Il mio nome è vendetta, di Cosimo Gomez

Si rifà alle produzioni action a stelle e strisce, di cui riprende con coraggio anche la visceralità di fondo. Ma ha tanto il sapore di “un’occasione persa”. Su Netflix

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Per Cosimo Gomez la ricetta per “rinnovare” il cinema italiano è abbastanza chiara: si parte dal genere – e in particolare dalla visione che le produzioni hollywoodiane hanno dei suoi codici – e lo si riscrive a partire da un’adesione sommaria ai canoni strutturali che lo contraddistinguono. È così che Brutti e cattivi individua le sue istanze di riferimento nelle atmosfere anarchico-grottesche dei film di Robert Rodriguez, mentre le incursioni nel sogno di Io e Spotty urlano la loro appartenenza alle realtà fantasmagoriche di Michel Gondry. Un approccio inglobante, che come una mietitrebbia filmica, fagocita ogni cellula di cui si compongono i suoi referenti, per risputarli in un ambiente dal sapore (almeno in parte) “nostrano”. Che nel caso di questo Il mio nome è vendetta ha come controcampo ideale le iperboli action di Io vi troverò o Blacklight. Da cui il film italiano non può (e forse, non vuole) realmente smarcarsi.

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E in piena linea con le parabole vendicative/protettive dei fenomenali giustizieri interpretati da Liam Neeson, anche il protagonista di Il mio nome è vendetta si troverà a fare i conti con minacce che emergono tanto dall’esterno, quanto dal suo stesso passato. Santo (Alessandro Gassmann) è in apparenza un comune padre di famiglia. Assiste con trasporto alle partite di hockey della figlia Sofia (Ginevra Francesconi) e trascorre insieme alla moglie un’esistenza tranquilla in un algido paesino di montagna. Lo vediamo gridare alla prudenza, e mantenere costantemente un basso profilo, proprio per nascondere dei trascorsi criminali che vorrebbe tanto lasciarsi alle spalle. Ma la legge del crimine è dura a morire: una volta entrato nella sua spirale, non si può più uscire. A meno che non si trancino i rapporti con il passato. E l’uccisione della moglie da parte di alcuni ex-nemici mafiosi, diventa così per Santo l’occasione per chiudere le cicatrici ancora aperte. E instradare la figlia verso un nuovo cammino di liberazione, all’insegna del sangue e della violenza.

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Già dall’incipit, osserviamo allora un totale asservimento alle logiche narrative dei suoi principali referenti filmici, di cui Gomez ingloba qui ogni istanza, codice o soluzione creativa. Al punto che Il mio nome è vendetta sembra funzionare come una grande macchina di riproduzione di tutti gli elementi dell’action americano più mainstream: dalla parabola vendicativa di un uomo “solo” contro un’intera organizzazione criminale, al rapporto di protezione/umanizzazione con la figlia, fino alla sequela infinita di omicidi, scontri e inseguimenti. E in questo senso, il film è abile nel ripercorrere sentieri già battuti dalle produzioni a stelle e strisce, di cui riprende con coraggio anche la visceralità di fondo. Il problema semmai sta da un’altra parte. In quel processo di de-nazionalizzazione della storia, che sull’orlo dell’accessibilità narrativa ricercata da Netflix, depura il racconto di ogni sovrastruttura autoctona. Di tutti quegli stilemi di “derivazione italiana” che avrebbero portato il film a dialogare con i pubblici internazionali a partire dalla stessa autonomia culturale del testo in questione. Peccato. Perché Il mio nome è vendetta ha tanto il sapore di “un’occasione persa”. Ma questo sarà da monito ai cineasti italiani che ne seguiranno le orme. Dal momento che, come dimostrato da fenomeni globali come Squid Game o Non siamo più vivi, la formula per rendere universale una storia ora è solamente una: ovvero intrecciare le logiche di genere a cui si riferisce il racconto con le ramificazioni culturali più autoctone del paese che lo produce.

Regia: Cosimo Gomez
Interpreti: Alessandro Gassmann, Ginevra Francesconi, Remo Girone, Alessio Praticò, Marcello Mazzarella, Sinja Dieks, Gabriele Falsetta, Francesco Villano, Luca Zamperoni, Mauro Lamanna
Distribuzione: Netflix
Durata: 90′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
Sending
Il voto dei lettori
3 (4 voti)
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