L’ultima volta che siamo stati bambini, di Claudio Bisio

L’opera prima di Bisio è una commedia semplice che affronta un momento tragico come il rastrellamento del ghetto di Roma attraverso il punto di vista fanciullesco. Il Jojo Rabbit italiano

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Roma, estate 1943. Quattro bambini giocano a fare la guerra mentre ogni giorno attorno a loro esplodono bombe. Italo è il ricco figlio di un gerarca fascista, Cosimo ha il papà al confino e una fame atavica, Vanda è orfana e credente, Riccardo viene da un’agiata famiglia ebrea. Quando il 16 ottobre Riccardo sparisce, i tre bambini decidono di partire in direzione Germania per andare a riprenderselo. La loro fuga darà il via a una seconda, disperata missione di soccorso, quella di Vittorio, milite fascista in convalescenza partito insieme ad una suora dell’istituto che ospita Vanda. Il doppio viaggio dei bambini e degli adulti sarà il pretesto per raccontare quell’Italia lacerata da guerre e divisioni di classe.

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Per il suo primo film da regista, Claudio Bisio sceglie di adattare per il cinema L’ultima volta che siamo stati bambini, il romanzo di Fabio Bartolomei che racconta in maniera inusuale il drammatico rastrellamento del ghetto di Roma dal punto di vista di tre bambini molto diversi tra loro. A prima impressione l’operazione di Bisio e dello sceneggiatore Fabio Bonifacci ricorda molto quella di Jojo Rabbit di Taika Waititi, a sua volta tratto dal romanzo del 2004 di Christine Leunens dal titolo Come semi d’autunno. In entrambi i film, i personaggi di Jojo e Italo sono due bambini dai fervidi ideali nazifascisti e antisemiti, con una particolare e personale idea dell’essere “ebreo”. D’altronde ogni bambino ha assorbito gli insegnamenti dei propri genitori immaginando una loro realtà parallela molto lontana da quella degli adulti. Cosimo ha un padre al confino per sospette attività antifasciste, mentre Vanda di genitori non ne ha proprio ed è stata cresciuta con un’educazione cattolica da suor Agnese. Le varie differenze sociali tra i bambini risaltano con grande chiarezza e simpatia tra le pieghe della storia, soprattutto grazie alle ottime interpretazioni dei piccoli attori, tra cui spiccano Carlotta De Leonardis, già notata in L’Arminuta, e il vivacissimo Alessio Di Domenicantonio.

In modo simile ai tre bambini che stanno inseguendo, Vittorio e suor Agnese esplorano le profonde differenza che li separano, ma invece di accettarle, decidono di rifugiarsi dietro alle proprie divise: quella da fascista e quella da suora. Solo nel momento in cui saranno costretti ad abbandonare le proprie vesti emergerà la loro vera natura, aldilà di credi, colori e convinzioni. In questo senso il film di Bisio attua un’indagine interessante sul tema identitario in condizioni di guerra, rischiando più volte di apparire banale e superficiale per la semplicità della narrazione, soprattutto riguardo la rappresentazione un po’ troppo bonaria dell’ambiente fascista. Per la sua opera prima, Bisio si affianca a un veterano come Italo Petriccione, lo storico direttore della fotografia di Gabriele Salvatores, capace di creare una composizione semplice al servizio della storia senza eccedere in alcun modo con i movimenti di camera.

Quando si mette in scena una commedia così scanzonata con lo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, il rischio di apparire fuori luogo è dietro l’angolo. Dopotutto, Bisio riesce a non cadere nella retorica e in facili pietismi, aiutato in primo luogo dal romanzo di Bartolomei. L’ultima volta che siamo stati bambini è una commedia semplice che affronta un momento tragico attraverso il punto di vista fanciullesco, per questo stesso motivo potrebbe essere più apprezzato da un pubblico molto giovane.

Regia: Claudio Bisio
Interpreti
: Alessio Di Domenicantonio, Vincenzo Sebastiani, Carlotta De Leonardis, Lorenzo McGovern Zaini, Marianna Fontana, Federico Cesari, Claudio Bisio, Antonello Fassari
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 105′
Origine: Italia, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3
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Il voto dei lettori
2.5 (18 voti)
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