I FILM IN TV – il film della settimana: L'UOMO DEL GIORNO DOPO di Kevin Costner

Sul fondo della ferita. Il cinema di Kevin Costner (qui alla seconda prova come regista sette anni dopo Balla coi lupi) come ricerca di ciò che si nasconde oltre la pelle delle immagini, sul fondo di una ferita visibile (gli spazi desolati di un'America postatomica) e impossibile da rimuovere (l'ingannevole, illusorio, opportunismo di un uomo individualista che per salvare la pelle si finge portalettere). Per Costner è solo nella consapevolezza della ferita aperta sul/nel corpo del proprio immaginario cinematografico la possibilità di una rinascita/ricostituzione identitaria di se stessi e di un'intera nazione (non a caso era partito dalla sofferta filiazione ad una terra/madre tradita negli ideali liberali dei padri fondatori: lo sterminio degli indiani, la guerra fratricida tra il Nord e il Sud degli USA in Balla coi lupi). L'eticità flagrante dell'atto che Costner compie col suo cinema è espressa nel lasciarsi fluire attraverso la dolorosa esperienza passata per poter vivere ancora   (l'accettazione da parte del protagonista di un nuova vita comunitaria, la rinascita attraverso le traiettorie del suo corpo di una nuova società civile grazie alla ricostruzione del servizio postale). Se quello di Cimino – vedi lo stupendo I cancelli del cielo – è lo sguardo su un cinema che si dà come corpo e pertanto vive e muore nel tempo del suo stesso esistere, quello di Costner è lo sguardo su un corpo che ama annegar(ci) in una temporalità perennemente in atto. Meravigliosa infinità della finitezza che è il cinema (lo stupendo finale del film). Per Costner il cinema è un modo ancora di essere con la vita, ma anche il desiderio di un ritorno al tempo mancato. Un tempo che si in-carna nei (nostri) corpi come (mai) vissuto (sempre) presente. Il suo è uno sguardo sfogliante momenti diversi e distanti tra loro nel grumo terroso di uno spazio che si cerchia intorno ai nostri occhi. Uno sguardo messo in movimento dalla frammentazione di sensazioni e temporalità di un corpo che fa proprie l'estensione e la durata in un contesto spaziotemporale che si qualifica come uno sfondo di assoluta permeabilità, tale da consentire quella poetica dell'esplorazione dello spazio come condizione d'esistenza che nasce dall'interno.  Una poetica implicita nel tessuto scrittorio di un perdersi delle/nelle immagini: la bellissima, (e)statica sequenza del ballo che contiene l'anima di un certo cinema classico, ancora John Ford, e sa donarsi come (im)puro atto d'amore (ossessivamente) ripetuto verso/con il cinema. 


 


 


L'uomo del giorno dopo


di Kevin Costner
con Kevin Costner, Will Patton, Larenz Tate, Olivia Williams, James Russo
USA, 1997 (178')
Venerdì 24 dicembre, ore 21:00 Retequattro