Tutti per 1 – 1 per tutti, di Giovanni Veronesi

Uno strampalato viaggio che balla tra Non ci resta che piangere, L’armata Brancaleone e la commedia sexy. L’impalcatura è troppo debole ma i protagonisti giocano e (si) divertono. Su Sky

Non c’è una porta che si apre e si resta piombati nel 1492 come in Non ci resta che piangere. C’è invece un libro aperto su una panchina da un ragazzino dal cuore infranto che apre un libro e si trova piombato nella Francia del 17° secolo con D’Artagnan, Athos e Porthos che lo chiamano Buffon anche se il suo nome è Uno. Lui è innamorato della Principessina Ginevra, figlia di Enrichetta d’Inghilterra e vuole sposarla. Ma i tre moschettieri devono portare a termine una missione che va contro i suoi desideri; hanno infatto ricevuto il compito dalla regina Anna di Francia di scortare Ginevra e la madre al confine con l’Olanda dove ci sarà ad attenderla il futuro marito, Nel corso del viaggio s’imbatteranno in Cyrano che perde a duello con D’Artagnan, fronteggeranno gli 007 inglesi che gli fanno la guerra ma avranno come alleata TomTom, una zingara veggente. Rispetto a Moschettieri del Re – La penultima missione non c’è più Aramis che è morto e qui si è reincarnato in un lupo.

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Il film di Benigni e Troisi ritorna spesso anche nella scena con Giuliano Sangiorgi, il cantante di Negramaro, che fa il casellante e regala forse la migliore battuta non-sense del film. “Ci sono meloni e meloni. Che prendiamo? Meloni”. Ma non sembra comunque  l’unico riferimento per questo tuffo on the road nel tempo. Veronesi guarda probabilmente anche a L’armata Brancaleone e Brancaleone alla crociate, visto che Monicelli è da sempre uno dei suoi punti di riferimento. Favino, Papaleo, Mastandrea sembrano giocare con i loro personaggi. Soprattutto il primo, nei panni di D’Artagnan, regala alcune perle come il gioco con il lupo e la pecora con la compagna Anna Ferzetti che va dalle parti di quelle commedie sexy in costume degli anni ’70 tipo Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda o Quando le donne si chiamavano Madonne. O crea strampalati giochi di parole alla Frassica con Arbore come ‘tanto va la gatta al largo’ o ‘quando fa la prima nonna’. Come però è accaduto nel film precedente o in Il mio West, ciò che si dissolve subito è il genere, in questo caso la mescolanza tra commedia e film d’avventura come nell’altro il western. Nulla di male, certo, è un gioco. Ma a questo punto meglio spingere la follia all’estremo. I richiami al presente (l’agente 003 che rappresenta la quota rosa) intralciano quello che è uno strampalato ping pong con la Storia, il mito e il romanzo di Dumas. Ogni tanto Tutti per 1 – 1 per tutti potrebbe accendersi all’improvviso. C’è la fatica, la vecchiaia dei tre protagonisti. C’è il flash di Robin e Marian ma si tratta di pretendere troppo e non è giusto. Oppure quell’incrocio di sguardi tra Beghelì e il lupo Aramis. L’impalcatura però è troppo fragile. Restano così frammenti sparsi di un film  consapevolmente così debole che possono essere isolati come piccoli sketch. Allora sì, sono divertenti.

 

Regia: Giovanni Veronesi
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Federico Ielapi, Giulia Michelini, Anna Ferzetti, Sara Ciocca, Guido Caprino
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 115′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.6 (10 voti)
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