FILM IN TV: "Irma la dolce" di Billy Wilder

Billy Wilder, genio indiscusso della commedia, torna con Irma la Douce (1963) sul suo tema preferito: il travestimento. Jack Lemmon è Nestor Patout, poliziotto parigino nei guai per aver sgamato un superiore in un bordello, si innamora della prostituta Irma (Shirley MacLaine); per conquistarla passerà attraverso svariate maschere, costumi e finte personalità: soprattutto il distinto "signor X", inoffensivo damerino con tanto di monocolo, di cui puntualmente la donna si invaghisce. Al punto che Nestor diventerà mortalmente geloso del suo alter ego: tenterà di sopprimerlo, ma…


Ma il cliché, come sempre nel cinema di Wilder, è troppo forte, spesso più forte della realtà stessa. Irma la Douce è il trionfo del cliché: dai personaggi, alle situazioni da musical leggero d'altri tempi, ai meccanismi comici. Insomma: tutto in questo film è palesemente mascherato, non solo il protagonista. Soprattutto lo è l'ambientazione: una Parigi magistralmente ricostruita in studio da Alexander Trauner, sintesi geniale della miriade di cliché cui è stata ridotta la capitale parigina dalla Hollywood classica (e, ricordiamolo, forse niente è stato stereotipato così assiduamente da Hollywood quanto Parigi e la Francia in generale).


In questo trionfo generalizzato dell'artificio, Wilder padroneggia talmente bene le dinamiche della gag che si permette di stirarle, variarle, ripeterle per la lunga durata (quasi due ore e mezza) del film, proliferando tutta una serie di esilaranti situazioni e personaggi di contorno (uno su tutti l'indimenticabile barista Moustache). Insomma: Wilder armeggia il comico così bene e così sfacciatamente che quasi non ci sembra una commedia, ma "un film travestito da commedia"… e infatti, poche volte come in Irma la Douce si sente sottopelle l'amarezza (a volte anche funerea) che sempre permea la risata in Wilder – non a caso Godard ha scritto che "finalmente Wilder non prende più sottogamba il tragico, ma prende il comico sul serio". Il comico come una "seconda pelle" del film, che fa sì che mentre ridiamo delle gag ridiamo "anche" del fatto che queste gag ci vengono propinate con così sfacciata artificialità, dello stridore tra i dialoghi fulminanti (del solito cosceneggiatore I. A. L. Diamond) e una messa in scena "finto-ingessata", di calcolata e funzionalissima inerzia.

Viene quasi da pensare a un'altra geniale serissima distorsione dei cliché hollywoodiani, quel Mulholland Drive che è stato visto giustamente come un cripto-remake del wilderiano Viale del tramonto… ma questa, come ama ripetere ossessivamente Moustache, "è un'altra storia".

Regia: Billy Wilder


Cast: Jack Lemmon, Shirley Mac Laine, Lou Jacobi


Durata: 146'


Origine: USA, 1963


Sabato 31 Marzo ore 14:00, La7