"Penultimo paesaggio", di Fabrizio Ferraro


Incontro solitario in una Parigi che avanza senza tregua, bianco e nero spiazzante e parole in una lingua che non appartiene a nessuno. Sinfonia dell'isolamento su musiche di Vivaldi, Bach e Paolo Fresu, Penultimo paesaggio riesce misteriosamente ad evitare la deriva solipsistica dello sperimentalismo, restando un film, nonostante tutto, concreto come i corpi e la luce della Ville Lumière che lo attraversano. Prodotto da Barocas sia, Boudou Film e Rai tre – Fuori Orario

 

 La realtà è diversa dal sogno!

Sono molto più giovane di quel vecchio

che immaginavo all’età di venticinque anni.

 

Antonio Delfini, Roma, 18 aprile 1956

Prefazione Il ricordo della Brasca


In Paris and in Rome and in places far from home. Cominciava così, con la voce cantilenante di Allison Show, una delle canzoni più oniriche dei Cranes. La vicinanza tra le due città è forse più evidente all’occhio anglosassone o nordico. E però il Penultimo paesaggio di Fabrizio Ferrario la richiama, la fa tornare agli occhi con i movimenti di macchina lenti e acquatici, su ( e sotto ) i ponti, le strade, le insegne della Ville Lumière. Curioso che proprio Parigi sia, e proprio in questi giorni, protagonista opposta, surreale, atemporale e beffardamente romantica del nuovo Woody Allen.

 

Due italiani persi nel paesaggio di Parigi, che non è mai ultimo ma perennemente penultimo perché ormai senza più limiti.

 

Persi ancor di più nel paesaggio vuoto oltre ogni solitudine e sprezzante dell’horror vacui di un appartamento-ufficio. Un uomo e una donna: non ci sono nomi, le parole sono poche, sempre successive agli incontri sessuali. La lingua che usano è l’inglese; non la loro e nemmeno quella del Paese che li ospita. È un altrove ostinatamente negato eppure così potente, che li inghiotte e li fa incontrare grazie ad un appuntamento al buio. Un blind date.

Denarrativizzare il racconto: il documentarista Ferraro fa sua la lezione di Straub&Huillet e di Chantal Akermann, però riesce ad evitare lo sbandamento solipsistico caro a molta sperimentazione. Il film  si presenta, ed è davvero, zarathustrianamente per tutti e per nessuno

Sarà forse merito di Parigi, che non è lo sfondo su cui si stagliano le figurine umane, ma entità in continua espansione, che non ha più confini, che avanza trascurando il fuori e il dentro e le differenze di classe. Così le analisi topografiche illuminano i cerchi concentrici  della città che scorre con il suo acquedotto, travalicando mura e protezioni che non hanno più senso.

Sarà forse per i due ( non ) protagonisti e non professionisti Luciano Levrone e Simona Rossi.

Facile l’accostamento, per la situazione, per l’età di lui e quella di lei, per – ancora e soprattutto – Parigi, con l’ultimo tango di Bertolucci. E però mentre lì la crudezza e la violenza di un romanticismo decadente e tutto sommato narrativo sfociava nel rosso e nel colore acceso della fotografia di Storaro, Ferraro usa un bianco e nero fatto di contrasti e giochi di luce. Nulla è concesso al morboso voyeurismo che aizzò la censura e  tante noie diede a Bertolucci: in Penultimo paesaggio il rapporto tra i due è intuito, spezzato continuamente, e con lentezza. 

Sinfonia della solitudine sulle note di Vivaldi, Bach e Paolo Fresu,  Penultimo paesaggio, con le sue figure tagliate negli interni, oppure lasciate vagare negli esterni – con tutti gli imprevisti del caso: la ragazza che, durante le riprese, entra in campo e chiede cosa ci sia di tanto interessante da riprendere – è la (non)lingua della modernità, la ricerca del contatto attraverso incontri solitari, attraverso il consumo. Inutile parlare della solita incomunicabilità: qui invece si comunica molto, con i corpi, la luce, i rumori, la musica. Con l’acqua, con il flusso dello spazio. Come nella lenta avanzata finale, che lascia alle spalle le parole e le faccende umane e evoca  il viaggio-zoom di Michael Snow e del suo Wavelenght.

Prodotto da Barocas sia, Boudou Film e Rai tre – Fuori Orario.

 

 

Regia: Fabrizio Ferraro

Interpreti: Luciano Levrone, Simona Rossi, Antonin Desprarires, Daniele Di Bonaventura, Paolo Fresu, Ludovico Takeshi Minasi, Dmitry Sinkovsky, Boris Begelman

Distribuzione: Movimento Film
Durata: 114'

 

 

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Il canto del tramonto per Terence Davies
Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn  
CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa