nessuno.

Anthony e Joe Russo evitano di dare al pubblico quello che voleva e presentano le conseguenze di una strage dagli effetti permanenti. Gli Avengers sono completamente sbandati e incapaci di accettare il fallimento di non aver potuto salvare l’umanità. Una buona metà del film li mostra alle prese con una versione personale dei cinque passi dell’elaborazione del lutto. Persino Thor ha perso qualsiasi aura mitologica e lascia andare in malora il villaggio di pescatori fondato dai superstiti asgaardiani. Il dio del tuono è diventato un ubriacone imbolsito incline all’autocommiserazione e al sentimentalismo,

Endgame si svolge cinque anni dopo i fatti di Infinity War e le ripercussioni della sconfitta degli Avengers si sono sedimentate. Captain America cerca di aiutare gli altri ad andare avanti e Black Widow prova ancora a cercare una soluzione per ribaltare il destino dell’ultima battaglia. Eppure, c’è anche chi ha accettato la situazione e non ha più alcun desiderio di rivalsa. Qualcuno ha raccolto la seconda possibilità di Thanos e rimettere le cose a posto gli darebbe qualcosa da perdere. La situazione è senza via d’uscita apparente, ma se anche ce ne fosse una non è detto che tutti vogliano utilizzarla.

La depressione di un Thor sovrappeso non incarna l’idea del supereroe con superproblemi come il rifiuto di alcuni a tornare in azione. Endgame si concentra a lungo su questa insolita prospettiva prima di accettare il suo inevitabile destino. Gli Avengers arrivano allo scontro finale con riluttanza perché solo l’idea di rivedere Thanos li terrorizza. Lo showdown ha delle sfumature peckinpahniane non solo per l’odio verso un nemico così crudele e spietato. I personaggi sono così stanchi di combattere che accetterebbero qualsiasi prezzo pur di smettere di farlo. Il loro lento e silenzioso incedere verso la sagoma della loro nemesi ha una splendida solennità western.

Endgame deve gestire un complesso gioco d’equilibrio che Joe e Anthony Russo portano avanti con convinzione. Il film deve essere un blockbuster ma deve anche essere il monumento ai primi dieci anni del MCU. Infatti, non è casuale che siano rimasti in piedi soprattutto i membri fondatori degli Avengers. Inoltre, ilfilm deve assolvere questo compito con un ensemble di attori che per la prima volta si dimostrano vulnerabili. La sceneggiatura li mette letteralmente a confronto con i traumi del passato e con i rimpianti per i loro errori. Gli stratagemmi della trama propongono un viaggio a ritroso e una nuova prospettiva di alcuni momenti fondamentali della loro saga.

Endgame mantiene la promessa e il MCU non sarà più lo stesso anche dopo i titoli di coda. Il film è l’equivalente cinematografico di quei necessari crossover che mettevano ordine ad una situazione narrativa ingarbugliata. La nuova generazione di personaggi non può coesistere con quella vecchia e la sovrapposizione impone delle scelte. Kevin Feige ha cambiato un universo editoriale conosciuto nel dettaglio solo agli avventori delle fiere del fumetto. Il produttore lo ha trasformato in un fenomeno globale che è entrato nella quotidianità collettiva. Forse, l’empatia del film punta sulla consapevolezza che ormai i suoi personaggi sono degli amici di famiglia per tutti.

Il film muove gli spettatori nello spazio e nel tempo per tre ore ma gli offre altro al di là di un’esperienza visivamente spettacolare. Gli regala uno specchio in cui rivedere i finali che non sono riusciti a cambiare, le persone che non sono riusciti a salvare. Gli Avengers si ritrovano a dare i baci che non erano riusciti a dare e a restituire gli abbracci che non erano riusciti a restituire. Endgame fa capire che il MCU non è stato solo il più grande esperimento che l’entertainment cinematografico abbia mai fatto. È stato soprattutto una gigantesca sitcom in cui l’affetto per i personaggi si è rafforzato attraverso le loro debolezze e non attraverso le loro imprese.

 

Titolo originale: Avengers: Endgame

Regia: Joe e Anthony Russo

Interpreti: Robert Downey Jr., Chris Evans, Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Paul Rudd, Jeremy Renner, Zoe Saldana, Gwyneth Paltrow, Brie Larson, Don Cheadle

Origine: USA, 2019

Distribuzione: Walt Disney

Durata: 181’