inizioPartita. Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear (PC) – La recensione

Il 17 Agosto scorso è arrivata la patch 2.5 per Baldur’s Gate: Enhanced Edition; essa, più che a migliorare l’esperienza di gioco con il titolo originale (Baldur’s Gate è un classico del videoludismo di tutti i tempi), è servita a sistemare tutta una serie di problematiche dell’espansione denominata Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear, rilasciata da Beamdog nel 2016.

Per chi non conoscesse la storia che sta dietro a Baldur’s Gate, il capostipite della saga è stato rilasciato nell’ormai lontano Dicembre del 1998, a cui poi è seguita l’espansione Tales of the Sword Coast nel 1999, come pure un secondo capitolo, intitolato Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, uscito nella seconda metà del 2000, e la relativa espansione Throne of Bhaal nel 2001. Capolavori della BioWare per il genere ruolistico fantasy, in tutti i sensi. Chi non ci avesse mai giocato è fermamente pregato di farlo non appena possibile, perché non sa cosa si è perso: nonostante la grafica datata e altre soluzioni tecniche oramai vetuste, si tratta di prodotti di qualità eccelsa, che hanno ancora un loro perché e meritano di essere provati, non solo per il gusto del retrogaming o per l’effetto nostalgia, ma perché sanno ancora regalare emozioni fortissime.

E non è difficile farlo: i titoli in questione sono acquistabili con una certa semplicità dalla piattaforma STEAM, perché lo sviluppatore Beamdog li ha ripresi in mano, adattandoli alle specifiche tecniche dei processori e delle schede video di ultima generazione, ripubblicandoli alla fine del 2013 come Baldur’s Gate: Enhanced Edition (quest’ultimo comprendente il Baldur’s Gate originale, la sua espansione Tales of the Sword Coast, più un nuovo spin-off denominato The Black Pits e l’introduzione di nuovi NPC e nuove aree di gioco, che erano state pensate per il game originale, ma non implementate per motivi di tempo e costi) e Baldur’s Gate II: Enhanced Edition (contentente Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, l’espansione Throne of Bhaal e lo spin-off di nuova fattura The Black Pits II: Gladiators of Thay, insieme con qualche nuova chicca non presente nell’edizione originale).

Nonostante qualche differenza rispetto alle release storiche, che non inficia il godimento dei prodotti in questione ai più puristi tra i fan della saga, il sapore di un’era videoludica passata, piena di idee e fermento, si può ancora assaggiare percorrendo le polverose strade della Costa della Spada in compagnia di un’assortita combriccola di divertenti avventurieri pixellosi.

Ad ogni modo, forte delle vendite delle nuove edizioni, Beamdog ha osato qualcosa di più. Tra gli orginali Baldur’s Gate e Baldur’s Gate II: Shadows of Amn vi era un gap narrativo dovuto alla distanza temporale degli eventi narrati nelle due diverse avventure. La curiosità di sapere che cosa fosse successo “nel mezzo” aveva sempre solleticato il pubblico dei giocatori, ma si trattava di un “intercalare letterario” probabilmente lasciato in bianco di proposito dagli ideatori della saga, come una specie di pausa che presupponeva una “quiete tra le tempeste” per il problematico protagonista del gioco, il figlio di Bhaal.

Baldur's Gate: Siege of Dragonspear - Il logo della produzione

Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear – Il logo della produzione

Beamdog ha deciso di colmare la presunta lacuna, rilasciando Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear, quella che, a distanza di ben diciotto anni, poteva essere intesa come una nuova espansione al Baldur’s Gate originale. O meglio, forse addirittura un nuovo capitolo, un “Baldur’s Gate 1 e mezzo”, viste le quasi venticinque ore di gioco offerte dalla produzione. Naturalmente, per poterla scaricare e giocare, bisogna avere installato sul proprio sistema Baldur’s Gate: Enhanced Edition. Inoltre, si attiva solo dopo aver completato quest’ultimo.

Ce lo eravamo procurati subito al rilascio, nel 2016, ma, sinceramente, il giudizio era rimasto in sospeso per via dei troppi bug che affliggevano la release, quasi ingiocabile.

A distanza di due anni, la patch recentemente rilasciata permette di sperimentare in maniera appropriata l’enorme mole di lavoro dei ragazzi di Beamdog, e quindi lo abbiamo riprovato, e ne siamo rimasti – stavolta si – piacevolmente sorpresi.

 

Ma dove eravamo rimasti?

Baldur's Gate: Siege of Dragonspear ci offre alcune interessanti animazioni che spiegano retroscena della saga poco noti: qui si vede, ad esempio, per la prima volta la faccia di Bhaal... ma forse era meglio non vederla...

Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear ci offre alcune interessanti animazioni che spiegano retroscena della saga poco noti: qui si vede, ad esempio, per la prima volta la faccia di Bhaal… ma forse era meglio non vederla…

Alla fine del primo capitolo della saga, l’eroico avatar del giocatore scopriva di essere il figlio di una divinità decaduta, Bhaal, e affrontava in un terribile combattimento la propria nemesi familiare, il fratello Sarevok, nel tentativo di impedirgli di scatenare una guerra disastrosa che avrebbe coinvolto tutta la Costa della Spada. A stento ci riusciva, diventando improvvisamente il salvatore della città di Baldur’s Gate.

Nel secondo capitolo, lo stesso individuo si risvegliava imprigionato nelle segrete di un laboratorio nella città di Athkatla, nella nazione di Amn, spogliato dei propri averi, fisicamente prostrato, e decaduto dalla propria fama di eroe.

Cosa poteva essere successo nel mentre?

Korlasz, la compagna di merende di vostro fratello Sarevok, è la prima nemica tosta che affronterete in questo nuovo capitolo della saga...

Korlasz, la compagna di merende di vostro fratello Sarevok, è la prima nemica tosta che affronterete in questo nuovo capitolo della saga…

Ce lo spiegano i tipi di Beamdog. Qualche giorno dopo lo scontro “finale” con Sarevok (…avvenuto nelle rovine sotterranee dell’antico tempio di Bhaal), la spada del super-cattivone defunto viene rubata dal Palazzo Ducale dove era stato deciso di custodirla: il furto è opera degli ultimi suoi seguaci, in particolare degli affiliati di Korlasz, una negromante molto potente che lo aveva spalleggiato. La scoverete nei sotterranei della città, rifugiata nella cripta di famiglia, e porrete fine anche alla minaccia da lei rappresentata, senza però riuscire a recuperare la spada di vostro fratello: sembra che qualche riccone di Athkatla l’avesse ben pagata per trafugarla, e lei avesse accettato nel disperato tentativo di racimolare una grossa somma per aprirsi una via di fuga, allungando denaro di sottobanco per far chiudere gli occhi a qualcuno che aveva il compito di arrestarla. Ad ogni modo lo spadone di Sarevok si è ormai involato per altri lidi, e non vi resta che godervi un po’ di meritato riposo dopo l’ennesima sconfitta di un nemico letale, accettato come ospite dai Granduchi di Baldur’s Gate proprio a Palazzo Ducale.
Ma non avrete il tempo di annoiarvi. Già durante la missione contro Korlasz avevate sentito alcuni suoi affiliati nominare “La Crociata”, un movimento militare auto-costituitosi che si stava impadronendo della regione a nord di Baldur’s Gate; non ve ne sarebbe importato un granché, se proprio alcuni uomini inviati dal comandante in capo della Crociata stessa non avessero successivamente fatto irruzione a Palazzo Ducale, tentando di uccidere voi ed Imoen (…anch’ella ospite dei Granduchi).

Il vostro nuovo nemico, Caelar Argent, detta “La Dama Splendente”, è la comandante in questione. E, praticamente durante tutto Siege of Dragonspear, i vostri sforzi saranno diretti a fermare lei e la Crociata.

L'Uomo Incappucciato è un fententone che vi darà parecchio filo da torcere... nel capitolo II, dopo essersi tolto il cappuccio naturalmente....

L’Uomo Incappucciato è un fententone che vi darà parecchio filo da torcere… nel capitolo II, dopo essersi tolto il cappuccio naturalmente….

Non scriviamo molto altro della trama per non rovinarvi la sorpresa, ma sappiate che le cose non stanno, in realtà, come sembrano, ed alla fine vi ritroverete a fare comunella con la Dama Splendente contro un nemico ancora più potente e infido. Senza contare che, al termine dell’avventura, un piano ben congegnato da parte di un misterioso uomo incappucciato metterà seriamente a repentaglio la vostra carriera di eroe, ponendovi in cattiva luce agli occhi di uno dei Granduchi e facendovi apparire come un criminale alla gente comune. Accadimento quest’ultimo che vi lascerà in balia degli eventi, e vi traghetterà verso gli eventi del secondo capitolo con qualche risposta in più, ma anche con molte nuove questioni irrisolte cui dare un senso.

A livello di trama, si tratta quindi di un bel lavoro corposo che si lascia facilmente apprezzare.

A livello tecnico, si è deciso di mantenere l’impostazione dei due predecessori. Migliorie troppo evidenti alla grafica e ad al sistema di comandi avrebbero fatto percepire al giocatore un prodotto nuovo, scollegato dai precedenti: la scelta di utilizzare una versione migliorata dell’engine di gioco, ma di non stravolgere la cornice generale, paga a livello di “continuità emozionale”, e, seppur siano passati tanti anni, quasi non ci si accorge delle differenze con le vecchie release e di avere tra le mani una produzione contemporanea.

Certo. Questo Siege of Dragonspear ha più l’obiettivo di fare da tramite interlocutorio tra i due canovacci originari, perciò ha un gameplay più orientato al dipanarsi della narrazione, con una minore libertà di movimento per il gamer. Non ci sono così tante zone da esplorare come nel primo e secondo capitolo, ed, in più, con il progredire della storia, alcune aree già visitate vengono precluse al giocatore, in modo da spingerlo a concentrarsi sul perseguimento degli obiettivi di gioco. In un dato momento, quindi, non ci sono mai più di due o tre zone visitabili sulla mappa. Ma questo regala allo storyplay dei ritmi più serrati ed il titolo se ne avvantaggia.

Il sonoro è sempre avvincente, con un commento musicale poderoso, e le voci dei doppiatori originali (…in inglese) per molti dei personaggi conosciuti che si riaffacciano ancora una volta sulla Sword Coast.

Noi non abbiamo grosse critiche da muovere alla produzione, a parte forse che era meglio per Beamdog attendere di avere per le mani una release debuggata, anziché immettere squallidamente un gioco non ancora pronto sul mercato quasi due anni fa, probabilmente solo con l’intento di fare cassa. Ci son voluti, appunto, due anni per la patch che risolve il grosso dei problemi del titolo, il che la dice lunga sulla quantità di cose che c’erano ancora da sistemare.

Se poi guardiamo alle critiche espresse dalla stampa specializzata, sono essenzialmente incentrate su due questioni che riteniamo marginali.

La prima riguarda il fatto se sia effettivamente lecito riprendere in mano un gioco dopo quasi vent’anni per farne una specie di sequel (…o meglio, un “interlude” in questo caso); per noi la risposta è un si, sempre che lo stesso venga realizzato mantenendo lo spirito della produzione originaria.

La seconda riguarda il plot di gioco ed alcuni suoi peculiari aspetti, che aprono il sipario su nuove domande, cui Beamdog probabilmente darà risposta con qualche ulteriore espansione per Baldur’s Gate II, che ci potrebbe regalare ulteriori ore di divertimento.

Nel complesso, perciò, siamo ora di fronte ad un prodotto maturo che va sicuramente provato.

Un ultimo appunto che vorremmo esporvi riguarda poco la valutazione del gioco in sé stesso, ma piuttosto la percezione dei videogame nella cultura di massa odierna, che troppo spesso li vede ancora solo come un semplice passatempo per poppanti, invece che come una delle tante forme di intrattenimento sociale per adulti, capace anche di veicolare contenuti scomodi e narrativa “tosta”.

In particolare, riguardo questa release, hanno fatto scalpore all’estero quelle quattro battute riservate al personaggio di Mizhena, una guerriera “transgender” che, ad un certo punto, rivela di essere stata un tempo un ragazzo. Apriti cielo, con associazioni genitoriali in rivolta, e orde di critici pronte a gettare fango sul lavoro degli sviluppatori… A parte che gli stessi si sono scusati, spiegando che forse era meglio affrontare la questione con un arco narrativo più esteso (…cosa non esclusa per il futuro, visto che la release attuale non è ancora quella definitiva), ma dove avrebbero sbagliato a livello artistico scegliendo di inserire anche questa questione nel gioco? Forse nel non calcolare le reazioni dei genitori benpensanti? Non è scritto da nessuna parte che Siege of Dragonspear sia o debba essere un gioco per bambini. E se non è stato pensato come tale, non si può pretendere che lo diventi. Per una volta che un videogame ha un solido impianto narrativo generale, perché si vuole massacrarlo per quella che appare una boutade appena accennata? Deve, per forza, assomigliare agli insulsi papponi per pre-adolescenti che si vedono sempre più spesso somministrati agli odierni gamer (…sovente solo per ottenere un rating dei contenuti che consenta una maggiore commerciabilità)?

Noi riteniamo che l’omologazione narrativa non rappresenti la soluzione alla “scomodità” intrinseca di certi concetti, quand’anche vengano veicolati attraverso il videoludismo.

 

Requisiti minimi di sistema:
– Sistema Operativo: Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Windows 8 o Windows 10
– Processore: Qualsiasi processore da almeno 1 GHz
– Memoria: 1 GB RAM
– Scheda Grafica: Qualsiasi scheda grafica da almeno 1 GB con supporto DirectX e compatibile OpenGL 2.0
– DirectX: Versione 9.0c
– Spazio libero sull’Hard Disk: almeno 3 GB (congiuntamente a Baldur’s Gate: Enhanced Edition, la cui installazione è obbligatoria per poter fruire di Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear)
– Scheda Audio: qualsiasi scheda audio integrata con supporto DirectX
– Internet: Richiesta connessione internet per il download del gioco tramite il software STEAM, e per l’attivazione
Voto: 80/100
Tipologia: Gioco di Ruolo / Avventura / Fantasy
Produttore: Beamdog / ATARI
Sviluppatore: Beamdog
Distributore: STEAM