“Alvin Superstar 3 – Si salvi chi può”, di Mike Mitchell
La seconda parte del film decide di abbandonare quasi completamente la compagine umana, evitando quasi del tutto l’interazione tra gli attori e i criceti canterini realizzati in CGI, che invece, naufraghi su di una vasta isola selvaggia e deserta, avranno in sostanza a che fare unicamente con figure inanimate. Ma il sogno di Mike Mitchell di riportare Alvin Superstar al cinema alla sua dimensione originaria di pura animazione, affrancata dalla carne e dalle ossa, è destinato purtroppo a restare compiuto a metà
Mike Mitchell sembra fare suo l’imbarazzo di Ian, il produttore discografico antagonista dell’intera serie cinematografica dei Chipmunks (interpretato da David Cross, attore anche “serio” – era l’Allen Ginsberg di I’m not there, ma i più lo ricorderanno per il fenomenale ruolo di Tobias Fünke nella serie-capolavoro Arrested Development), costretto nella prima parte di questo terzo film a vestire gli ingombranti panni della mascotte della nave da crociera su cui si sono imbarcati Jason Lee e il suo seguito di criceti canterini in coppia (l’uomo si porta appresso adesso anche il trio delle Chipettes). Ovviamente, Alvin e i suoi trasformeranno il viaggio navale in una continua catastrofe di gag disastrose e siparietti musicali (strepitosa la gara di ballo in discoteca delle Chipettes contro il solito gruppo di reginette della pista impettite e snob). Mentre Ian si nasconde all’interno di un patetico costume da pellicano gigante per poter continuare a perseguitare i nostri eroi del falsetto, responsabili della sua rovina artistica e professionale, e il film porta avanti proprio un primo atto goffo e grossolano come le movenze del personaggio.
E però il pupazzone da pellicano setta già le coordinate per la seconda parte del film, decisamente più interessante, in cui Mitchell in sostanza decide di abbandonare completamente la compagine umana, evitando quasi del tutto l’interazione tra gli attori e i personaggi realizzati in CGI, che invece, naufraghi su di una vasta isola selvaggia e deserta, avranno in sostanza a che fare unicamente con figure inanimate. Il parallelo è con il personaggio di Jenny Slate del SNL, che fa il verso a Cast Away e dispersa sullo stesso atollo ha fatto amicizia con tutta una serie di palle da basket, da baseball, da rugby, “umanizzate” con volti sorridenti a pennarello. Lasciati liberi di piroettare e saltellare per tutta la location, Chipmunks e Chipettes cantano però relativamente poco (giusto una esilarante versione di Survivor delle Destiny’s Child) e ricorrono ad una trovata rubata al terzo Toy Story (in cui folleggiava una versione amante latino di Buzz Lightyear) trasformando – a causa del morso d’un ragno velenoso – il pavido e occhialuto Simon in uno spericolato avventuriero macho dal fascino irresistibile e dalle origini francesi.
Peccato che presto Dave e Ian attraccheranno sulla stessa spiaggia alla ricerca degli animaletti squittenti, per poi trovarsi a fare i conti proprio con la naufraga Zoe, che si rivela una matta ben poco innocua al contrario di quanto desse a vedere: il sogno di Mike Mitchell di riportare Alvin Superstar al cinema alla sua dimensione originaria di pura animazione, affrancata dalla carne e dalle ossa, resta così compiuto a metà.
Titolo originale: Alvin and the Chipmunks: Chipwrecked
Regia: Mike Mitchell
Interpreti: Jason Lee, Justin Long, Matthew Gray Gubler, Jesse McCartney, Christina Applegate, Anna Faris, Amy Poehler
Origine: USA 2011
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 87'
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