Il venditore di medicine. Incontro con Antonio Morabito, Claudio Santamaria, Isabella Ferrari e il cast

È stata presentato questa mattina a Roma Il venditore di medicine, ultimo film del regista Antonio Morabito (Cecilia,Che cos'è un Manrico). La pellicola vede nel cast Claudio Santamaria (Romanzo Criminale, L'ultimo bacio, Diaz), Isabella Ferrari (E la chiamano estate, Caos Calmo), Evita Ciri (Pa-ra-da, Figli-Hijos) e il giornalista Marco Travaglio. Il film sarà distribuito in 50 copie dall’Istituto Luce Cinecittà a partire dal prossimo 29 aprile.
 
 
Da cosa siete partiti per realizzare un film come questo? 
Amedeo Pagani Abbiamo avuto la fortuna di poter trarre le informazioni necessarie da una fonte diretta, cioè un vero informatore al servizio di case farmaceutiche che ci ha aiutato a ricostruire in maniera credibile l’ambiente e le dinamiche di quel mondo corrotto.
 
Antonio Morabito Sono partito da una vicenda personale, ovvero la malattia di mio padre, che mi ha portato a contatto con informatori di varie case farmaceutiche. Tuttavia non volevo semplicemente inserire in un film le mie vicende personali; sono state uno stimolo ad interessarmi a una tematica. Ci tengo a precisare che il film non è un inchiesta, la tematica trattata è stata adattata a una sceneggiatura drammatica. Volevamo evitare di trasformare Il venditore di medicine in una fredda inchiesta, e al tempo stesso non volevamo “pietismi”; quindi ho scelto di adottare un approccio diretto e secco.
 
La tematica trattata nel film è a dir poco spinosa. Vi aspettate boicottaggi o censure di qualche tipo?
Antonio Morabito: Sinceramente non so come sarà accolto il film. Tuttavia già dalle fasi di lavorazione abbiamo subìto costanti proteste da medici, ospedali e case farmaceutiche. Dopo una delle prime conferenza stampa, è stata revocata la disponibilità a girare alcune scene presso l’Oncologico di Bari, uno degli ospedali con cui erano stati presi accordi. Pochi giorni dopo due medici associati allo stesso ospedale hanno dato forfait, togliendoci la possibilità di girare nei loro studi privati. Ancora, dopo il festival di Roma, la Federazione dell’Ordine dei Medici (FNOMCEO) ha preso le distanze dal nostro film.
 
Claudio Santamaria e Isabella Ferrari, che ne pensate dei vostri personaggi e del film in generale?
Claudio Santamaria: Nel film non ci si sofferma sui “piani alti”, ma si guarda più alle ultime ruote del carro, a quelle persone comuni che sono la base di un meccanismo malato e corrotto. Il mio personaggio è una vittima incastrata in questo meccanismo, un uomo che arriva a perdere tutto per inseguire il successo.
 
Isabella Ferrari: Il mio personaggio è quello di una donna costretta dai superiori a comandare istericamente nei confronti dei suoi sottoposti, senza farsi alcuno scrupolo per salvare il posto. Infatti oltre a quello delle case farmaceutiche, nel film c’è anche il tema dell’alienazione prodotta dal lavoro e dal mondo di oggi, viziato da una competizione senza esclusione di colpi.
 
 
Marco Travaglio, come sei stato coinvolto nel film?
 
Marco Travaglio: Stavo facendo uno spettacolo a Firenze e Antonio mi ha fatto la proposta, quasi per scherzo. Poi ci siamo ritrovati a Roma presso la sede del Fatto Quotidiano e abbiamo deciso di fare sul serio. Ovviamente non mi ritengo un buon attore, ma se la mia presenza può contribuire in qualsiasi modo a far parlare di una tematica-tabù come quella affrontata nel film, allora va bene.
 
 
La terminologia usata nel film dagli informatori farmaceutici nei confronti dei medici corrisponde alla realtà?
 
Antonio Morabito: Assolutamente si. In base alle informazioni che siamo riusciti a reperire, nel gergo degli informatori farmaceutici ogni medico ha un nomignolo in base alla quantità e al valore dei farmaci che può piazzare sul mercato. Si parla di penne, regine, squali e così via. Questo ci da idea di quanto oggi, non sempre per fortuna, la figura del medico abbia perso i suoi contenuti etici. Il medico di oggi è più simile a un venditore, pronto a propinare farmaci inutili, o peggio dannosi, solo per un ritorno economico.