LIBRI DI CINEMA – Anestesia di solitudini. Il cinema di Yorgos Lanthimos

Ora quarantacinquenne, il greco Yorgos Lanthimos, nato in un paese la cui industria del cinema è pressoché inesistente, è riuscito ad emergere comunque negli ultimi tredici anni con uno stile autoriale ben riconoscibile. Il successo più noto della sua carriera è stato con il suo ultimo film candidato agli Oscar con dieci nomination, La favorita, arrivato a un pubblico più ampio rispetto ai precedenti.

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Ad accorgersi di Lanthimos e dell’ascesa del cinema greco sono stati i festival internazionali: la mostra del cinema di Venezia ha premiato Alps nel 2011 per la migliore sceneggiatura e nel 2019 La favorita con il gran premio della giuria; il Festival di Cannes ha premiato Kynodontas nel 2009 nella sezione Un Certain Regard, The Lobster nel 2015 con il Premio della giuria e Il sacrificio del cervo sacro nel 2017 come miglior sceneggiatura. Yorgos Lanthimos è quindi uno dei registi europei contemporanei più premiati. I suoi soggetti partono dalla Grecia dei primi lungometraggi, che hanno messo le basi del suo lavoro, fino ad arrivare alla scoperta dell’Inghilterra patriarcale settecentesca ne La favorita, passando per l’America contemporanea de Il sacrificio del cervo sacro. È chiaro che il cinema greco si stia approcciando a un mondo e a un uomo nuovi, un’avanguardia che è totalmente greca, come se fosse un ritorno all’origine.

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Roberto Lasagna e Benedetta Pallavidino con Anestesia di Solitudini affrontano l’intera carriera del regista greco, non tralasciando nemmeno Nimic, suo ultimo cortometraggio presentato fuori concorso a Locarno 72.
Viene analizzato un percorso di tematiche che vanno dall’annullamento della separazione tra vita reale e vita di scena in Kinetta a quella della famiglia e del suo ruolo in Kynodontas, fino al superamento del lutto in Alps, all’iperbole di una società che vede nella solitudine solo un fallimento in The Lobster, alla giustizia distorta de Il sacrificio del cervo sacro fino ai giochi di potere in La favorita.

Polemista in una società in decadimento, le sue idee infatti hanno origine nella culla stessa della cultura europea, nata oltre duemilacinquecento anni fa grazie al contributo di filosofi in grado di preannunciare il futuro; loro per primi hanno parlato di temi come la democrazia, la libertà e la verità, ma anche di solitudine, isolazionismo, paranoia, vendetta, incomunicabilità: tematiche onnipresenti nel cinema di Lanthimos.

Il regista non è solo: a portare alla rivalsa il cinema greco vi sono, tra gli altri, anche Athina Rachel Tsangari, con Attenberg, e Alexandros Avranas, con Miss Violence. Il cinema greco odierno gira intorno all’estraniazione dell’individuo da parte di una società volta al controllo, anche oppressivo, e alla tragedia della lotta dell’uomo, persa in partenza, per vivere in essa pur continuando a sperare nel cambiamento. I cineasti ellenici eccellono nel fondere l’aspetto sociale a scenari e attitudini animaleschi in paesaggi ben delineati, attraverso la rappresentazione di elementi della natura umana come inadeguatezza e solitudine, resi alla perfezione con un’attenzione costante ai dettagli e alla forma.

Non mancano i riferimenti ai grandi registi: lo stile di Lanthimos viene paragonato al disincanto di Cronenberg e Haneke, alla lirica visionaria di Tarkovskji e, soprattutto, alla coerenza e lucidità di Stanley Kubrick. La vasta rete di riferimenti al mondo di Kubrick inizia con il film The Lobster, prima opera internazionale in lingua inglese di Lanthimos, dove la rieducazione di David (Colin Farrell) fa pensare alla “cura Ludovico” di Alex in Arancia meccanica. The Lobster parte anche con una citazione a 2001: Odissea nello spazio, con la tenuta dello schermo nero prima di lanciarsi nel cosmo di una “post-umanità”. I movimenti di macchina sinuosi spingono in un contesto che rinvia in particolar modo a Shining: i corridoi, per come sono mostrati nell’inquadratura, sono come labirinti evocativi, e il figlioletto che sta tra le corsie dell’ospedale è come il piccolo Danny nell’Overlook Hotel. La favorita rimanda invece a Barry Lyndon, mentre Nicole Kidman, ne Il Sacrificio del cervo sacro, riporta nel film gli echi di Eyes Wide Shut.

Il sacrificio del cervo sacro

“Angosciante, disturbante ed estraniante sono tre definizioni che più sono state affiancate al cinema di Yorgos Lanthimos.”
Quest’analisi su un regista tanto completo e affascinante tiene l’occhio critico sia all’interno che all’esterno del suo cinema, senza mai giudicare il suo operato. Attraverso le pagine del libro il lettore finisce con il farsi un’idea chiara della poetica dell’autore, ottenendo una comprensione migliore delle sue tematiche, delle sue origini e soprattutto del suo cinismo, che è il motore da cui parte ogni cosa.

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È essenziale capire che dietro il suo sguardo freddo e scettico si ritrova lo spirito della letteratura greca, che ha per fondamento il mistero dell’universo, il fato e gli dei, che inesorabilmente impongono una punizione (La favorita, Il sacrificio del cervo sacro) sui mortali.

Importante l’osservazione che viene fatta sull’utilizzo della musica, peculiare nel cinema del cineasta greco, che comprende una rivoluzione emotiva: a ogni azione in scena attribuisce un suono, corale o primitivo, che identifica il personaggio e quello che sta per fare. La tragedia greca prevedeva l’uso di musica già nota all’ascoltatore, e infatti Lanthimos non usa colonne sonore originali ma musica contemporanea. La musica atonale proietta direttamente lo spettatore nel cuore della tragedia, con una crescente sensazione di disagio. Vi è anche una riflessione sul genere: l’autore greco arriva infatti all’horror passando per il thriller e scoprendo anche lo storico, eppure ognuno di essi è trattato in modo diverso dallo standard, allontanandosi dalle etichette di genere.

Anestesia di solitudini. Il cinema di Yorgos Lanthimos
di Roberto Lasagna e Benedetta Pallavidino
Edizioni Mimesis
Pagine: 126
Prezzo: 12,00 euro