#RomaFF16 – Incontro ravvicinato con Alfonso Cuarón

L’incontro ravvicinato con Alfonso Cuarón alla Festa del cinema di Roma, rivela la passione del regista messicano verso il cinema italiano

L’incontro con Alfonso Cuarón alla Festa del cinema di Roma è stata l’occasione per parlare dei film italiani preferiti dal regista messicano. Moderato dal Direttore Artistico del festival Antonio Monda, l’incontro si è sviluppato mostrando frammenti di film provenienti da dodici film italiani. Le clip sono state successivamente commentate da Cuarón che ha motivato le scelte dimostrando una vasta e lucida conoscenza del cinema italiano. Non si è trattata di una banale carrellata di film, bensì si è cercato di ricostruire l’arco temporale della cinematografia italiana, fino ai giorni nostri.

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Iniziando con Padre padrone, Cuarón ha ricordato come l’opera dei fratelli Taviani sia “un film pieno umanità che coniuga un approccio mitico a una disciplina marxista”. Il cineasta ha evidenziato il suo amore verso la commedia all’italiana scegliendo una clip de I nuovi mostri di Dino Risi. Il cineasta osserva come “questo film parla di tante cose, non è solo la gioia della commedia, ma osserva la società”. Si passa dunque al cinema di Marco Ferreri con una clip di Dillinger è morto che il reista sintetizza con queste parole: “sovversivo come Godard ma con l’assurdo di Bunuel”. 

Salvatore Giuliano di Francesco Rosi ha un precedente alla Festa del cinema essendo stato scelto anche da Martin Scorsese. Cuarón lo definisce un film “precursore di La battaglia di Algeri, approcciando l’evento storico con disciplina”. Il regista di Roma riflette sull’apparato fotografico del film celebrando grandi direttori della fotografia italiani come Dante Ferretti e Tonino Guerra.

La quinta clip riguarda L’uomo meccanico di André Deed. Un film muto che presenta un regista francese malgrado l’opera sia di produzione italiana. Un titolo che secondo Cuarón “precede Metropolis” e che appartiene al futurismo. Una corrente artistica che portava con se autori filo-fascisti. A proposito di ciò, il regista di Gravity ha criticato quella tipologia di arte che diventa propaganda, come in certe opere futuriste. L’incontro è continuato commentando I compagni di Mario Monicelli, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, e La dolce vita di Federico Fellini con cui dal finale Cuarón ha affermato di aver preso ispirazione per la sequenza conclusiva di Roma.

Infine spazio anche al cinema italiano contemporaneo di cui Cuarón dice di apprezzare in particolare un regista come Michelangelo Frammartino che definisce “un cineasta misterioso e un maestro nel mostrare il flusso dell’esistenza”. La componente del tempo per Cuarón è infatti essenziale: “il cinema può esistere senza musica, senza attori e senza narrativa, ma non può esistere senza il tempo”. In conclusione Cuarón svela il suo grande apprezzamento per Valeria Golino e Alice Rohrwacher definendo il personaggio di Lazzaro in Lazzaro felice di “una spiritualità messianica”. 

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