Luigi Proietti detto Gigi, di Edoardo Leo

Un documentario omaggio ad personaggio pieno di qualità, a suo agio nel dramma impegnato, così come nella commedia, e figura di riferimento nel panorama artistico italiano.

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Cinema, teatro, televisione, nel repertorio di Luigi Proietti non manca nulla. Una carriera durata 60 anni, finita con la stessa determinazione con cui era iniziata, la stessa energia, ed un’idea di performance da raggiungere attraverso una preparazione continua e serrata. È quello che interessa narrare ad Edoardo Leo, di come il poliedrico artista romano prendesse sul serio il suo lavoro, e di come l’attore rivesta un ruolo ben oltre le pareti del palcoscenico, delle responsabilità morali e civili verso la società. Fantastico divulgatore culturale, dotato di un talento espressivo fuori norma ed abilità nel canto e nella recitazione, Proietti restava a suo agio di fronte ad un’opera di Shakespeare, o fosse alle prese con una commedia di Garinei e Giovannini.

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Il documentario nasce con l’intenzione di raccontare uno spettacolo, A me gli occhi, please, ma il progetto cambia in corsa dopo la morte dell’artista. Si espande, per poi ritrarsi sulle scelte adatte a tratteggiare l’uomo, il padre, il fratello, l’amico, chiamato da tutti Gigi, un nomignolo affettuoso per indicare la vicinanza al loro modo di vedere e sentire il mondo. La prossimità con quel popolo da educare, semplificando concetti di grandezza e perfezione, sciolti dentro un sorriso, nascosti dal ridicolo ed epurati dal profumo accademico, del saccente elitario, per renderli alla portata di tutti. Il ritratto proposto dal regista romano raccoglie delle interviste (Renzo Arbore, Lello Arzilli, Paola Cortellesi, Fiorello, Alessandro Fioroni, Alessandro Gassmann, Marco Giallini ed altri) lasciando libero da interferenze il flusso di parole e memoria, presta la sua voce invece ad alcuni punti chiave di un percorso lunghissimo, una quantità enorme di materiale dove districarsi, gli spettacoli, le fiction, quei momenti in cui le strade diramano e le direzioni indicano con precisione la metà di un’artista sempre preoccupato di essere all’altezza. I dubbi e lo stupore di trovarsi ogni volta i favori di un pubblico, il tempo dedicato al Brancaccio, il progetto di un teatro elisabettiano a Villa Borghese (il Globe Theatre), tutti elementi che nell’insieme trovano significato, costruiscono un universo complesso e definito, e restituiscono la personalità politica di un personaggio camaleontico. Il potere degli sketch si occupa del dinamismo attraverso la mimica e la gestualità, ripercorre i momenti di crisi ed i successi, dal fiasco di Fantastico agli applausi raccolti ovunque, segue un filo rosso legato agli inizi, dai night club all’università, Witold Gombrowicz e Bertold Brecht, per congiungerlo alla fine passando per Il Maresciallo Rocca e L’urlo di Tinto Brass, un percorso nello stesso momento classico e sperimentale affrontato con la stessa ironia. L’omaggio di Edoardo Leo è soprattutto riconoscenza, realizzato senza particolari elogi, per ringraziare una figura centrale del panorama culturale italiano, e romano in particolare, degli insegnamenti ricevuti. Soprattutto la dedizione, lo spirito del lavoro e quel prendersi tremendamente sul serio con una risata.

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Regia: Edoardo Leo
Interpreti: Renzo Arbore, Lello Arzilli, Paola Cortellesi, Fiorello, Alessandro Fioroni, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Loretta Goggi, Tommaso Le Pera, Nicola Piovani, Anna Maria Proietti, Carlotta Proietti, Susanna Proietti, Mario Vicari
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 100′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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