CinemAsia – Propaganda e identità: evoluzioni di stile in Cina

Questo mese la rubrica si occupa di due film agli antipodi: Wolf Warrior di Wu Jing ed Ever Since We Love di Lu Yi. A cura di www.asiaexpress.it

Due film agli antipodi – per stile, genere di appartenenza, obiettivi e ambizioni – colgono però la vorticosa evoluzione del mercato cinese verso una ricerca compulsiva di consenso e riconoscimento. Wolf Warrior è un film baldanzosamente e scopertamente propagandistico, un dispiegamento imponente di mezzi messo al servizio di un intreccio risicato, che faccia passare un messaggio diretto presente fin dal trailer (“To provoke China is to have no place to hide”), in cui le coreografie marziali sono piombate dalla retorica militarista. Ever Since We Love è al contrario un film che parte da una formula consolidatasi al botteghino negli ultimi anni– quella del racconto romantico-nostalgico ambientato nel vicino passato della giovinezza, possibilmente negli anni universitari, palesatosi almeno fin da So Young di Vicky Zhao, del 2013 – per trasformarsi gradualmente in una riflessione personale sulla costruzione dell’identità, le aspettative, gli errori del passato e le conseguenze dei propri egoismi nella fase di passaggio all’età adulta.

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wolf warriorD’altra parte i due registi non possono essere più diversi. Wu Jing è un artista marziale nato a Pechino che ha però cercato il successo come attore a Hong Kong, promosso in primo luogo da Yuen Woo-ping, che lo ha voluto in Tai Chi Boxer (1996). Nonostante qualche caso fortunato, come SPL (Wilson Yip, 2005), non è mai riuscito a diventare “il nuovo Jet Li”, e anche il suo esordio alla regia (Legendary Assassin, 2008) rimane un corposo b-movie. Li Yu si è invece fatta conoscere come regista indipendente, tanto con l’esordio scandaloso nel lungometraggio di finzione di Fish and Elephant (2001), che con i successivi Dam Street (2005) e soprattutto Lost in Beijing (2007). Poi però qualcosa si è incrinato, e con Buddha Mountain (2010) e Double Xposure (2012) sembra aver perso la fiducia del pubblico indie.

Con Wolf Warrior Wu Jing sembra volersi riaffermare nel nuovo contesto allargato dell’egemonia cinese, prendendo a piene mani dalla grancassa propagandistica del cinema hollywoodiano anni ’80 dei Jerry Bruckheimer e Joel Silver. Con Ever Since We Love Li Yu pare invece consapevolmente ibridare un sottogenere di successo – sviluppatosi proprio in Cina – con i propri temi personali, alla ricerca di un compromesso tra nuove istanze del mercato e una ritrovata visibilità autoriale.

wof warrior2Wolf Warrior segue la parabola del sergente Leng Feng, cecchino dell’esercito che durante un’operazione antidroga in collaborazione con la polizia disobbedisce a un ordine diretto e spara a un trafficante che ha preso un ostaggio. Il soldato viene trasferito all’elite delle unità speciali, lo squadrone Lupo. Dopo gli attriti di prammatica con i superiori, e gli ammiccamenti con l’ufficiale a capo dello squadrone (sostanzialmente unica donna dell’intero film, la Yu Nan di Il matrimonio di Tuya, 2006), Leng Feng deve vedersela con un commando di spietati mercenari ingaggiati dal fratello del trafficante ucciso in apertura. Girato in collaborazione con l’esercito, infarcito di richiami allo spirito guerresco e all’unità di corpo dei militari (e dei cittadini) della PRC, ha lo stesso gusto per l’eccesso che caratterizzava film come Top Gun (Tony Scott, 1986), come nella scena delle flessioni nella cella di isolamento, con il corpo di Wu Jing ricoperto di sudore adorabilmente rimirato da Yu Nan, o in quella dell’assalto dei lupi reali (affinché la metafora del nome dello squadrone non cada nel vuoto), in cui i gloriosi soldati cinesi si confrontano con fucili caricati a salve contro torme di CGI impazzita. Wolf Warrior è un film sbiadito, in certi punti inevitabilmente ridicolo, ma aiuta a inquadrare il riassestamento in atto dei film di regime verso una spettacolarizzazione a oltranza che sappia cogliere l’attenzione dei più giovani, sullo stesso terreno del gigionismo di marca Hollywood.

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ever since we love2Ever Since We Love parte dal romanzo Everything Grows di Feng Tang, uscito nel 2005, racconto dal sapore semi-autobiografico di uno studente di medicina degli anni ’90 perso tra la relazione con una studentessa e l’attrazione per una donna conosciuta casualmente. Li Yu addensa lo stile barocco già dispiegato in Double Xposure con l’utilizzo frequente di ralenti, voice over, inserti animati, sovraesposizioni e fuori fuoco, disgregando il canovaccio da classica commedia romantica di formazione in una voragine esistenzialista sui contraccolpi della presa di consapevolezza dei propri limiti. Il protagonista, Qiu Shui, rivela pian piano la sua natura in qualche modo meschina: nasconde il suo interesse per un’altra alla ragazza di sempre, brama la sconosciuta, ma non può che disprezzarla per il suo modo disinibito di vivere. Il colpo finale è dato dall’inserimento di una terza donna, il suo primo amore, di cui rifiuta di ricevere le telefonate, perché lei è in procinto di sposarsi con un altro. Ever Since We Love risulta stridente nelle parti più urlate, e perde di consistenza nei troppi finali consecutivi, ma ha dalla sua una forza visiva e una sicurezza encomiabili nel descrivere una psiche messa di fronte alle proprie responsabilità. Un film imperfetto, ma lucido, giocato sul crinale del mainstream, ma da un’ottica ancora indipendente.

È in queste sinergie traballanti – arti marziali e propaganda, commedia romantica e riflessione indipendente – che si nasconde il nuovo tracciato del cinema cinese. Film sotto molti aspetti ingenui, facilmente rigettabili come incompleti, eppure sintonizzati in un mercato che cresce impetuosamente e preme per farsi conoscere nella sua interezza sul piano globale.

 

 

Rubrica a cura di www.asiaexpress.it

 

IL TRAILER DI WOLF WARRIOR

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IL TRAILER DI EVER SINCE WE LOVE

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