E noi come stronzi rimanemmo a guardare, di Pierfrancesco Diliberto

Liberamente ispirato al concept Candido e la tecnologia, un film imperfetto e coraggioso che coglie nel segno nel mostrare il male di vivere e le molte barriere nella nostra quotidianità.

La vista della Cupola di San Pietro di notte. Una serata romantica o piena di solitudine. Potrebbe essere un ologramma o l’immagine di un luogo ancora vivo. La rivoluzione soggettiva dello spazio e del tempo è al centro di E noi come stronzi rimanemmo a guardare, terzo lungometraggio diretto da Piefrancesco Diliberto.

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Dopo essere stato lasciato dalla fidanzata Lisa (Valeria Solarino) e aver perso il posto di lavoro come manager di un’azienda a causa dell’algoritmo da lui stesso creato, Arturo (Fabio De Luigi) si ritrova disoccupato e senza amici. Dopo aver cercato invano un altro impiego, si adatta a correre da una parte all’altra della città come rider per la grande multinazionale Fuuber il cui motto è “visione, coraggio e follia”. Divide l’appartamento con Raffaello (lo stesso Diliberto), un professore di filologia romanza che per arrotondare scrive dei testi come hater e passa le sue giornate anche fermo per ore in attesa di una consegna. L’unica consolazione a una vita totalmente insoddisfacente è Stella (Ilenia Pastorelli), una ologramma elaborato da una app sviluppata dalla stessa Fuuber. Dopo la settimana di prova gratuita, Arturo non può permettersi di rinnovare l’abbonamento di 199 euro a settimana. Ma non può fare più neanche a meno di Stella.

Dopo il riuscito esordio di La mafia uccide solo d’estate e il deludente In guerra per amore, Pierfrancesco Dilibero (Pif) con E noi come stronzi rimanemmo a guardare, liberamente ispirato al concept Candido e la tecnologia del collettivo I Diavoli, tenta la strada della commedy fantasy, astratta e stralunata. Lo fa attraverso un film che guarda alcune deviazioni della commedia all’italiana come La vita agra di Lizzani dove c’erano sono il disagio e la sofferenza dell’Italia post-miracolo economico. Al tempo stesso elabora una critica semplice ma diretta allo schiavismo della tecnologia. Dietro alle corse di Arturo in bici coi tempi di consegna e le penalità per gli errori, c’è probabilmente il bersaglio di Amazon e le condizioni degli impiegati. Diliberto però gioca anche su più campi. Mostra il disagio e la paura del futuro, la mania di essere controllati, l’incapacità di muoversi (lo zaino per le consegne di Arturo che si blocca è una metafora fin troppo evidente). Però gira anche un film fatto di sogni. Il personaggio interpretato efficacemente da Fabio De Luigi richiama il viaggio di Ben Stiller nel suo film più bello come regista, I sogni segreti di Walter Mitty. Inoltre trova dei momenti di comicità amara come nella scena in cui cerca lavoro con delle app ma non c’è più nulla per gli over 40 e cita esplicitamente le corse a vuoto di Ratataplan con Nichetti che compare in un cameo.

Forse E noi come stronzi rimanemmo a guardare aveva bisogno di una maggiore cattiveria che si manifesta a intermittenza, come nella scena del party a casa dei suoi ex-amici, un’interpretazione più convinta da parte di Ilenia Pastorelli e una maggiore cura nei personaggi secondari. Però nella visione del male di vivere e delle molte barriere, anche invisibili, della nostra quotidianità, coglie nel segno. Il film è imperfetto e coraggioso, e si porta dietro quel cinismo, quel disincanto ma anche quella curiosità del suo programma Il testimone su MTV. Il viaggio di Arturo è visto attraverso anche con i suoi occhi, complici e nascosti come il personaggio del convivente Raffaello.

 

Regia: Pierfrancesco Diliberto
Interpreti: Fabio De Luigi, Ilenia Pastorelli, Pif, Valeria Solarino, Maurizio Marchetti, Maurizio Lombardi, Eamon Farren
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 108′
Origine: Italia, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.29 (7 voti)
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