TORINO FILM FESTIVAL - Dall'occhio all'orecchio... la rivoluzione del Festival: arriva il Sistema Cinema Piemontese

Ce lo aveva annunciato nell'intervista Steve Della Casa, oggi è ufficiale: è nato il Sistema Cinema Piemontese, 25 milioni di euro per la produzione di film, all'attacco di Cinecittà. E Mentre a Berlino Barbera dichiara: "Roma cambia le regole non scritte a cui i Festival si sono finora attenuti", Nanni Moretti annuncia il "nuovo corso" in vivavoce...

Sulle linee tracciate dalle dichiarazioni rilasciateci da Steve Della Casa nell'intervista dello scorso 12 gennaio, si delineano sempre più con maggiore chiarezza quelle che sono le dinamiche, economiche e culturali, che stanno dietro al cambiamento, che tante polemiche ha suscitato, del Torino Film Festival. E' una sorta di nuovo "triunvirato" (un po' alla romana...), che prende in mani le redini del Cinema in Piemonte, con intenti neanche tanto nascosti di puntare ad obiettivi nazionali e internazionali. Se qualche malpensante riteneva che l'obiettivo della "rivoluzione" torinese fosse la guerra alla Festa del Cinema di Roma (o l'adeguamento ai meccanismi imposti da questa), ebbene si era sbagliato: è Cinecittà, ovvero il cuore della produzione cinema nazionale.  Barbera, Della Casa, Moretti: Museo, Film Commission, Festival. Tre "magnifici cinquantenni" che stanno rilanciando il Piemonte come il nuovo "cuore produttivo" e culturale del cinema italiano. Obiettivo ambizioso? Forse, ma il triumvirato ha le carte in regola per "sfondare" sull'obiettivo di "deromanizzare" il nostro cinema.  Del resto le dichiarazioni rilasciate in questi giorni, a Berlino, durante la presentazione del nuovo Torino Film Festival, non lasciano adito a cattive interpretazioni. Alberto Barbera, interrogato sulla Festa del Cinema di Roma, ha detto: «Roma cambia le regole non scritte a cui i Festival si sono finora attenuti. E' logico che aumentino nervosismi e frizioni che vanno al di là della competizione. E poi si sa, sono i soldi che cambiano gli equilibri». Già, i soldi. Sono sempre quelli a "cambiare gli equilibri". Ed eccoli, i soldi, annunciati dal combattivo e focoso  assessore alla cultura Gianni Oliva (quello che nel periodo infuocato della "battaglia di Torino" disse che avrebbe cacciato a pedate Rondolino se si fosse presentato in comune!...): "Abbiamo istituito un fondo di investimento dal budget iniziale di 20-25 milioni di euro, in cui convergeranno anche finanziamenti privati, da parte inglese e americana. Le modalità di erogazione e i criteri per la selezione dei titoli che potranno beneficiarne saranno annunciati all'inizio di marzo. E' però certo che almeno il 25% delle produzioni dovranno avere base a Torino o in Piemonte e che l'obiettivo è finanziare progetti di grossa portata e ambizione commerciale, dal budget minimo di 2 milioni di euro".

Ecco il nuovo polo produttivo che prende luce. Cosa si produrrà? Oltre al progetto, già in fase di realizzazione, di  San Pietroburgo, per la regia di Giuliano Montaldo, il 2007 ha in cantiere: il thriller Zodiaco di Eros Puglielli; Hotel Menia, sulle vicende di un gruppo di ebrei italiani dopo l'armistizio dell'8 settembre, per la regia di Carlo Lizzani,  e  Sangue pazzo con Monica Bellucci e Luca Zingaretti diretto da Marco Tullio Giordana. Insomma, a giudicare da i nomi dei registi c'è davvero da leccarsi i baffi e di attendere con ansia questi nuovi film italo/piemontesi!

Ma il nuovo corso torinese ha già iniziato quelle "strategie di comunicazione" che il teorico Steve Della Casa aveva annunciato: complice una (provvidenziale?) influenza, Nanni Moretti non è potuto andare di persona alla presentazione del Festival a Berlino (curiosa questa storia di presentare i nostri Festival all'estero, anche la Festa del Cinema fece in Francia la sua prima apparizione, segno della "internazionalizzazione" dei nostri Festival: e se Marco Muller presentasse la prossima Mostra del Cinema di Venezia durante la serata degli Oscar?), ma, con una trovata fantastica, è intervenuto in vivavoce attraverso il cellulare di Alberto Barbera, creando un effetto da un lato umoristico (la voce del regista romano che parlava in tedesco pare sia stata esilarante) dall'altro anche di tipo "teorico", dove sono evidenti gli influssi del tardo pensiero macluhaniano.  Risultato: ne hanno parlato tutti! Chissà se fan parte delle nuove strategie di promozione del Festival anche le derive gossip (tutti a comprare "Novella 2000" questa settimana!) della vita privata di Nanni Moretti... Resta impressa, però la sua frase, riportata da tutti gli organi di stampa: "Venezia, Roma e Torino hanno pubblici diversi e obiettivi diversi e quindi fra loro non si fanno concorrenza..." e poco dopo ha aggiunto: "Non so fino a quando riuscirò a continuare a dire queste cose e non quello che penso".

 

Insomma: il nuovo Festival è lanciato e se è vero che restano le macerie di quello che fu, nessuno si strapperà i capelli per una "Detours" o un "Americana" (forza Emanuela Martini, ci aspettiamo una magnifica e alternativa "inglese"....!), perdute, se in cambio avremo finalmente un polo culturale e produttivo in grado di rilanciare il nuovo cinema italiano, di cui Montaldo (76 anni) e Lizzani (85 anni) sono i "giovani" artefici del grande rilancio. Del resto se i migliori cineasti del mondo sono oggi Clint Eastwood (76 anni) e De Oliveira (99 anni), gridare allo scandalo sarebbe da perfetti incompetenti. E poi, qui a Roma, ormai si pensa solo alla Tv, ed è prossimo il nuovo Festival "romano" di Laudadio/Marrazzo sulla Fiction, i primi di luglio. Guerra dei Festival o delle Regioni? Che meraviglioso Paese!

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