Rua do Prior 41, di Lorenzo d’Amico de Carvalho

Il documentario partendo dalla rivoluzione dei garofani, fondamentale per la storia del Portogallo, mette in scena un racconto parallelo fra interviste e finzione teatrale. Dal RIFF di Roma

Rua do Prior 41 racconta a pieno nei suoi 77 minuti un capitolo della recente storia europea fin troppo spesso dimenticato dal cinema. Non sono infatti tanti i film dedicati alla Rivoluzione dei garofani, il colpo di stato pacifico che nel 1974 ha avviato la transizione del Portogallo dalla dittatura di António de Oliveira Salazar all’attuale democrazia. Ci sono state soltanto un paio di incursioni in questo evento storico, una da parte di Maria de Medeiros con il suo Capitani d’aprile (il cui protagonista è Stefano Accorsi) e Alla rivoluzione sulla due cavalli di Maurizio Sciarra. In parte la tematica è stata trattata anche in Un treno di notte per Lisbona.

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Il documentario di Lorenzo d’Amico de Carvalho parte un elemento classico del genere, ovvero l’intervista, in questo caso focalizzata su Franco Lorenzoni, maestro elementare a capo della Casa Laboratorio Cenci, contagiato da giovane dalla rivoluzione di Lisbona. Lorenzoni, militante di Lotta Continua, è finito quasi per caso in Portogallo, dove ha occupato una casa in Rua do Prior 41 per due anni. Il racconto è estremamente interessante e negli occhi di uomo ormai adulto si vede la passione che lo ha mosso anni e anni fa in un’azione che lo ha inevitabilmente cambiato nel profondo. “La rivoluzione è una situazione in cui può fare cose che non faresti mai, ma soprattutto le puoi pensare”, afferma ad un certo punto. Ed è proprio un inno alla rivoluzione e ai rivoluzionari, che però mettono “fiori nei loro cannoni” quella che Lorenzo d’Amico de Carvalho vuole mettere in scena attraverso un altro tipo di ripresa, decisamente diversa, quella che parte da un teatro, dove viene messa in scena proprio un’occupazione da parte di un gruppo di giovani rivoluzionari.

Il lato teatrale e quindi meno strettamente documentaristico di Rua do Prior 41 oltre a rappresentare una forma ibrida molto stimolante contiene in sé un elemento molto valido, quello dell’interculturalità: nel gruppo eterogeneo di ragazzi si parlano italiano, portoghese, francese e inglese. C’è un instancabile passaggio da una lingua all’altra e quindi da un mondo all’altro, dove però la continuità è garantita dall’unità di intenti. Animato dalla passione per la politica, il gruppo parla, parla, parla e si urla addosso senza però mai perdere di vista un tono ironico che smorza quelli che a volte sono nozioni storiche molto tecniche. La gestazione teatrale è completa, visto che il regista decide di fare vedere nella prima decine di minuti proprio le prove precedenti alla rappresentazione. Ad uscirne è un godibilissimo alternarsi fra le parole (reali) di Franco Lorenzoni e le parole (fittizie, ma al contempo realistiche) degli attori/rivoluzionari, i quali sul finale si augurano che gli spettatori del teatro (e quindi, di conseguenza, anche quelli davanti allo schermo) siano rimasti colpiti dalla potenza della rivolta pacifica da loro messa in atto.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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