SERIE TV – The Terror

Per secoli il cosiddetto passaggio a nord-ovest, il collegamento marittimo tra l’Atlantico e il Pacifico attraverso il Circolo Polare Artico, è stato una delle rotte più agognate per le potenze marittime europee, spinte da arroganti pretese economiche (una scorciatoia del genere farebbe risparmiare migliaia di miglia marittime alle navi mercantili) e dalla fame di appropriarsi anche dell’ultimo territorio inesplorato, il deserto bianco del Polo Nord. Tra le tante spedizioni organizzate in quei luoghi glaciali, una delle più (tristemente) famose fu quella inglese del 1845 capitanata da Sir John Franklin. Composta di alcune delle migliori navi della flotta britannica, la Erebus e la Terror, la spedizione rimase bloccata per diversi inverni tra i ghiacciai artici, facendo poi perdere completamente le sue tracce.  La storia delle due navi e del loro sfortunato equipaggio, all’epoca, suscitò un enorme scalpore nell’opinione pubblica inglese (costringendo l’ammiragliato a organizzare decine di missioni, infruttuose, alla ricerca di sopravvissuti) e influenzò per secoli il loro immaginario collettivo. Nel 2007 la rielaborazione fantastica di questo misterioso episodio ha avuto la sua vetta con il lavoro dello scrittore Dan Simmons che ha tramutato la storia della spedizione in una terrificante metafora sull’umanità, una fotografia dello straziante scontro tra naturale animalità e raziocinio spericolato.

A dieci anni dalla pubblicazione del romanzo, l’epopea degli uomini della Terror rivive nei piccoli schermi mondiali (in Italia grazie ad Amazon Prime Video), grazie al lavoro dello sceneggiatore David Kajganich (A Bigger Splash) e alla sapiente produzione della Scott Free di Ridley Scott. Con Taboo, altra serie prodotta da Scott, e ambientata qualche secolo prima, The Terror s’inserisce in una (ri) lettura spietata dell’Inghilterra delle Rivoluzioni Industriali. Distruggendo il modello Sherlock Holmes, l’uomo che con il suo ingegno infinito rappresenta la superiorità morale/razionale dell’Homo britannicus, racconti come questi mostrano il lato oscuro di una Nazione, in un’epica, dove le prime vittorie dell’industrializzazione, con tutti i germogli del turbocapitalismo del nuovo millennio che portano con sé, anticipano il ritratto spietato del mondo che ci circonda. The Terror e Taboo guardano (e degenerano) la tradizione letteraria delle novelle sociali di Dickens o delle avventure “esotiche” di Kipling e di Conrad, narrando il destino di un paese talmente spinto sulla strada di progresso bulimico, scientifico e coloniale, da rompere definitivamente con il passato ancestrale. Gli Inglesi di questo ottocento iper-illuminista hanno ormai rinnegato le loro ascendenze celtiche e i miti fondativi del governo etico di Camelot. Il ruolo di padroni d’Europa richiede un sacrificio culturale che, però, non può non richiedere un prezzo.

I demoni americani che tormentano il Tom Hardy di Taboo o l’enorme  e feroce creatura che terrorizza gli uomini della Terror hanno, allora, una duplice e decisiva natura. Sono, infatti, allo stesso tempo le anime pure (e violente) di culture incontaminate non ancora pronte a sciogliersi nel vuoto del ventesimo secolo, e gli ultimi fantasmi dei natali passati, venuti a mettere gli inglesi di fronte ai loro peccati ai loro (e nostri) destini di rinnegati. I protagonisti di queste storie diventano le prime vittime di una contraddizione cultura, di una frattura antropologica che li trascina dentro l’oblio. Messi di fronte alla loro vera natura, svuotati dall’ipocrisia del raziocinio infallibile e dall’illuminista fiducia verso il prossimo, questi uomini da pionieri del progresso diventano animali voraci, da eroi dell’Impero e di Nostro Signore si ritrovano a considerarsi degli sfortunati sopravvissuti, tanto segnati dall’orrore che hanno visto (e compiuto) da non poter mai ritornare finalmente a casa. La fine della Terror e la punizione che hanno pagato i suoi uomini, però, sono solo un’effimera e temporanea vittoria di un Mondo che, per spogliare i suoi invasori dalle loro ipocrisie, si sacrifica alla loro ferocia. Perché l’occidentale, pur riportato alla sua ferina animalità, si conferma sempre il predatore peggiore, disposto a tutto pur di saccheggiare terre incontaminate, stuprare culture vergini e massacrare divinità. E se tutto questo è fatto per la propria fame bestiale o per la gloria del loro Impero, ormai, non ha più nessuna importanza.