EdTV, di Ron Howard

Ron Howard conduce una pungente satira sulla pervasività del mezzo televisivo e sulla commistione tra pubblico e privato nei reality show. Oggi su Iris alle 16.50 e stanotte alle 2.00

L’ossessione di apparire in Tv. La possibilità di diventare speciali solo per il fatto di essere in diretta televisiva. Gli anni ’90 hanno sviscerato il quesito filosofico sulla società dello spettacolo prima con la serie di MTV The Real World (1992) e poi con il seminale Louis XIX: le roi des ondes del canadese Michel Poulette (1994). Successivamente Gus Van Sant (Da morire, 1995) e Peter Weir (The Truman Show, 1998) hanno esplorato gli effetti collaterali di una quotidianità costantemente sotto la luce dei riflettori. Ron Howard, dopo il thriller Ransom-Il riscatto, si ispira alla sceneggiatura di Louis XIX per proporre una variante umoristica sulla patologia narcisistica e sulla pervasività dei mass media.

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Ed Perkurny (Matthew McConaughey) commesso di un videonoleggio a San Francisco diventa il consapevole protagonista di una sit-com sulla sua vita, organizzata dalla rete True TV che lo riprende con le telecamere 24 ore su 24: i rapporti di Ed con la fidanzata Shari (Jenna Elfman), il fratello Ray (Woody Harrelson) e i familiari subiranno delle conseguenze imprevedibili.

Ron Howard gira il suo “Mr Smith va in televisione” col tono di satira pungente sul labile confine tra pubblico e privato. La sola presenza della macchina da presa può mutare la realtà che si sta riprendendo e si fa presto a indossare maschere per inventarsi una parte. La consapevolezza di Ed Perkurny rispetto alla totale ingenuità di Truman Burbank se da un lato toglie all’opera la profondità filosofica sul rapporto tra ciò che è vero e ciò che è falso, dall’altro coglie perfettamente l’edonismo anni 90 del voler apparire a tutti i costi in Tv, anche per soli 15 minuti. La ricerca spasmodica della fama trova il suo corrispettivo nella patologia voyeuristica del pubblico e nell’avidità dei manager delle grosse emittenti televisive.

Pur influenzato dalla commedia classica con lieto fine alla Frank Capra, Ron Howard la attualizza puntando sull’effetto matrioska del pubblico cinematografico che mima l’atteggiamento e le reazioni del pubblico televisivo. Se il cinema è la vita senza le parti noiose, Ed la rende più interessante tradendo il fratello Ray, cadendo nelle grinfie della femme fatale Jill (Elizabeth Hurley) e districandosi tra la vitalità del padre desaparecido Hank (Dennis Hopper) e l’impotenza del patrigno Al (Martin Landau) capace di ironizzare sulle proprie menomazioni fisiche. L’idea che il privato di un uomo medio americano possa, attraverso la TV, diventare di pubblico dominio solletica l’ambizione della produttrice Cynthia (Ellen DeGeneres) che vede nel viso fotogenico di Ed e nella sua rozza spontaneità un motivo per risollevare l’audience. Ed, però, da semplice oggetto di mercato sul quale fare scorrere in sovraimpressione centinaia di inserti pubblicitari, si trasforma in protagonista riprendendo il controllo sulla propria vita.

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La scena simbolo di questa nuova consapevolezza è quando Ed scorge tra la folla la ex fidanzata Shari con parrucca nera e la segue come James Stewart con Kim Novak in Vertigo (e non è un caso che i due finiscano dentro un cinema). Se l’unico modo di sfuggire alle telecamere è il travestimento, allora Ed come la “donna che visse due volte” può ritornare libero solo rivelando al mondo una verità scomoda che riguarda il boss televisivo Mr Whitaker (Rob Reiner). Memore della lezione di John Hughes, Ron Howard abbassa i toni, crea gag memorabili (Ed e Jill che provano a fare l’amore sul tavolo, Ray che presenta il libro “Mio fratello mi ha pisciato addosso”, la imbarazzante danza del pollo) inventa dialoghi irresistibili (i duelli McConaughey-Harrelson anticipano di 15 anni True Detective) e con sapienti ellissi conduce la narrazione allo snodo decisivo: in un mondo di “fake news” e di “reality show” dire la verità è un atto rivoluzionario.

 

Titolo originale: id.
Regia: Ron Howard
Interpreti: Matthew McConaughey, Jenna Elfman, Woody Harrelson, Sally Kirkland, Martin Landau, Ellen DeGeneres, Rob Reiner, Dennis Hopper, Elizabeth Hurley
Durata: 122′
Origine: USA, 1999
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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