"La notte dei girasoli" di Jorge-Sanchez Cabezudo
Sorprendente l’esordio di Cabezudo. Più che un thriller classico, una cupa parabola sull’inestricabilità del caso e la caducità morale, spietato mosaico di un’umanità passiva e spregevole, dove il meccanismo narrativo “a incastro” viene supportato da una regia classica ed essenziale che evita di cadere nella miscela ricattatoria di un regista spesso furbo e sopra le righe come Inarritu
A due anni dal suo passaggio veneziano nelle “Giornate degli autori” esce finalmente nelle sale italiane La notte dei girasoli, opera prima scritta e diretta da Jorge-Sanchez Cabezudo che tanto entusiasmo riuscì a riscuotere tra il pubblico e la critica all’anteprima festivaliera. Diverse storie e personaggi che ruotano attorno a una località rurale della provincia spagnola, dove la casuale scoperta di una caverna sancisce l’inizio di una reazione a catena che coinvolgerà due speleologi, l’affascinante Gabi, un viscido venditore di aspirapolvere e un contadino scontroso e solitario.
Cabezudo tiene in pugno la carne e la mente. Lancia false piste, crea raccordi, ritorni, scarti improvvisi, gioca col tempo, i sentimenti e il dolore. Nega l’happy ending che non avrebbe senso, immergendo ogni possibile epilogo nell’impotenza passiva di una comunità che è già tragica.
Se la prima parte – probabilmente la migliore – è tutta giocata su un crescendo di tensione e violenza che culmina nelle scene madri dello stupro e dell’assassinio, la seconda – dedicata alle indagini della polizia – è più trattenuta e intimista. Più che un thriller, La notte dei girasoli è una cupa parabola sull’inestricabilità del caso e la caducità morale, dove il meccanismo narrativo viene supportato da una regia classica ed essenziale che evita di cadere nella miscela ricattatoria di un regista spesso furbo e sopra le righe come Inarritu.
Certo a volte la giustezza ritmica di dissolvenze e snodi narrativi è talmente impeccabile da far sorgere
addirittura il dubbio di un mestiere sin troppo oliato e consapevole per un esordio. Come se Cabezudo conoscesse già troppo bene i meccanismi ricettivi di un cinema dettagliatissimo per scrittura e atmosfere, finendo così con l’innamorarsi troppo di se stesso. Vaghi sospetti che per il momento ci proponiamo di abbandonare, perché, in tutta sincerità, La notte dei girasoli ci sembra davvero un grande film, capace di trasudare una maturità inaspettatà e di mangiarsi in un colpo solo la quasi totalità degli esordi italiani degli ultimi 5-6 anni. Un'opera senza compromessi che colpisce duro e sa emozionare con frammenti sospesi di sorprendente poesia (la danza nell’orto di Cecilio morente, i monologhi notturni di Amos al cimitero). Il grande merito di Cabezudo risiede soprattutto nel descrivere con lucidità spietata il suo perfetto mosaico fatto di personaggi mediocri, la cui doppia natura di vittime e carnefici è l’ideale corrispettivo di un contesto naturale desolante e febbrile. Personaggi come pedine che il regista comunque non rinuncia mai a “guardare”, cercando di rubar loro una disperazione reale che segna i volti e dà un’espressività tutta nuova al primo piano. In tal senso un elemento di ulteriore interesse del film spagnolo risiede proprio nella non scontata efficacia con cui l’autore riesce a far respirare le vite e i destini dei suoi protagonisti, soprattutto se rapportata al meccanismo “a incastro”, ineccepibile ma potenzialmente freddo, che costruisce il film.
Titolo originale: La noche de los girasoles
Regia: Jorge-Sanchez Cabezudo
Interpreti: Carmelo Gómez, Judith Diakhate, Celso Bugallo, Mariano Alameda
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 123'
Origine: Spagna/Francia/Portogallo, 2006
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