Venom – La furia di Carnage, di Andy Serkis

Un sequel naturale del film del 2018 che però tradisce le attese. La caratterizzazione dell’antieroe non va mai in profondità e manca anche l’appeal grafico.

Venom aveva riscosso più successo tra il pubblico che tra la critica internazionale. In pochi erano riusciti a capire se il film avesse davvero altri obiettivi oltre a quello di sfruttare la popolarità preesistente del personaggio. Il risultato finale aveva persino messo in dubbio le capacità di Ruben Fleischer. Era stato il regista a non saper sfruttare le ghiotte occasioni che la doppia personalità del protagonista offriva alla sceneggiatura? La presenza di Tom Hardy e di Michelle Williams legittimava delle ambizioni superiori alla solita storia al servizio delle esigenze spettacolari. Invece, Venom era un film non troppo divertente ed era visivamente molto meno stupefacente di un classico avengers-movie.

Venom: la furia di Carnage era il suo sequel naturale anche perché introduceva finalmente la sua nemesi storica. Infatti, il simbionte alieno che vive dentro Eddie Brock ha una progenie rossa addirittura meno docile. L’avvicendamento alla regia sembrava poter sanare le promesse disattese del primo film. Andy Serkis non è solo lo specialista del performance capture ma è anche il punto di riferimento della moderna schizofrenia cinematografica. Il suo capolavoro professionale è la pradigmatica interpretazione di Smeagol/Gollum in The Lord of the Rings. La sua supervisione lasciava sperare che i duetti solitari di Tom Hardy con la sua anima nera apparissero meno ridicoli.

Carnage è stato l’ultimo villain formidabile per la prima generazione di lettori di Spider-Man. La sua mattanza fu il soggetto di un lunghissimo cross-over che coinvolse quasi tutto il suo universo narrativo. La sua ascesa fu l’ultimo bel ricordo prima che la famigerata saga del clone allontanasse i boomer di allora. Venom ha apparentemente tagliato i ponti con la continuity dell’arrampicamuri ma quasi tutto il suo fandom viene pur sempre da lì. La curiosità verso ogni suo nuovo adattamento cinematografico basta da sola a sostenere un hype di successo. La domanda resta pur sempre la stessa: questa volta, il film è riuscito ad andare oltre e a stupire gli spettatori? La risposta non lascia spazio a grandi entusiasmi.

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La caratterizzazione dell’antieroe resta ancora in mezzo al guado e le suggestioni più coraggiose non vanno mai in profondità. Il franchise cerca invano di essere esilarante come Deadpool e avere anche una sfumatura dark che purtroppo resta solo in alcune scenografie fotografate da Robert Richardson. Venom: la furia di Carnage resta un film che si ferma alle intenzioni e si appoggia solo al carisma dei suoi interpreti. Woody Harrelson si prodiga in una performance di manierismo assoluto ma il copione non gli chiede niente oltre all’apparenza. La sua fisionomia e il suo repertorio erano perfetti per incarnare Cletus Kasady e tanto basta.

Eppure, ci sono dei momenti in cui lo script di Kelly Marcel sembra ammiccare addirittura al serial killer psicopatico di Shocker (1988). La sequenza dell’esecuzione fa venire in mente lo sfortunato boogey-man interpretato da Mitch Pileggi. Tuttavia, il film di Wes Craven non poteva essere il modello per quello che è pur sempre un parental guidance. Il confine tra l’appiattimento e l’audacia non viene nemmeno lontanamente forzato. Il CGI interviene in soccorso tutte le volte che un’idea interessante sta per essere sviluppata. Purtroppo, i combattimenti e i massacri non hanno nemmeno un grande appeal grafico. Venom: la furia di Carnage vive lo stesso complesso del suo eroe e finisce per essere troppo ammaestrato. Un predatore che si nutre cervelli umani può convivere con la frustrazione di non poterlo fare?

Andy Serkis mette su una caccia disperata a dei surrogati che non valgono mai l’originale. Venom può succhiare le teste ma solo fino ad un certo punto e Carnage lo fa in una confusione di effetti speciali. Le scene non possono mai essere troppo cruente e le immagini non possono mai essere troppo impressionabili. È chiaro come questi presupposti uccidano solo le potenzialità dei due rivali. La crisi esistenziale del simbionte ruota intorno alla ricerca della sua vera natura ma è difficile trovarla in un film che non sa nemmeno la sua. Tom Hardy cerca di entrare di più nel personaggio e questa volta cura anche il soggetto. Tuttavia, la sua interpretazione non ha nemmeno un barlume di quella complicità che c’è tra Ryan Reynolds e Deadpool.

Michelle Williams è un caso esemplare di un progetto complessivo che è perennemente sottoutilizzato. Non si riesce a capire se i battibecchi da commedia sentimentale sboccata tra Eddie Brock e il suo parassita debbano essere presi sul serio o siano il prodotto di un umorismo infelice. Sono forse una nuova formula? La sua controparte femminile vi assiste senza capire come ogni spettatore. Tra di loro c’è un’attrazione omosessuale o è solo la rivalità di due maschi alfa che devono convivere nello stesso corpo? Nel primo caso, il film manca di intraprendenza; nel secondo, ha un difetto di verve. E se fosse bastato farne un buddy-movie per uscire dal vicolo cieco?

Venom: la furia di Carnage tratteggia anche una conflittualità tra padre e figlio alieni e un amore al massimo tra l’assassino sociopatico e la sua amante pazzoide. Però, tutto deve essere schiacciato in vista dell’inevitabile showdown nella Grace Cathedral di San Francisco. L’unica location gotica della storia che non ha una funzione esclusivamente accessoria. È troppo per un film che arriva a malapena ad un’ora e mezzo di durata e non sa mai bene da dove cominciare. L’unico sussulto arriva dopo i titoli di coda ma è l’ennesima resa per chi pensava che il personaggio potesse camminare da solo.

Titolo originale: Let There Be Carnage
Regia: Andy Serkis
Interpreti: Tom Hardy, Michelle Williams, Woody Harrelson, Naomie Harris, Reid Scott, Stephen Graham
Distribuzione: Sony Pictures Italia/Warner Bros. Italia
Durata: 97’
Origine: USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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