Un altro ferragosto, di Paolo Virzì

Un melodramma e un’impietosa radiografia dell’Italia di oggi mascherati da commedia di costume che mescola con intensità illusoria gioia e amarezza. Con effetti Linklater da Boyhood.

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Non è solo il sequel di Ferie d’agosto. È invece un film che è rimasto nascosto nella filmografia di Paolo Virzì, che si sarebbe potuto fare anche subito dopo il 1996 e avrebbe potuto riprendere vita in qualsiasi momento. Si avverte infatti un sentimento di nostalgia verso quei personaggi, quei luoghi (l’isola di Ventotene) e si porta dietro anche la malinconia del tempo che passa. È anche un po’ la ricerca del tempo perduto di uno dei film più belli del cineasta livornese, La prima cosa bella, con cui Un altro ferragosto condivide ancora il legame con la memoria e il tema della malattia. Lì c’era il personaggio interpretato da Stefania Sandrelli, qui invece Silvio Orlando, sospesi tra la vita e la morte, legati al proprio passato, anzi al proprio vissuto familiare. Il cinema di Virzì approccia di nuovo il melodramma mascherato da commedia di costume. Lo fa con un’intensità che mescola illusoria gioia e amarezza, malinconia e cattiveria dove la radiografia dell’Italia di oggi non è meno impietosa di quella di Ferie d’agosto .

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Sandro Molino e la sua tribù e la famiglia Mazzalupi si ritrovano nello stesso luogo 28 anni dopo. Il giornalista ora è molto malato e con lui sull’isola ci sono la compagna Cecilia e gli amici di sempre. È il figlio Altiero, un imprenditore digitale accompagnato dal marito fotomodello Noah, ad aver organizzato ‘l’ultima vacanza’ del padre con cui non è in buoni rapporti. Ventotene però è in fermento perché Sabrina Mazzalupi, diventata una famosa influencer, si sta per sposare con Cesare e per l’evento sono attesi centinaia di persone. Tra loro ci sono anche esponenti della nuova classe politica del paese che vogliono convincere la ragazza a candidarsi col proprio partito.

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Ancora due Italie a confronto. Lontane, inconciliabili, senza possibilità di dialogo. Dalla barca col motore acceso di Ferie d’agosto, alla mancanza di memoria di Sabrina quando in un’intervista dichiara di non sapere nulla che a Ventotene sono tati confinati prigionieri politici come Spinelli e Pertini, c’è una tragica continuità. Per questo in Un altro ferragosto la memoria diventa fondamentale, quella storica innanzitutto, con le immagini in bianco e nero dove sembrano esserci anche le tracce fantasy di Siccità, ma anche quella familiare. Per questo il film dialoga continuamente con Ferie d’agosto, sia con inserti di alcune scene del film del 1996, sia con l’uso di brani musicali che sono in entrambi i film come Tarzan Boy nella scena del matrimonio dei Mazzalupi o Tu sei l’unica donna per me. In più c’è il vuoto lasciato da Piero Natoli ed Ennio Fantastichini di cui si avverte comunque la loro presenza, anche come fantasmi.

Come il film precedente, anche Un altro ferragosto è scritto dal regista con Francesco Bruni a cui si è aggiunto anche Carlo Virzì. E riesce ancora a mettere a fuoco tutti i personaggi con estrema accuratezza ma anche con una passione umana contagiosa, Ci sono i protagonisti del vecchio cast (Silvio Orlando, Laura Morante, Sabrina Ferilli, Paola Tiziana Cruciani, Gigio Alberti, Claudia Della Seta, Raffaella Lebboroni, Silvio Vannucci, Rocco Papaleo, Lele Vannoli) a cui si aggiungono ‘new entry’ come gli ispiratissimi Andrea Carpenzano, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli, Anna Ferraioli Ravel e soprattutto un grande Christian De Sica, vera incarnazione dell’arte di arrangiarsi della commedia all’italiana. Il suo ballo disperato al matrimonio con Laura Morante richiama la scena della locomotiva di Ugo Tognazzi in Io la conoscevo bene proprio per come incarna l’in/consapevolezza del ridicolo. In più i dettagli sono sempre studiatissimi, a cominciare da parole entrate nel vocabolario sociale/politico recente come ‘radical chic’, termine che può trasformarsi, come nel caso di Sandro, in un insulto.

Ma Un altro ferragosto non è solo una riuscita commedia di costume. Ha un sentimento ‘truffautiano’ nei confronti dei suoi personaggi, un legame che va oltre il film. Forse i protagonisti sono come i ‘sogni ‘felliniani’ di Virzì che aspettano solo il momento giusto per tornare in vita sullo schermo. Forse però c’è il sentimento alla Richard Linklater di catturare ogni momento della propria esistenza, prima che svanisca nel passato. Proprio dal regista statunitense, quasi in un controcampo di Ferie d’agosto, c’è il lavoro fatto sui corpi di Agnese Claisse ed Emiliano Bianchi rispettivamente nei panni di Martina e Ivan. Nel film del 1996 erano rispettivamente una bambina di 8 anni e un adolescente. Qui sono ormai cresciuti ma davanti a loro sembra di sfogliare un album di famiglia. È l’effetto Boyhood?

 

Regia: Paolo Virzì
Interpreti: Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Christian De Sica, Laura Morante, Andrea Carpenzano, Vinicio Marchioni, Anna Ferraioli Ravel, Paola Tiziana Cruciani, Agnese Claisse, Gigio Alberti, Claudia Della Seta, Raffaella Lebboroni, Silvio Vannucci, Emanuela Fanelli, Rocco Papaleo, Lele Vannoli, Liliana Fiorelli, Milena Mancini, Maria Laura Rondanini, Ema Stokholma, Lorenzo Nohman, Emiliano Bianchi, Lorenzo Saugo, Fabrizio Ciavoni, Palmira Cassetta, Lorenzo Balducci, Chiara Sani
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 124′
Origine: Italia, 2024

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2
Sending
Il voto dei lettori
2.95 (22 voti)
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