"Un week-end da bamboccioni", di Dennis Dugan

Chris Rock, Kevin James e Adam Sandler in Un week-end da bamboccioni
Per gli italiani è sempre difficile comprendere l'infantilismo americano, che è quasi un sentimento nazionale. Con la scusa di insegnare ai figli il valore dell'esperienza condivisa e dell'amicizia, i cinque protagonisti di Grown Ups si divertono un mondo a rivivere la propria pubertà. L'eccezionale talento di Adam Sandler evita la rischiosa trappola dello schematismo e della facile pedagogia: il cast è tanto affiatato che alcune gag sembrano il felice esito di qualche outtakes

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Chris Rock, Kevin James e Adam Sandler in Un week-end da bamboccioniAll’inizio della sua lunga esperienza da inviata negli Stati Uniti, Oriana Fallaci non riuscì a fare a meno di notare una caratteristica comune a tutti gli americani adulti: il loro profondo infantilismo. Tanto da arrivare a scrivere – in un numero de L’Europeo degli anni sessanta – che alla fine Disneyland non era stata costruita per i bambini, ma esclusivamente per i loro affannati genitori. Le sue parole suonano opportune nel caso di Grown Ups, che oltreoceano è stata la commedia più vista dell’estate: la traduzione italiana del titolo è indicativa di come questo atteggiamento sia tradizionalmente considerato sconveniente nella cultura italiana. Dietro la scusa di insegnare ai loro figli l’importanza dell’amicizia e delle esperienze vissute e condivise, i cinque protagonisti di Grown Ups sfruttano l’occasione di fare quello che sognavano di fare da anni: tornare ad essere adolescenti per un week-end, senza dover rinunciare al lusso delle loro mogli (come invece capita sempre ai nevrotici professionisti che hanno l’occasione cinematografica di tornare agli anni del liceo…). Negli ultimi anni, quello della crescita è diventato uno dei temi portanti del genere: è sufficiente ricordare il trionfo di The Hangover, la cronaca delle conseguenze dell’addio al celibato di quattro ragazzoni in gita a Las Vegas, narrata con un tono sospeso tra l’irriverente complicità e il paterno moralismo. Grown Ups non possiede la geniale scrittura di Jon Lucas e Scott Moore – tutta costruita sul fuori campo delle cause e quindi sull’imprevedibilità degli effetti; tuttavia, può rivendicare un cast formidabile, dominato dalla straordinaria presenza di Adam Sandler. Il divo americano è tornato a lavorare con Dennis Dugan, che già lo aveva diretto in Zohan, in I Now Pronunce You Chuck and Larry e in Big Daddy: l’attore non poteva fare a meno di scegliere un regista con cui sentirsi a proprio agio, specie in un film che ha anche scritto e prodotto. Sandler ha l'eccezionale capacità di rendere spontaneo tutto quello che lo circonda. Grown Ups si muove su un terreno scivoloso: quello che vuole piegare la commedia ad una funzione pedagogica, quasi di esaltazione dei valori familiari. E’ un’ambizione rischiosa, che può portare a fallimenti come quello de L’isola delle coppie, in cui è recentemente incappato il suo amico Vince Vaughn. Se riesce ad evitare questa trappola, è grazie al modo in cui Sandler sa creare un clima di connivenza con i suoi colleghi, al punto che spesso alcune battute hanno il sapore di una felice improvvisazione, come se alcune gag fossero davvero degli outtakes: chi se ne giova di più è soprattutto Kevin James, che ha collezionato un altro successo dopo quello primaverile di Paul Blart (il lungo sketch in cui disturbano David Spade che dorme). Le doti drammatiche di Sandler lo aiutano a reggere il lato più sentimentale del film, quello della stagione perduta e improvvisamente ritrovata negli affanni della vita quotidiana: è una morale schematica e scontata, che però vibra della stessa malinconia che aveva regalato in Funny People di Judd Apatow.

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Titolo originale: Grown Ups
Regia: Dennis Dugan
Interpreti: Adam Sandler, Chris Rock, Kevin James, Rob Schneider, David Spade, Salma Hayek, Maria Bello
Distribuzione: Sony Pictures
Durata: 102'
Origine: USA, 2010

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