FILM IN TV – Il falò delle vanità, di Brian De Palma

A Brian De Palma non manca certo il coraggio. Dopo l’insuccesso e le critiche di Vittime di guerra (1989) era forse comodo affidarsi a un progetto più sicuro invece che adattare il romanzo omonimo di Tom Wolfe, mastodontico best-seller specchio dell’edonismo reaganiano degli anni ’80. La Warner Bros. approva la durata del film per un totale di tre ore, poi ci ripensa e a metà del viaggio intima a De Palma e allo sceneggiatore Michael Cristofer di rientrare nelle due ore: mission impossible. Con gli attori va ancora peggio: a parte Tom Hanks, tutte le altre scelte di casting sono in contrasto con quelle del regista, in primis quella di Bruce Willis. Eppure Il falò delle vanità non è quello che i critici americani continuano ancora oggi a far credere, ossia un obbrobrio da 47 milioni di dollari di budget o un insignificante caos. In realtà il film è uno dei pochi di questo periodo a puntare il dito contro le ipocrisie e contraddizioni della società americana, indipendentemente dai credo religiosi e dal colore della pelle. E’ evidente il discorso del regista sulla mancanza di verità nei comportamenti umani, trasportato dal thriller alla commedia sull’esempio irriverente di Billy Wilder ed Ernst Lubitsch: non è solo l’immagine a mentire, anche le parole nascondono il vero, occultando intenzioni e desideri.

bruce willis il falò delle vanitàAttorno alle disgrazie di Sherman McCoy (Tom Hanks), giovane yuppie che si perde nel Bronx  insieme all’amante Maria (Melanie Griffith) investendo con la sua Mercedes un ragazzo nero, svolazzano diversi avvoltoi. Sia il reverendo Bacon (John Hancok) che il procuratore Abe Weiss (F. Murray Abraham) che il giornalista Peter Fallow (Bruce Willis) approfittano dell’incidente per portare avanti delle battaglie che hanno come fine ultimo un vantaggio personale.

La vacuità e la vanità di questo mondo è tutta nel piano sequenza iniziale di circa cinque minuti che mostra Peter Fallow vagare ubriaco tra i corridoi del World Trade Center fino all’apoteosi, a dispetto dei dettami biblici sull’ “uomo che ottiene la stima del mondo ma non ha più l’anima”. Il paradosso critico che ha portato l’opera di De Palma nel dimenticatoio, tra gli oggetti smarriti, è quello di avere preso alla lettera un falso percorso di redenzione e di autocoscienza che nessuno dei personaggi ha intenzione di intraprendere. Tom Hanks deve mentire sulla registrazione del nastro per potere salvarsi, la moglie Judy (Kim Cattral) intraprende le pratiche del divorzio e si porta via il figlio, l’amante Maria lo tradisce con un nuovo compagno (anche se al funerale del marito non esita a molestarlo), il procuratore distrettuale pensa ai voti delle prossime elezioni, la madre del ragazzo in coma pensa ai soldi del risarcimento, il reverendo ne approfitta per una battaglia razziale contro i bianchi, il giudice White (Morgan Freeman) prorompe in un monologo che ribalta i luoghi comuni del genere legal-drama.

L’effetto parodistico è amplificato da grandangoli (molte le riprese dall’alto e dal basso) e split screen con un tono grottesco che si allontana volutamente dalla ironia sociologica del romanzo di Tom Wolfe. La scenografia espressionista di Richard Sylbert (lo stesso di Cotton Club e Dick Tracy) e la fotografia nitida di Vilmos Zsigmond completano questo grande circo trash in cui nessuno è veramente ciò che dice di essere. La scena madre tipica del cinema di De Palma stavolta si svolge a teatro durante la rappresentazione del Don Giovanni di Mozart: un poeta ricorda a Tom Hanks che la salvezza sta solo nel pentimento. Pentirsi e rivelare finalmente sé stessi, ma il caos e il rumore della società newyorkese non consentono nemmeno un barlume di verità. Troppo cinico per piacere al pubblico e troppo caustico verso tutte le etnie e religioni per non suscitare accuse di razzismo da ogni parte, Il falò delle vanità è una opera coerente con il principale assunto su cui si basa tutta la filmografia di Brian De Palma: “Il vero ha l’aria così poco vera che gli uomini hanno inventato il verosimile”.

Titolo originale: The Bonfire of the Vanities

Regia: Brian De Palma

Interpreti: Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith, Morgan Freeman, Kim Cattral, F. Murray Abraham

Durata: 126′

Origine: Usa 1990

Genere: grottesco

Sabato 23 luglio, ore 21.20, Studio Universal