FILM IN TV: "Un tranquillo weekend di paura" di John Boorman
Nel film di Boorman la bellezza delle acque, delle rocce, delle rapide diventa terribile perché irrimediabilmente perduta: essa si ritrae e si nasconde da uno sguardo che ha perso la propria innocenza, da sempre, dall'istante in cui il piede del primo colono si posò sul suolo americano. Lunedì 19 dicembre ore 3:35 Italia 1.

Nel dizionario italiano-inglese il sostantivo "descent" è tradotto come "discesa", ma anche come "discendenza". Nella mente di molti esso rimanderà invece al film horror dell'anno, girato dall'inglese Neil Marshall e ispirato, in diretta discendenza, a Un tranquillo weekend di paura dell'inglese John Boorman. Due storie di spedizioni sciagurate, due ambienti opposti e complementari come la grotta (chiusura, stasi) e il fiume (apertura, flusso inarrestabile), ma accomunati dallo stesso assurdo nome: Cahulawassee (Chattooga nell'edizione italiana). Sia detto ciò soltanto per ribadire l'importanza seminale del film di Boorman, indagine sull'animo umano prima ancora che studio sul rapporto uomo-natura. La storia, tratta dal romanzo di James Dickey, racconta di quattro amici di Atlanta (John Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty, Ronny Cox) che attraversano in canoa i territori incontaminati dei monti Appalachi, anima d'America, nella classica ricerca di se stessi celebrata da tanta letteratura statunitense, Whitman e Thoreau in primis, e perpetuata in quegli anni dalla mitologia hippie. Non sarà gradevole scoprire che quell'anima genera mostri, e che quei mostri sono loro stessi. Che la loro fuga verso la libertà potrebbe culminare in una disperata invocazione della legge; che il volto infantile e deforme d'America, quello che si preferisce occultare e sommergere, discende (descent) direttamente dalla sacra stirpe dei pionieri e suona il banjo. Ecco cosa aggiunge Boorman all'esplorazione critica della mitologia americana intrapresa in quegli anni da Steven Spielberg sulla strada con Duel, 1971, (addio Kerouac) e sul mare con Lo squalo, 1975, (addio Melville): dà al lato oscuro di una nazione un volto umano. La bellezza delle acque, delle rocce, delle rapide diventa allora terribile proprio perché irrimediabilmente perduta: essa si ritrae e si nasconde da uno sguardo che ha perso la propria innocenza, da sempre, dall'istante in cui il piede del primo colono si posò sul suolo americano. La natura è imperscrutabile, proprio nel senso che non si può scrutarvi attraverso. Il motivo dei rami fuori fuoco davanti all'obiettivo, protese come dita o maledizioni, esprime proprio questa incertezza dello sguardo. Confrontatelo con l'uso che M. Night Shyamalan fa dello stesso espediente in The Village trentadue anni dopo: quale vi sembra più azzeccato?
Titolo originale: Deliverance
Regia: John Boorman
Interpreti: Burt Reynolds, John Voight, Ronny Cox, Ned Beatty
Durata: 110'
Lunedì 19 dicembre ore 3:35 Italia 1
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