SICILIA QUEER FILMFEST 2013

Sicilia Queer Festival
Quali sono le aspettative della terza edizione del Sicilia Queer Film Fest? Un’incisività maggiore nel corpo sociale della città e non solo: la responsabilità un po’ ingombrante da fare da volano al Pride 2013 che si terrà proprio a Palermo dal 14 al 23 giugno
. E convoglia le energie provenienti da più parti: scuola, università, arte e letteratura contemporanee

Quali sono le aspettative della terza edizione del Sicilia Queer Film Fest? Un’incisività maggiore nel corpo sociale della città e non solo: la responsabilità un po’ ingombrante da fare da volano al Pride 2013 che si terrà proprio a Palermo dal 14 al 23 giugno. Cosicché il lavoro di volontariato, di attivismo militante che ha coinvolto il numeroso staff del festival non riguarda soltanto l’immaginariocinema. L’edizione 2013 convoglia, ancora di più che nel recente passato della sua breve storia, le energie provenienti da più parti (scuola, università, arte e letteratura contemporanee). Primoultimo il cinema, ma come intende rivendicare il nuovo direttore artistico Andrea Inzerillo, succeduto ad Alessandro Rais, pur sempre il nodo cruciale della programmazione. Le varie sezioni, infatti, ribadiscono in primo luogo l’attenzione al passato, con la “Carte postale à Serge Daney”, laddove troviamo l’omaggio alla cinematografia seminale di Paul Vecchiali (quest’anno presidente della giuria internazionale), con il mai uscito in Italia Femmes femmes (1974) e Corps à coeur (1978), e le “Retrovie italiane” curate da Umberto Cantone e Francesco Puma, con due gemme sparite dal passato della memoria “corta” della Storia del cinema italiano, insabbiate, o “evirate” da censure bianche e nere: con il capolavoro assoluto Agostino (1962) di Mauro Bolognini, esempio perturbante (almeno per l’oggi) che si può anche parlare di educazione sentimentale ed iniziazione erotica di un giovane di dieci anni e poi gli Splendori e miserie di Madame Royale (1970) di Vittorio Caprioli, modalità culminante di tutte quelle “pratiche basse” dagli anni Cinquanta in poi e finite negli anni settanta tra le grinfie della nomenklatura dell’”Italietta bacchettona e sessuofoba”: che tempi! Si trattava pur sempre del primo queer movie nostrano. Ma la drag queen Madame Royale era arrivata in grande anticipo, così da venir attaccata senza tanti scrupoli di coscienza e consapevolezza dal solito giudice solerte che impose alla pellicola il divieto ai quattordicenni. In secondo luogo i giovani talenti come Cosimo Terlizzi con due film, Folder (2010), L'uomo doppio (2012) e una mostra “Omissioni, icone del tempo” ospitata nella Grande Vasca dei Cantieri culturali alla Zisa.

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La prima giornata ha registrato un grande successo di partecipazione grazie anche alla madrina d’eccezione, l’attrice Donatella Finocchiaro
, che ha sicuramente suscitato la curiosità di persone che per la prima volta si avvicinavano ad un festival glbt e il trailer di questa edizione 2013 realizzato dal regista francese Vincent Dieutre, gradito ospite fisso al Sicilia Queer FilmFest, ha davvero commosso per la sua semplicità, ricca in pluralità di sensi ed il tutto in pochi secondi: la tenerezza di un lungo abbraccio tra due uomini che ballano, si sposa all’eternità di un grande salone in un palazzo antico che sa tanto di Sicilia e dalle cui finestre provengono ombre ignote, luci soffuse, suoni e odori della strada.

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Attraverso il gemellaggio con il Kashish Mumbai International Queer Film Festival è stato possibile vedere alcune opere indiane e del Bangladesh. In Are we so different (2011) il regista Lok Prakash monta in modo pratico ed efficace le testimonianze dirette di semplici persone il cui orientamento sessuale in una società maschilista e patriarcale è stato spesso il cuore di un compromesso vissuto qualche volta in maniera più tragica. Ma nel film prevale più che altro la serenità dell’esperienza molto trasversale tra le varie classi sociali interrogate, l’insegnamento che affinché le cose possano cambiare è necessario non solo aspettarsi una trasformazione all’esterno, ma anche da parte di chi vive in prima persona la propria scelta sessuale. Più complicato il discorso di Logging out (2012) di Nakshatra, che in soli otto minuti, con un video lo-fi al limite del visibile riesce ad introdurci nelle esperienze spicciole virtuali di un giovane indiano di diciannove anni attraverso il nuovo strumento di Facebook, che può anche avvicinare con più facilità le persone, mantenendo tuttavia quella distanza che non si adatta all’amore umano fra corpi. Ben diverso l’approccio di Pradipta Ray con The night is young (2012), nel quale sono proprio i luoghi come i bagni pubblici a destare l’interesse per l’altro, e la voglia, il desiderio prepotente di un incontro giocoso. Project Bolo (2011) (che vuol dire “prendere coscienza”) di Sridhar Rangayan in diciotto minuti condensa, attraverso una fitta sequenza di testimonianze dei diretti protagonisti del cambiamento, la storia recente – è solo negli anni novanta che gli orientamenti sessuali rivendicano l’espressione esplicita nella società civile indiana – dei movimenti di liberazione sessuale in India attraverso il supporto di Helpline ed associazioni, laddove la condizione femminile appare ben più difficile a causa della sua totale dipendenza dalla struttura maschilista e l’essere lesbiche o bisessuali è una sfida aperta alla condizione di totale violenza del matrimonio.


Grande attesa per l’ultimo film dell’ex enfant prodige (ormai anche se giovane, si conoscono appieno le sue doti) Xavier Dolan,
Laurence Anyways, di cui già ci siamo occupati per il festival Gender Bender  2012 di Bologna.

La prima parte della sezione “Queer Short” ha presentato otto cortometraggi molto diversi fra loro e la cui lunghezza ha di sicuro condizionato il giudizio degli spettatori chiamati a votare per il miglior film. Si sono distinti Squared (2012), diciannove minuti, del regista croato Radislav Jovanov Gonzo, già abile realizzatore di oltre 260 video per vari artisti pop e rock del suo paese. Il corto fa parte del progetto Zagreb Film Stories Vol. 2 che comprende altri cinque cortometraggi. La storia delle due ventenni Mia e Sara che stanno per traslocare in un nuovo appartamento è tanto bella ed appassionante da meritare a sua volta il tempo e lo spazio di un lungometraggio. Buone le idee visive dei post it e le riprese ravvicinate in movimento molto naturali e fluide che rendono la narrazione ancora più interessante ed intima, grazie alle due attrici Judita Frankovi? e Ivana Roš?i? in evidente stato di grazia.

Altro cortometraggio di particolare interesse è Tav Av Mig – Undress Me (2013), sedici minuti, dello svedese Victor Lindgren, passato alla Berlinale Short 2013, la cui realizzazione si basa sull’incontro con l’attrice Jana Bringlöv Ekspong, sceneggiatrice del film insieme a Lindgren, che ha descritto la sua stessa esperienza di trasformazione del corpo da maschio a femmina, ed il lavoro di ricerca sull’esperienza da parte di chi ha cambiato sesso e “vorrebbe” avere un’identità “normale” con il sesso opposto. In questo caso i due personaggi del corto sono emblematici per chiarire le dinamiche psicologiche più frequenti che riguardano la curiosità, la paura, la ritrosia, soprattutto in chi si trova davanti ad un corpo la cui identità femminile flagrante è “falsata” da piccole sfumature (la voce grave, l’altezza), ma di fronte alla scoperta di un corpo trasformato per essere donna si rifiuta di comprendere l’aspetto più importante: quello di un’identità femminile psicologica molto più autentica e forte della dimensione carnale.

Rata (2012), diciassette minuti, di Jota Linares, aggiunge lo splatter alla commedia grottesca di grande tradizione spagnola, con un triangolo spassoso di personaggi più o meno ossessionati dalle proprie relazioni erotiche.

Dal soggetto a un’idea di cinema piccola grande, da sviluppare, da sognare: sono due italiani, The Holy film (2012), tre minuti, di Francesco Tellico, che riduce il misticismo a una folgorante battuta del Cristo nelle riprese di un set; Omnia vincit amor (2013), quattro minuti, di Andrea Vaiuso, alla sua opera prima, che associa il celebre detto virgiliano ad una scena di inseguimento tra due giovani coetanei uno nazista l’altro ebreo. Corsa disperata all’uomo che prelude ad una caccia diversa.

Nella sezione “Panorama Queer” dopo Mon arbre (2011) di Bérénice André, assistente fra gli altri di Jacques Nolot e Laurence Ferreira Barbosa, sulle famiglie allargate con genitori omosessuali e una piccola protagonista che sogna l’Immacolata Concezione, si è visto El sexo de los ángeles (2012) di Xavier Villaverde, menage à trois piuttosto complicato da una sceneggiatura che si sforza di registrare i più piccoli movimenti dell’anima, ma finisce col perdersi in sterili ghirigori. Anche i personaggi di contorno e lo sfondo soffrono di poca lungimiranza.

Remington and the curse of zombadings (2012) di Jade Castro ha riscosso  lo stesso grande successo di pubblico ottenuto in patria. Con la sua ironia cacofonica, attraverso lo spirito trash che vira verso visioni da fumetto, Remington costruisce un mondo buffo, vittima della repressione sessuale, laddove i riti magici, le apparizioni oniriche, i fantasmi, le sedute spiritiche con diavoli ballerini, servono a sbloccare le varie identità irrigidite dal conformismo sessuale, mentre un finale zombie travolge in modo definitivo il castello di menzogne creato ad arte da tutti i personaggi, trattati tutti con perfido sarcasmo.

Outing (2012) di Sebastian Meise e Thomas Reider è un'opera durissima sulla pedofilia. Ma non come ci si aspetterebbe! Il tema è affrontato senza puntare il dito contro il presunto mostro di turno. I due registi ci accompagnano nel percorso di conoscenza della personalità del giovane Sven (un nome di finzione per tutelare la persona reale): un percorso lungo e difficile che si compie con tutta l'apertura di sentimenti possibile, un po' come ne I bambini di Golzow. Per circa quattro anni Sven è intervistato per raccontare in modo diretto le sue inclinazioni sessuali e il passato della vita a scuola e coi genitori, ciò che lo ha turbato ieri ed oggi, le preoccupazioni e la paura di passare una soglia, oltre la quale si sentirebbe in totale balìa di pulsioni erotiche che sarebbero nocive per le giovani vittime. Chi soffre per queste inclinazioni non solo è consapevole del male che può fare, ma intorno si trova quasi sempre un mondo che lo rifiuta, non lo accoglie, spingendolo ad un isolamento che spesso può preludere i più gravi gesti insani contro di sé o gli altri. Con questo film audace e rigoroso Meise e Reider dimostrano quanto il cinema possa essere uno strumento di grande valore terapeutico per chi soffre e di consapevolezza per quelle persone, e sono tante, che conoscono in maniera superficiale l’universo oscuro della pedofilia.

A Última Vez Que Vi Macau (2012) di João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata è un capolavoro che si aggiunge alla già straordinaria filmografia di Rodrigues, cineasta che ha bisogno di poche presentazioni e che ha filtrato l'esperienza di distacco da Macao del suo collaboratore Guerra da Mata, qui anche regista. Siamo di fronte a una storia costruita per la visione cinematografica più eccentrica, per un linguaggio che vuole rinnovarsi e tenta tutti gli strumenti per farlo. L'uso della voce fuori campo è stato determinante per costruire questo sbilanciamento totale tra visibile ed invisibile, per lasciare che campeggiassero le architetture attuali di Macao e quelle storiche riprese a mo' di cartolina. Ma è anche la popolazione ad apparire sfuggente, in preda ad un vortice che costringe il disperato individualismo globalizzato a correre, correre, correre, ma senza un mèta visibile. La traccia noir è solo una sfumatura per aumentare il livello di ricerca di qualcosa, di qualcuno, che alla fine sparisce, come l'amica Candy della quale rimangono una parrucca, una scarpa con tacco alto; nella prima sequenza bizzarra, la drag queen Candy canta in playback un po' fuori sinc e con la voce di Jane Russel, "You Kill Me", tema portante in Macao (1952) di Josef von Sternberg mentre in una gabbia alle spalle della stessa cantante le tigri ruggiscono e saltano l'una sull'altra. A Última Vez Que Vi Macau è una esperienza visiva in cui si ha voglia di perdersi completamente alla ricerca di misteriose coordinate suggerite da un senso effimero e insondabile della storia umana.

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SICILIA QUEER FILMFEST 2013

Dal 31 maggio al  6 giugno

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Il SICILIA QUEER filmfest – Festival Internazionale di Cinema GLBT e Nuove Visioni è un progetto che si propone, attraverso il mezzo audiovisivo, di promuovere il contrasto alla discriminazione sociale, di difendere e sostenere la cultura delle diversità (di orientamento sessuale, di pensiero, di modi di vivere, etc.) e una maggiore presa di coscienza dell’apporto positivo legato alle differenze. Il Festival intende promuovere la forma espressiva ed artistica del cortometraggio e dare visibilità agli autori indipendenti.

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RIFF AWARDS 2020

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L’edizione 2013 del SICILIA QUEER filmfest, prodotta dall’Associazione Culturale “Sicilia Queer", si svolgerà a Palermo dal 31 Maggio al 6 GIUGNO 2013.

Il programma del SICILIA QUEER filmfest 2013, ricco di sezioni non competitive e attività collaterali di sensibilizzazione al tema di riferimento del festival, prevede come unica sezione competitiva: QUEER SHORT – Concorso internazionale per cortometraggi: selezione competitiva di cortometraggi italiani e stranieri, realizzati in pellicola, in video o con le più aggiornate tecnologie digitali, che siano riconducibili a tematiche glbt o che riguardino anche l’eterosessualità secondo una prospettiva queer. Sono ammessi tutti i generi (fiction, documentario, animazione, videoclip musicali, sperimentazione), fatta eccezione per spot pubblicitari e sigle televisive. La durata massima è di 20 minuti, esclusi i titoli di coda. La direzione del festival si riserva di ammettere in casi eccezionali opere che superino la durata sopra indicata.
 

La presentazione della terza edizione, a cura di Andrea Inzerillo e Tatiana Lo Iacono, si terrà domenica 19 maggio.
 

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