Blue Beetle, di Angel Manuel Soto

Quasi infestato dallo spirito eversivo del neo CEO James Gunn, un cinecomic leggero, giocoso, ma che mette in discussione le fondamenta di un intero genere: dal linguaggio al valore dell’eroismo.

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Il DcU di James Gunn (e Peter Safran) non è ancora davvero iniziato ma lo sguardo del regista americano pare già infestare le prime sequenze di Blue Beetle che, di fatto, è il primo atto di una coda lunga d’addio di quell’universo al lavoro di Snyder. Perché la prima sequenza del film di Soto,  ricorda un momento quasi analogo del primo Iron Man di Favreau. È un segno tutto sommato atteso. Si gioca con il primo film del Marvel Cinematic Universe, citandolo, smontandolo, anche solo perché almeno la dimensione “tecnologica” dei due film è tutto sommato simile: lì c’era Tony Stark, qui il giovanissimo messicano Jaime Reyes ma il contesto di partenza è pressoché identico: il ragazzino si ritroverà infatti in possesso di un esoscheletro tecnologicamente avanzato e sarà costretto a divenire un vigilante per difendere la sua comunità dalle mire della Kord Industries, che vorrebbe l’armatura per divenire una potenza del traffico d’armi.

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Eppure, c’è anche dell’altro.

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Per svelarlo, si deve tornare al recente Guardiani della galassia Vol. 3 di Gunn, il commiato del regista dalla Marvel che, tra le righe, pare cercare un improvviso, violento ribaltamento delle premesse concettuali di quello stesso universo. A finire nel bersaglio di Gunn, prevedibilmente, è l’elemento transumanista dell’MCU, quella che fa capo a quel “divento io stesso l’arma definitiva per togliere potere a tutte le altre” che guidò i primi passi di Stark. Ma ora quella lettura non regge più; la continua perfettibilità dei corpi, agli occhi di Gunn cozza non solo con il suo mondo di outsiders ma anche con la contemporaneità su cui il suo cinema insiste. Perciò tanto vale far saltare quel sistema e ripartire, con calma, in un altro contesto, con altri obiettivi.

E allora pare davvero prendersi in carico il lavoro concettuale di Gunn, Soto, approfondendone i presupposti attraverso un film che, tutto da solo, senza guardarsi indietro, prova ad abbracciare la sua anima “fondativa”, di un nuovo spazio narrativo ma anche di una nuova pragmatica del racconto.

Ma Soto parte adagio, muovendosi dapprima in superficie, costruendo un action dal ritmo agilissimo, dal piglio multiculturale, ma anche giocoso, pronto a far sbandare il film verso spazi inusuali, quelli del Robocop di Verhoeven ma anche del body horror più spinto (elementi, ancora, del cnema di Gunn, in un certo qual modo). È, ancora, come sempre, questione di sguardi: Soto sceglie di non chiudere quello del suo film tra le solite quattro mura inerti e autoreferenziali ma lo lascia spaziare, lo fa dialogare con altro cinema ma anche con certe urgenze tutte contemporanee. Così Blue Beetle parla di dreamers, di debiti, di speculazioni edilizie, di ingiustizie sociali, non lascia mai quel livello strada su cui si costruiva il precedente Charm City Kings. È forse tutto troppo a grana grossa e, tra le righe lo script sembra voler mettere troppa carne al fuoco, lasciando alcuni temi solo abbozzati, eppure colpisce questo passo di così ampio respiro, che prova a restituire al genere ciò che finora sembrava aver perso: la concretezza, lo sguardo verso il mondo reale.

A partire da questa base, consapevole del qui e ora, dello spirito del tempo, il discorso si fa più definito, quasi politico.

Sottotraccia Blue Beetle pare davvero voler essere il primo tassello di un immaginario superoirstico che porti a compimento quella parodia iniziata in Guardiani della galassia Vol. 3, un nuovo mondo in cui il concetto stesso di eroismo è ancora tutto da discutere, sballottato tra protagonisti che non vogliono esserlo, costretti, “guidati” da altri nella loro missione e miliardari che quel potere l’hanno cercato per tutta la vita e che, alla fine, ne hanno creato da zero una versione falsa, artefatta.

Così Blue Beetle diviene una sorta di grado zero del cinecomic, il tentativo, pacato, di proporre un nuovo mondo da popolare di storie ma anche un nuovo sguardo con cui osservarlo, più intimo. Pare, ancora, un cenno affettuoso al cinema pop di Gunn, la messa a sistema di quel calore, di quella solidarietà tra gli ultimi già intravista nei Guardiani della galassia Vol 3. Blue Beetle, in prospettiva, non ha vita facile a mettere uno spunto del genere a sistema: spesso la gestione dei segmenti più emotivi è fuori misura, più istintiva che ragionata ma il film pare scuotersi sempre un attimo prima della caduta, riappropriandosi, nel mentre, di una cifra epica nelle sequenze action apparentemente perduti nei meandri di certo cinema pop.

Alla fine Blue Beetle pare comunque palpitare, dunque, scuotersi, trovare una sua voce, o forse restituirla, da solo, ad un sottogenere sempre più a rischio di stanchezza.

 

Titolo originale: id.
Regia: Angel Manuel Soto

Interpreti: Xolo Mariduena, Bruna Marquezine, Damián Alcázar, George Lopez, Adriana Barraza, Belissa Escobedo, Elpidia Carrillo, Susan Sarandon, Harvey Guillén, Raoul Trujillo
Voce: Becky G


Distribuzione: Warner Bros. Italia

Durata: 127’
Origine: USA, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
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