(doc) VENEZIA 67 – Speciale documentari

tarantino e mullerForse una delle edizioni più ricche di polemiche di sempre: festival rosso (eccessiva presenza di film di sinistra e pellicole “hard”); festival giallo (troppi film asiatici); festival degli esclusi (le lacrime di Pupi Avati, le dimenticanze di Massimo Boldi, gli epiteti di Antonio Capuano); festival delle assenze (Malick, Clooney, Eastwood, Carpenter, Fincher) e delle troppe presenze (una valanga di film italiani). E poi: le surreali interviste del ministro Bondi; i “finti” fischi a Gianni Letta e Rocco Bottiglione; “i politici che sono peggio” del troppo bello e fascinoso Renè Vallanzasca/Kim Rossi Stuart”; Venezia vs Roma (Muller vs Detassis, Lega Nord vs Sud); i conflitti d’interessi di Tarantino (Sofia Coppola è la sua ex fidanzata). Penso basti questo breve elenco per comprendere da cosa è nata la scelta di Muller di affidare alle testate on-line il suo sfogo contro certa critica. Parole ed accuse durissime quelle del direttore del festival, forse eccessive. Ma comunque la si pensi ci sono dei passaggi della sua intervista che sono oggettivi e documentabili. In particolare riferendosi alla sezione Orizzonti: “Se leggo su siti e blog vedo che l’interesse suscitato è quello che ci aspettavamo, mentre osservando la stampa quotidiana rimango sbalordito dal fatto che non ci si trovino neanche due righe. A questo punto dovremmo fare la Mostra solo nei momenti in cui i capi pagina sono addormentati per evitare che con le loro scelte uccidano la sezione”. Allora un grazie a Muller perché sancisce la dignità del lavoro di tanti critici appassionati che, troppo spesso, vengono ingiustamente accusati dalle grandi firme del catasto di essere poco più che dei dilettanti.  Ma il discorso di Muller richiama tutti noi ad una presa di responsabilità e ad un sempre maggiore impegno, affinché le sue parole perdano quel riverbero di provocazione che in parte hanno.
A Venezia abbiamo provato ad essere svegli e non solo abbiamo seguito "Orizzonti" ma abbiamo tenuto gli occhi ben aperti sui documentari, che tutti ammettono essere la parte più viva, creativa, sperimentale del cinema ma che poi ad “articoli fatti” nessuno ci scrive un bel niente.
 
 
UNA PANORAMICA di una parte dei documentari presenti a Venezia
(fatta attraverso stralci dalle recensioni dei nostri inviati)
più giù  troverete la lista completa dei documentari, tutte le recensioni, schede di presentazione, trailer, interviste (biennale channel)
 
 
niente pauraSi può parlare dell'Italia di oggi attraverso la nostra memoria. Lo si può fare in modo semplice, diretto, quasi banale, ma vero. Nel film Niente paura di Piergiorgio Gay, Ligabue ci mette la faccia, le parole, la musica e il cuore. Ma il cantautore è un tramite, un passaggio attraverso il quale si arriva a personaggi più conosciuti (Giovanni Soldini, Stefano Rodotà, Carlo Verdone, Roberto Saviano, Paolo Rossi, Fabio Volo, Luciana Castellina, Javier Zanetti, Beppino Englaro, Margherita Hack, Don Ciotti, Umberto Veronesi) e alla gente comune. Non c'è filtro, sono tutti sullo stesso piano e tutti si mettono a nudo.
 
 
ma che storiaMa che storia di Gianfranco Pannone è stato realizzato nell’ambito della ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Il racconto si snoda tra cinegiornali e documentari dell’archivio Luce, attraversando, non senza una ridondante retorica, la storia di questo paese fino agli anni ’80 e lasciando che ad accompagnarlo siano le parole di scrittori e poeti delle più disparate estrazioni sociali. In questo documentario risalta in modo evidente, specialmente grazie al montaggio frammentario e che procede più per geografia che per cronologia, il dilemma del regista: è possibile circoscrivere questo spaccato di storia in sentenze che siano nette e univoche? Proprio da questa domanda scaturisce l’esigenza di vedere un film come questo. E’ l’urgenza di sondare e raschiare nei meandri della genesi italiana per trovare risposte, e non semplicemente informazioni.
 
 
1960Difficile incasellare 1960 di Gabriele Salvatores: un prodotto che si situa esattamente a metà strada fra il documentario ed il film di finzione. Il percorso di emigrazione da un paesino del sud fino alla città simbolo dello sviluppo economico: Milano, visto attraverso gli occhi di un bambino. Un prodotto di finzione nei contenuti che però utilizza esclusivamente immagini di repertorio Rai, per raccontare l’Italia del boom.
 
 
sicario room 164Charles Bowden nel 2009 ha pubblicato su Harper’s Magazine un saggio The sicario. Da questo scritto e dalla sceneggiatura di Rosi, alla quale ha collaborato lo stesso Bowden, nasce El sicario – Room 164 di Gianfranco Rosi. Cappuccio nero in testa e in mano un quadernone e un pennarello con il quale, accompagnando la narrazione, disegna infantili stilizzazioni di uomini e oggetti e scrive parole e numeri, l’ex sicario dei narcos, oggi pentito e redento, occupa la scena degli ottanta minuti del film nella stanza 164 di un motel al confine tra Messico e Stati Uniti. Un racconto implacabile, mentre il quaderno si riempie di disegni e i fogli si consumano, dove non ci sono autoassoluzioni, ma un’emozione sempre più evidente che rende satura la sempre più dirompente narrazione, fino all’estremo finale in cui il protagonista racconta della sua redenzione in una esaltazione tutta latina della visione del divino.
 
 
a letter to eliaChe cos’è un regista? Cosa deve guardare? Dove deve posare l’occhio per lasciare una traccia di sé, della propria personalità, della propria visione? Con A Letter to Elia (omaggio a Elia Kazan), Martin Scorsese, accompagnato dal critico Kent Jones, prova a porsi queste domande. E senza dubbio lancia un sguardo critico sul cineasta più discusso e odiato della storia di Hollywood. Ma questo film è soprattutto un pezzo di cuore, una lettera privata con cui Scorsese confessa al ‘maestro’ ciò che non era mai stato capace di dire.
 
 
passioneCon Passione lo “straniero” John Turturro gira il suo “Buena Vista Social Club” a Napoli e ci spiega, con estrema naturalezza, che le canzoni napoletane dicono, ad esempio “io ti amo tantissimo e voglio stare insieme a te, ma se tu non vuoi stare con me ok, mi metterò con tua sorella!” perché (aggiunge Turturro nel film) i napoletani sono così. Quale sintesi migliore per spiegare quel mix di ironia e ostinazione che caratterizza gli abitanti di questa città unica al mondo?
 
 
Lo spazio dimenticato è la realtà che noi tutti viviamo: l’azzeramento totale di ogni distanza partorito dalla nostra epoca dei contatti istantanei, del ciberspazio e dei “new media”. Una rete globalizzata di contatto continuo che rilancia con forza il problema dello spostamento delle merci, dei prodotti, delle cose che ci stanno sommergendo. E allora il mare diventa uno spazio (per lo più dimenticato appunto) colonizzato dai bisogni dell’uomo occidentale che navigano stipati in quello che è il simbolo della civiltà odierna: il container. È questo il punto di partenza di The Forgotten Space, lo straordinario documentario di Burch e Sekula: seguire le enormi navi merci che solcano gli oceani e diventano i pilastri della nuova catena di distribuzione globale.
 
 
fughe e approdiGiovanna Taviani (figlia di Paolo Taviani), nel suo documentario Fughe e approdi, dedicato alle isole Eolie, configura una mappa dettagliata del contesto cinematografico in primis, ma anche storico/culturale del meraviglioso arcipelago siculo. Ritrovando dopo vent’anni Franco, un pescatore del luogo che era stato attore nel film Kaos ambientato proprio su quelle spiagge, la regista inizia un viaggio su una tartana a vela che la porta nei luoghi dei più importanti film girati nelle isole (da L'avventura a Stromboli, da Il postino a Caro Diario) e a sentire le voci di chi quei set li osservava dall’esterno.
 
 
per questi stretti morireCartografo, andinista, cineasta, fotografo, e la parola che contiene tutte queste definizioni, esploratore: Gaudino e Sandri scelgono, in Per questi stretti morire (cartografia di una passione), di ritrarre non padre Alberto Maria De Agostini, non i suoi viaggi in sudamerica, ma la sua ostinazione herzoghiana, quella che lo rendeva già fantasma tra gli ultimi indigeni della Patagonia e della Terra del Fuoco, in un'opera vertiginosa che narra, invece della missione, l'ossessione.
 
 
la svolta. donne contro l'IlvaIn La Svolta. Donne contro l’Ilva, Valentina D'Amico, reporter d'assalto salentina, fa il punto ad oggi più completo e rappresentativo sulla questione-Ilva, il gigantesco centro siderurgico situato nella mostruosa zona industriale di Taranto. La D'Amico basa il suo documentario su un'idea forte di contrapposizione che si trasferisce subito al livello dell'immagine: da un lato, le fredde ciminiere, le sagome nere e minacciose delle fornaci che occludono l'orizzonte, l'angosciante profilo notturno della zona industriale illuminata dai fari rossi delle luci di sicurezza; dall'altro, l'umanità assoluta delle donne che combattono contro il mostro di lamiera, che hanno invece occhi pieni di lacrime, volti stanchi, mani che spesso si chiudono in pugni di rabbia.
 
 
il loro nataleNatale si avvicina e Maddalena, Mariarca, Titina e Stefania, mogli e figlie di detenuti delle carceri napoletane di Poggioreale e Secondigliano, si preparano all’abituale incontro settimanale. Il loro Natale di Gaetano Di Vaio è un percorso nella quotidianità di queste donne, forti e orgogliose ma anche rese fragili dall’avvicinarsi della festività che per eccellenza celebra la famiglia. Questo documentario segue le loro giornate, raccontando storie piene di amore e tenerezza ma anche di tossicodipendenza e crimini, mettendo a nudo la sofferenza di chi subisce le conseguenze delle scelte – sbagliate – altrui e non si vede compreso ed aiutato dalla giustizia. A sua volta ex-detenuto, il regista è diretto testimone dell’inferno della detenzione che “non rieduca, anzi fomenta rabbia e rancore”.
 
 
zelalZelal, di Marianne Khoury e Mustapha Hasnaoui, racconta di due manicomi del Cairo, dalle pareti mangiate dal degrado imperante, sondando temi scottanti per l’Egitto: la psichiatria e la pazzia. I pazienti che sono costretti a viverci sembrano non avere alternativa, non conoscono altra possibilità se non essere rinchiusi in un universo a sè stante, così lontano dalla quotidianità di un paese i cui problemi di diversità e integrazione vengono radunati in centri di igiene mentale. Ed i “matti” si adeguano, non perché siano realmente pazzi, ma perché non hanno altre alternative e sanno che non potrebbero mai vivere in quel mondo esterno che li ha respinti e ghettizzati.
 
 
robinson in ruinsCon Robinson in Ruins Patrick Keiller prosegue la sua radicalissima sperimentazione sulla commistione tra cinema e conoscenza. Terzo capitolo di un trittico dedicato al misterioso professor Robinson (un esploratore della nostra civiltà che non viene mai inquadrato, mai visto, è puro sguardo celato dietro ad una perenne soggettiva) questo viaggio nelle radici profonde dell’Inghilterra procede per continue associazioni: di idee, di tesi scientifiche o filosofiche, di intuizioni o di semplici previsioni. Il mondo inquadrato da Keiller/Robinson diventa una enorme mappa dove è già tutto segnato, già tutto scritto, anche il nostro futuro.
 
 
Premi:
Nessun documentario era in concorso per il Leone D’Oro e quindi nessun premio.
Nella sezione Orizzonti la Menzione Speciale della Giuria è andata a The Forgotten Space di Nöel Burch e Allan Sekula.
La giuria di CinemaDoc ha premiato El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi come miglior documentario delle sezioni Orizzonti e Controcampo italiano, e Il sangue verde di Andrea Segre come miglior documentario delle Giornate degli Autori.
 
 
 
Tutti i documentari presenti a Venezia con i link delle recensioni dei nostri inviati o delle schede di presentazione.
(ovviamente non è stato possibile vedere tutto, ma nella Rubrica Documentario, nei prossimi mesi, non mancheremo di recuperare quello che inevitabilmente in un festival si perde per strada).
 
 
Fuori Concorso
 
1960, di Gabriele Salvatores (intervista)
Dai nostri invitati, di Giuseppe Giannotti e Enrico Salvatori (intervista)
A Letter to Elia, di Martin Scorsese e Kent Jones
L'ultimo Gattopardo, di Giuseppe Tornatore
Passione, di John Turturro (trailer) (intervista)
 
Orizzonti
 
The Nine Muses, di John Akomfrah (intervista)
The Forgotten Space, di Noel Burch, Allan Sekula (sito e trailer)
Robinson in Ruins, di Patrick Keiller
Zelal, di Marianne Khoury e Mustapha Hasnaoui
El Sicario Room 164, di Gianfranco Rosi (estratto video)
Guest, di Josè Luis Guerin
Fading, di Olivier Zabat
 
Orizzonti mediometraggi e cortometraggi
               
Il Capo, di Yuri Ancarani
Qiao (Crust), di Huang Wenhai
Future Archaeology, di Armin Linke e Francesco Mattuzzi
Indefatigable, di Semiconductor (Ruth Jarman e Joe Gerhardt)
 
Orizzonti (fuori concorso)
 
k.364 a journey by train, di Douglas Gordon
Un anno dopo – Progetto Memory Hunters, di Carlo Liberatore, Matteo Di Bernardino, Antonio Iacobone, Stefano Ianni, Marco Castellani e altri 
 
Controcampo italiano
 
Ma che storia, di Gianfranco Pannone (trailer)
 
Controcampo italiano (fuori concorso)
 
Il loro Natale, di Gaetano Di Vaio
Ward 54, di Monica Maggioni (trailer) (intervista)
Flaiano: il meglio è passato, di Gianfranco Rolandi e Steve Della Casa
Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra, di Elisabetta Sgarbi e Eugenio Lio (trailer)
Fughe e approdi, di Giovanna Taviani (trailer)
 
Giornate degli autori
 
E’ stato un ragazzo morto, di Filippo Vendemmiati (trailer)
Fate la Storia Senza di Me, di Mirko Capozzoli (trailer)
Scena del crimine, di Walter Stokman
Il Sangue Verde, di Andrea Segre (trailer) (sito)
La Balena di Rossellini, di Claudio Bondi
La Svolta. Donne contro l'Ilva, di Valentina D'Amico (trailer) (sito)
Vomero Travel, di Guido Lombardi