Il gigante, di George Stevens

L’estasi dello squilibrio. Il gigante segna una frattura netta tra due periodi del cinema hollywoodiano. Il primo è quella più classico, anche da un punto di vista narrativo. La saga della famiglia Benedict diventa l’occasione per un affresco della storia hollywoodiana sul modello di Via col vento. Nella parte più recente invece entrano in gioco i segni di una ribellione futura. Sulla colonna sonora di Dimitri Tiomkin si potrebbe idealmente sovrapporsi Elvis Presley. Ci sono già i ‘ribelli senza causa’, incarnati anche dalle presenze di James Dean, Dennis Hopper e Sal Mineo che arrivavano direttamente da Gioventù bruciata. E soprattutto è presente quell’irrequietezza già annunciata dalla prima inquadratura proprio di Dean (che è morto poco prima della fine delle riprese) in macchina con il cappello in testa e i movimenti da vagabondo.

Proprio su questo contrasto c’è il magnifico disequilibrio di Il gigante. Qui Stevens conferma ancora la sua grande maestria a far esplodere le forme di un melodramma insieme realistico e infuocato come aveva già fatto con la seconda parte di Ho sognato un angelo, Mamma ti ricordo e soprattutto in Un posto al sole che condivide con questo film la presenza di Elizabeth Taylor ancora protagonist di un amore tormentato.

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Al centro di Il gigante c’è la storia della famiglia Benedict raccontata nell’arco di circa 25 anni. Bick (Rock Hudson), facoltoso allevatore texano, sposa Leslie (Elizabeth Taylor), una ricca e affascinante ragazza del Maryland e la porta ad abitare nella sua ricca casa dove ha sempre vissuto con la sorella Luz (Mercedes McCambridge). La convivenza tra le due donne è difficile fin dall’inizio. Luz entra in conflitto con Leslie. Inoltre la donna, che nella sua vita ha pensato più al bestiame che a farsi una famiglia propria, ha sempre difeso Jett (James Dean), un bracciante che invece è stato sempre in conflitto con Bick. Improvvisamente Luz muore cadendo da cavallo e lascia in eredità a Jett un pezzo di terreno. Lì il bracciante scopre il petrolio che lo farà diventare ricchissimo. Nel frattempo Bick e Leslie hanno tre figli. La più piccola, Luz (Carroll Baker), viene corteggiata proprio da Jett.

L’attenzione al paesaggio e al legame della terra era già presente nel film precedente di Stevens, il western modernista Il cavaliere della valle solitaria. L’inizio sui titoli di testa con le mandrie sembra ripartire proprio da lì. Tratto dal romanzo omonimo pubblicato da Edna Farber nel 1949 (il cui titolo è un preciso riferimento al Texas, allora il più grande dei 48 stati americani), Il gigante è un gigantesco affresco che affronta il ruolo della condizione femminile, il razzismo e soprattutto mette al centro un tema che sarà più volte sviluppato dal cinema statunitense dalla fine degli anni ’50 e nei ’60, ossia i figli che si ribellano al tradizionalismo dell’America dei padri. Nella sua fluvialità, irregolarità e con scene troppo cariche che oggi possono apparire un po’ invecchiate, Il gigante ha più di 60 anni dopo ancora un notevole impatto. È la disperata lotta del cinema che si difende contro la tv, che proprio in quel decennio stava avendo sempre più successo. È un cinema fatto di geometrie, di sguardi, esemplare nella scena in cui Bick segue Leslie che rientra a casa proprio nella parte iniziale del Maryland. Ma soprattutto il cinema esplode proprio nel momento in cui la coppia arriva in Texas e dalla finestra della carrozza del treno si vede il Texas e lo sterminato regno dei Benedict. Uno schermo dentro lo schermo, una magia ophulsiana come nella fantasmagorica illusione del treno di Lettera da una sconosciuta. Ma soprattutto c’è il finale. Lo sguardo dei due neonati è fisso su Bick e Leslie. Li stanno osservando come se stessero davanti la tv. Le loro discussioni preannunciano quella che sarà la sit-com matrimoniale. Rock Hudson ed Elizabeth Taylor mutano ancora. Proprio come aveva fatto James Dean in quella magniloquente, anche pomposa, ma ancora straordinaria sequenza nel sontuoso albergo con il vento e la pioggia. Entrambi i protagonisti hanno avuto la nomination all’Oscar, rispettivamente come miglior attore protagonista e non protagonista. Il gigante ne ha avute dieci. Ma solo Stevens si è aggiudicato la statuetta per la miglior regia.

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Titolo originale: The Giant
Regia: George Stevens
Interpreti: Elizabeth Taylor, Rock Hudson, James Dean, Mercedes McCambridge, Carroll Baker, Dennis Hopper, Sal Mineo, Jane Withers, Rod Taylor
Durata: 201′
Origine: USA, 1956
Genere: drammatico

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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