Secret Team 355, di Simon Kinberg

Una spy story al femminile stanca e annacquata, che non riesce a rileggere mai la tradizione con piglio personale e conferma la distanza tra Kinberg e le traiettorie del cinema contemporaneo

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Il cinema va avanti, eppure Simon Kinberg continua a perdere il passo, ad annaspare in spazi che mutano senza starlo ad aspettare.

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Kinberg ha scritto e prodotto molto del cinema pop precedente alla franchise Age (è stato uno dei produtttori della saga degli X-Men, da Singer a Vaughn) eppure, nel momento in cui si è spostato alla regia, il suo si è rivelato uno sguardo nato vecchio, fermo ai primissimi anni ’00, che pare ignorare le traiettorie in evoluzione di un sistema con cui, a ben vedere, si interfaccia da più di vent’anni.

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Il suo approccio lo ha suggerito il suo esordio, X-Men: Dark Phoenix, sghembo cinecomic che ragionava come se la rivoluzione MCU non fosse mai avvenuta ma è Secret Team 355 che funziona da definitivo svelamento di un cinema sempre più lontano dal cinema propriamente detto.

Anche la seconda fatica da regista di Kinberg parte da premesse squisitamente analogiche. Alle spalle del film non c’è infatti un progetto dettagliato e a lungo termine ma uno spunto, un suggerimento, che Jessica Chastain condivide con lui durante le riprese di Dark Phoenix: l’attrice ha in mente una storia di spionaggio al femminile in cui un gruppo di agenti deve contrastare una minaccia globale. Kinberg incassa l’idea e con Secret Team 355 riparte da qui. La Chastain interpreta infatti Mace Browne, un’agente CIA costretta a collaborare con altre colleghe provenienti dai servizi d’intelligence di tutto il mondo per impedire che una potentissima arma per la guerra tecnologica finisca nelle mani sbagliate. Ma non basta un cast di rilievo (insieme alla Chastain ci sono, tra le altre, Diane Krueger, Penélope Cruz e Lupita Ngyong’o) per leggere in maniera efficace quello che è sempre più uno degli immaginari centrali del cinema contemporaneo. Quelli in cui si muove Kinberg (anche sceneggiatore) sono in effetti ancora spazi polverosi, antiquati.

Il passo di Secret Team 355 lo racconta già il suo prologo, in cui l’arma al centro della narrazione viene descritta attraverso un parossismo quasi fumettistico, che pare ignorare le prospettive ben più reali del data warfare contemporaneo raccontate in modo lucidissimo dai vari Blackhat e Zero Days.  Kinberg conosce le regole della scrittura per il cinema ma pare ignorare le traiettorie tutte interne del genere con cui sta dialogando. Firma dunque un progetto a due velocità, rapidissimo nello sviluppo della narrazione, ma incapace di farsi racconto avvincente e personale. Preferisce, piuttosto, muoversi per tappe obbligate, che tengono conto di certi spunti quasi canonici della narrazione ma le attraversano anche con frettolosa noncuranza.

Secret Team 355

Ha l’aspetto di un curioso work in progress, Secret Team 355, con Kinberg che costruisce stancamente le sue sequenze citando apertamente non solo intere scene del franchise di Mission Impossible ma anche il Bond di Casino Royale, quasi a voler utilizzare la tradizione alta come un riempitivo per risolvere un momento che ha difficoltà a gestire, sperando che il film giri comunque, malgrado il ripiego su un immaginario costantemente rimasticato.

Kinberg emerge forse solo nel lungo momento action in Marocco, una parentesi quasi miracolosa rispetto alle premesse, ritmatissima e divertita, che però è anche il colpo di coda di un regista che, rapidamente, si eclissa dal suo stesso film e lascia le redini del progetto in mano alla sua protagonista.

Secret Team 355 diventa infatti sempre più il film di Jessica Chastain, ma l’attrice non ha la lucidità per sostenerne il peso e per riparare alle incertezze del regista. Si preoccupa solo dei suoi spazi, di arricchire di sfumature il suo personaggio, di farlo emergere come icona femminista, ma non riesce mai a essere quel tramite tra la regia, il cast ed il racconto che Kinberg evidentemente cerca. Così un progetto che dovrebbe essere orgogliosamente corale ma anche militante viene fagocitato dall’ingombrante presenza della sua protagonista (forse solo Diane Kruger e Lupita Ngyong’o le stanno davvero dietro), rappresentante di un femminismo rigido e di maniera, che risolve le questioni ideologiche di cui il progetto si fa carico con una superficialità difficile da accettare, oggi.

Sghembo e mai davvero a fuoco, Secret Team 355 è un film talmente lontano dal modo di intendere il cinema oggi da risultare quasi un detrito di un mondo passato che corre il rischio di essere distrutto dal sistema. Forse è l’aut aut definitivo di Simon Kinberg, evidentemente costretto a modificare il suo approccio per essere lasciato definitivamente indietro.

Titolo originale: The 355
Regia: Simon Kinberg
Interpreti: Jessica Chastain, Diane Kruger, Lupita Ngyong’o, Penélope Cruz, Fan Bingbing, Sebastain Stan, Edgar Ramirez
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 122′
Origine: USA, Cina 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
Sending
Il voto dei lettori
3.2 (5 voti)
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