Domino, di Brian De Palma

La Supernova di Brian De Palma. Quasi vent’anni dopo Walter Hill. Forse nel suo film più infelice, ma non per questo fallimentare. Perché in Domino forse contano le schegge. Non tanto di ciò che resta del cinema del regista statunitense. Ma proprio del film. Il cineasta non lo ha forse disconosciuto per problemi contrattuali. Ma i produttori danesi sembrano avergli fatto la guerra. Imponendogli un cast estraneo con protagonisti Nikolaj Coster-Waldau e Carice van Houten che arrivano direttamente da Il trono di spade. Inoltre Domino è uno dei rari film dove la sceneggiatura non è sua; in passato era riuscito a fare anche impossibili magie, come nel caso The Black Dahlia o Mission to Mars. Ma con lo script di Petter Skavlan nessuno sarebbe stato in grado di fare miracoli. Per come immobilizza le azioni, per come sorvola sui caratteri dei personaggi. E soprattutto per il modo in cui costruisce la doppia storia dell’agente ucciso. Per De Palma stesso è stata un’esperienza terrificante: “Ho avuto dei problemi coi finanziamenti – ha sottolineato il regista – e per me è stata la peggiore esperienza che ho avuto sul set nella mia carriera. Gran parte della troupe non è stata ancora pagata dai produttori danesi. Il film è finito ma non so quale sarà il suo futuro. Questa è stata la mia prima esperienza in Danimarca e probabilmente sarà l’ultima”. In ogni caso ci si trova davanti a un film mutilato. Tagliato almeno di mezz’ora (se non di più). Ciò è evidente soprattutto nella parte ambientata ad Almeria.

Forse Domino è un altro ‘falò delle vanità’. Anche in quel caso la sceneggiatura non era sua. Ma stavolta, senza le fiamme. In uno dei film dove il tempo, forse, gli sta rendendo maggiore giustizia. Qui no. Non sembrano esserci scuse. Con una storia che sembra fare acqua da tutte le parti. Ambientato a Copenhagen nel giugno del 2020, il film vede protagonista Christian, un poliziotto dell’unità crimini speciali che da la caccia all’uomo che ha ucciso il suo collega Lars Hansen, che è affiliato a una cellula danese dell’Isis. Affiancato dalla collega Alex, scoprirà ben presto di trovarsi al centro di un complesso intrigo internazionale.

Si, è vero, ci sono solo brandelli sparsi. A sette anni dal folgorante e incompreso Passion, in Domino il cinema di de Palma si alimenta dei suoi residui. Ma basta tutta la sequenza del tentativo dell’attentato terroristico durante la corrida. Nell’alimentare la tensione, nel creare un luogo chiuso e impermeabile che sembra replicare tutto quello che sta succedendo dietro all’incontro di boxe in Omicidio in diretta. E ancora, telecamere che spiano, ascensori di un palazzo come Vestito per uccidere, un festival di cinema in Olanda come spazio thriller (e qui di morte), quasi a replicare le traiettorie di Femme fatale. D’accordo, si deve andare una struttura macchinosa. Con la Cia capitanata da Guy Pearce. Ma ci sono anche altri frammenti sparsi da uno dei vertici del suo cinema, Redacted: l’Isis, i droni e gli smartphone. L’immagine della gola tagliata, gli sguardi non solo (o non più) voyeristici che si moltiplicano attraverso più dispositivi. Basterà tutto questo per affossare o difendere Domino? Si, forse il cinema non basta più.

 

Titolo originale: id.
Regia: Brian De Palma
Interpreti: Nikolaj Coster-Waldau, Carice van Houten, Guy Pearce, Eriq Ebouaney, Søren Malling
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 88′
Origine: Danimarca/Spagna/Francia/Belgio 2019