A casa tutti bene. Incontro con Gabriele Muccino e il cast

Si è da poco concluso l’incontro stampa che ha visto oggi presentare, a Roma, il nuovo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene, ultima fatica tutta italiana che segna il ritorno del regista nel nostro Paese dopo molti anni di lavoro trascorsi negli Stati Uniti. Muccino è accompagnato in questa nuova avventura da un cast letteralmente stellare della cinematografia nostrana, tra ritorni dal passato (Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, tutti e tre al loro terzo film con il regista e, su tutti, la grande Stefania Sandrelli, che con lui aveva già collaborato ne L’ultimo bacio del 2001) e nuovi incontri fortunati (Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Giampaolo Morelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi e una luminosa Sandra Milo). Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 14 febbraio, distribuito da 01 Distribution in oltre 500 copie.

Grande protagonista dell’incontro, Muccino esordisce raccontando alla stampa il suo personale punto di vista su questa storia – scritta da lui insieme a Paolo Costella, con i contributi di Sabrina Impacciatore – , incentrata appunto sulla famiglia intesa come grande metafora e paradigma stesso della società degli uomini in senso universale, quasi una summa della varietà di dinamiche dell’animo umano al cospetto delle diverse situazioni di vita, le quali scaturiscono per la maggior parte – e in nuce – proprio all’interno dei moti familiari. Il regista interpreta il suo film come un vero e proprio «viaggio epico», unico e preziosissimo, che lo ha fortemente emozionato anche grazie all’incredibile contributo dato dal talentuoso cast, che ha lavorato duramente su ciascun personaggio, restituendo un campionario umano variegato ma fedelmente rispondente alle intenzioni di Muccino, rendendo ognuno dei soggetti ben riconoscibile, senza il peso di giudizio alcuno.

Dopo il regista, è il turno della grande star della giornata, ossia Stefania Sandrelli, che nel film ha impersonato Alba, modello esemplare di madre di famiglia, sempre amorevole e attenta; l’attrice sottolinea il valore profondo della famiglia, che «presuppone sempre rapporti al cubo», dalla quale spesse volte si ha il desiderio irrefrenabile di scappare – proprio come sarà, nel film, il caso di Accorsi – , ma poi anche di tornare indietro. E a proposito di madri, e di donne forti e coraggiose, la Sandrelli aggiunge: «La differenza (di genere, nella fattispecie) è il valore più grande della vita, ma bisognerebbe lavorare di più per il sostegno alle donne… Lavorare di più sul valore delle donne per avere di più!». Seconda attrice a prendere la parola è Sabrina Impacciatore, nel film Sara, donna che «si occupa degli altri per non guardare alla propria vita», quasi ossessionata dalla solidità familiare vista come un punto di arrivo, ma coinvolta in un rapporto che l’attrice definisce «disfunzionale», sulla scia di quello dei genitori Alba e Pietro. Impacciatore si dilunga nel racconto dell’incontro (telefonico) avuto con Muccino prima dell’inizio delle riprese, quando del film esisteva ancora solo un’idea, o meglio un’urgenza del regista, che l’attrice definisce «un’artista governato dalle sue viscere», mai mosso da meri desideri manipolatori nei propri lavori.

Altro grande protagonista è l’attore Stefano Accorsi, che parla con affetto del suo personaggio, l’artista girovago Paolo, che ha alle spalle un trascorso di vita non facile eppure non rinuncia alla credenza in un nuovo innamoramento – con Isabella, interpretata da Elena Cucci – e alla lezione positiva del “guardare avanti”. Accorsi, che debuttò insieme a Muccino da giovanissimo, si dice molto felice di avere ritrovato il loro sodalizio ancora una volta: «Ritrovare Gabriele è stato bello e semplice». Segue la coppia interpretata da Gianmarco Tognazzi e Giulia Michelini, entrambi ai margini della famiglia eppure unici personaggi sinceri. Afferma l’attrice: «Lei si tiene per tutto il film, ma di fronte a quelle maschere e a un’ipocrisia di quel tipo non ce la fa più!». L’attrice Claudia Gerini, nel difficile e malinconico ruolo di Beatrice, racconta invece delle speranze sfumate del suo personaggio, che pur tuttavia nel finale si dimostra ancora una volta elemento di positività nonostante l’ombra della malattia (l’Alzheimer del marito Sandro, interpretato da un’ottimo Massimo Ghini che qui, con l’attrice, lavora in un intenso «passo a due»).7887374799050098222P

L’incontro prosegue ricco di temi e domande, così la parola ritorna presto al regista che ribadisce di non avere voluto costruire rimandi diretti a fatti di cronaca nera – in riferimento al rapporto burrascoso tra Ginevra/Crescentini e Carlo/Favino, e a una particolare sequenza che li riguarda, aperta citazione a Le notti di Cabiria di Federico Fellini – , bensì di aver guardato alle varie fasi e ai diversi tempi dell’esistenza umana, nella quale ogni scelta resta irrimediabilmente legata all’istinto, con buone probabilità di sbagliare e ricominciare di nuovo: «Ho voluto raccontare tante sfumature dell’animo umano, anche nella gestione del rapporto di coppia. L’istinto umano, di fronte alla pressione emotiva, scappa o reagisce: io ho rappresentato il black out». Muccino rimane deciso nel non volere catalogare il proprio lavoro, peraltro considerato il suo più personale e importante fino ad ora, come un mero film generazionale: «Non racconto le generazioni, ma l’attitudine dell’animo umano di fronte alle difficoltà!». Importante ed emozionante resta, infine, il tributo che Muccino ha voluto rendere al grande cinema italiano del passato, non solamente generando una serie di cortocircuiti (temporali e di riferimenti) grazie alla presenza di Sandrelli e Milo, ma anche disseminando in diversi punti del film citazioni e richiami a figure che hanno lasciato un’impronta indelebile: in particolare, la figura di Riccardo/Tognazzi richiama quella di Bagini (dove a recitare era un geniale Ugo Tognazzi), personaggio de Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, e una delle sue battute è ripresa da Nino Manfredi in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.

La conferenza si chiude con una curiosità a proposito del film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome, in questo momento nelle sale; il film, originariamente, avrebbe dovuto essere solo prodotto da Guadagnino, che chiamò il collega Muccino a girarlo: «Il film mi intrigava, ma non era una materia che ero in grado di maneggiare», afferma quest’ultimo. Insomma, Muccino non rimpiange di avere preso questa decisione di fronte al successo del film, candidato a ben quattro premi Oscar, e riconferma di avere preferito indirizzare la sua attenzione verso temi e urgenze che sentiva più proprie.