"Non bussare alla mia porta", di Wim Wenders

Wenders opera un movimento dall'interno all'esterno, un voler star fuori, tra cielo e terra; un movimento grazie al quale è il nostro sguardo a porsi come limite ed orizzonte dell'esistente. In questo modo filma il desiderio inesauribile di aprirsi alla vita, senza dimenticare il cinema e catturando il presente nel continuo trascorrere del tempo.

"Campo che ho sempre conosciuto, steso su un gomito mi chiedo se esista anche una sola direzione in cui io riesco a vedere oltre il punto dove tu finisci. Il filo che ti circonda è l'orizzonte." (John Berger)

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Campi Estesi. Portare con sé il desiderio di potersi spingere oltre i confini del campo dell'inquadratura, di poter trascendere l'orizzonte sempre de-limitante del nostro esistere, nel nostro essere esposti alla vita, in quanto naturalità, materia mobile. Nutrire l'inquieto desiderio di poter frantumare l'immagine di noi stessi, riflessa negli occhi degli altri per trovare in tale riflesso il riconoscimento della propria presenza fisica. Essere uno sguardo capace di penetrare, trapassare, nel suo essere presente, ogni esperienza di osservazione disinteressata per aprirsi alla vita, alla sua esteriorità/alterità. Il cinema di Wim Wenders è l'eccedersi dello sguardo nel suo riflettere il paesaggio della memoria e il gesto della presenza, di/in corpi seminanti il tempo e lo spazio vissuto delle sensazioni di cui sono espressione. Non bussare alla mia porta, presentato in concorso al 58° Festival di Cannes, ci racconta di Howard Spence (Sam Shepard), attore di numerosi film western, ormai costretto a parti secondarie. Un giorno, abbandonato il set senza preavviso, Howard si reca a visitare l'anziana madre (Eva Marie Saint), dalla quale scopre di essere padre; da qui Wenders parte per mostrarci la storia intima di un padre alla ricerca di sé e del proprio figlio, del frutto del proprio seme, da poter raccogliere solo nella morte della propria individualità (significativa la sequenza nella quale Earl/Gabriel Mann canta una canzone che parla della morte simbolica di suo padre). Non bussare alla mia porta è un film in cui Wenders recupera gli spazi aperti e il motivo del viaggio, della ricerca di sé e dell'incontro con l'altro.

Le sequenze iniziali negli spazi luminosi e vasti del Montana sono un presentimento del suo cinema (la breve passeggiata di Sam Shepard sui binari della ferrovia nel deserto ricorda quella di Harry Dean Stanton in Paris, Texas), un cinema in cui ritornano la natura, i paesaggi, la città e con essi l'elemento femminile, Doreen/Jessica Lange è la concrezione dell'alterità iscritta nel destino dell'uomo-figlio; mentre l'eterea e diafana Sky/Sarah Polley, richiama alla mente la delicata e fragile Marion de Il cielo sopra Berlino (non è un caso che il significato del nome Sky sia cielo e che Marion fosse una trapezista di cui si innamorava un angelo). Aspetti di una creaturalità sempre adiacenti alla genesi, ad una figurazione carnale, che è parusia nel senso di separazione e ritrovamento. Ecco allora un film in cui si avverte tutta l'emozione del cinema, l'esposizione dei corpi attoriali al suo movimento, tanto da rivelarne l'illusione, la finzione, nell'uscita/fuga del protagonista dal set del film in cui sta lavorando, il cui titolo è Il fantasma dell'Ovest. Wenders opera un movimento dall'interno all'esterno, un voler star fuori, tra cielo e terra, di ciminiana memoria. Così il desiderio di infinità del suo cinema, di costruire con esso dei campi estesi, trova espressione in quella panoramica circolare, con cui costruisce una metaforica casa intorno ad Howard, mentre è seduto su un divano all'aperto, un movimento grazie al quale è il nostro sguardo a porsi come limite (ed orizzonte) dell'esistente, del mondo come dimora da abitare. In questo modo Wenders riesce a filmare il tentativo di riprodurre il desiderio inesauribile di aprirsi alla vita, senza dimenticare il cinema (la circolarità che ci riporta presenti all'inizio del film) e catturando il presente nel continuo trascorrere (tra cinema e vita) del tempo.

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Titolo originale: Don't Come Knocking
Regia: Wim Wenders
Interpreti: Sam Shepard, Jessica Lange, Tim Roth, Gabriel Mann, Sarah Polley, Fairuza Balk, Eva Marie Saint
Durata: 120'
Distribuzione: Mikado
Origine: Francia/Germania, 2005

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