KARLOVY VARY 44 – Parte il Festival!

Inizia venerdì 3, per concludersi sabato 11 luglio, la quarantaquattresima edizione del Karlovy Vary International Film Festival. Con l'omaggio a un cineasta ormai purtroppo dimenticato come Alan Rudolph e la proiezione di cinque dei suoi diciannove lungometraggi. Ci sarà anche l¹Iran in gara per il Crystal Globe. Con il nuovo lungometraggio di Abdolreza Kahani Twenty.

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Quattordici film in concorso per il Crystal Globe 2009. Inizia venerdì 3, per concludersi sabato 11 luglio, la quarantaquattresima edizione del Karlovy Vary International Film Festival. Nove giorni per scoprire diciannove prime mondiali e una serie di eventi per nulla collaterali, come l¹omaggio a un cineasta ormai purtroppo dimenticato come Alan Rudolph. Il tutto nelle sale e nell¹atmosfera che rende ogni volta speciale uno dei più importanti festival del mondo, nella cittadina termale ceca.
Ci sarà anche l¹Iran in gara per il Crystal Globe. Con il nuovo lungometraggio di Abdolreza Kahani Twenty. Situazione tragi-comica, quella che coinvolge i lavoratori di un ristorante che sta per chiudere, che vira verso il dramma psicologico e verso un dramma che ha a che fare anche con quel luogo e il periodo in cui quei personaggi vivono. Riparte da qui la filmografia indipendente e ambiziosa di Kahani, già autore di lungometraggi nel segno del documentario (Empty Hands), del video (Dance with the Moon) e della finzione (Adam e il quasi sperimentale Over there).
Gli altri film in competizione, oltre a Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario che rappresenterà l¹Italia, sono Un ange à la mer, opera prima di Frédéric Dumont (Belgio-Canada), un bambino in un villaggio del Marocco e un segreto familiare; Applause, debutto di Martin Pieter Zandvliet (Danimarca), ritratto psicologico di un¹attrice la cui vita è stata distrutta dall¹alcool; Oveja negra (Black Sheep) di Humberto Hinojosa Ozcáriz (Messico), racconto di coraggio e avventura in cui i personaggi sono messi di fronte ai loro sogni; Cold Souls dell¹esordiente Sophie Barthes (Usa), commedia malinconica in prima europea dopo la presentazione al Sundance, con Paul Giamatti nel ruolo di un attore; Barami Memounen Got, Himalaya (Himalaya, Where the Winds Dwells) di Jeon Soo-il (Corea del Sud-Francia), sguardo minimalista per descrivere il viaggio di un anziano che si incammina in un remoto villaggio del Nepal; Nem vagyok a barátod (I Am Not Your Friend) di György Pálfi (Ungheria), cinico mosaico di relazioni disilluse per un film risultato di un esperimento di improvvisazione fra il regista e nove interpreti non professionisti; S¹winski (Piggies) di Robert Glin¹ski (Polonia-Germania), ritratto di un ragazzo che vive in una cittadina segnata dalla disoccupazione e dalla povertà, che sogna la Germania e una vita migliore; Pokoj v dusi (Soul at Peace) di Vladimír Balko (Slovacchia), tragedia sul crimine e le sue conseguenze; Villa Amalia di Benoît Jacquot (Francia), con Isabelle Huppert nel ruolo di una donna che ricomincia la propria vita in una vecchia casa sul mare abbandonata; Whisky mit Wodka di Andreas Dresen (Germania), tragi-commedia su un attore, film nel film, del regista di Settimo cielo; Nije kraj (Will Not Stop There) di Vinko Bresnan (Croazia-Serbia), storia d¹amore fra commedia e dramma tra un veterano di guerra e una ragazza che lui vede in un film porno; Wolfy (Russia), esordio nel cinema del regista teatrale Vassily Sigarev che porta sullo schermo una sua pièce sul rapporto tra una madre e una figlia.
Tra i numerosi focus del festival diretto da Eva Zaoralova, da ricordare l¹omaggio a Alan Rudolph con la proiezione di cinque dei suoi diciannove lungometraggi: Ricorda il mio nome (Remember My Name, 1978), Choose Me – Prendimi (Choose Me, 1984), Stati di alterazione progressiva (Trouble in Mind, 1985), Un amore passeggero (Love at Large, 1990), The Secret Lives of Dentists (2002). Per vedere o rivedere, farci tornare alla mente capolavori di un modo così materico, denso, pittorico, di narrare la vita e i sentimenti che sprigiona da un sensuale magma cromatico senza tempo pur così dentro il suo tempo di storia filmica.

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