Piove, di Paolo Strippoli

Dopo il successo di A Classic Horror Story, Strippoli torna con un inquietante dramma famigliare tra il body horror e il fantascientifico. Vietato ai minori di 18 anni. Alice nella Città

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Dopo il grande successo internazionale ottenuto con il film Netflix A Classic Horror Story, co-diretto insieme a Roberto De Feo, Paolo Strippoli torna con un inquietante dramma famigliare tra il body horror e il fantascientifico. Al centro della vicenda di Piove c’è la famiglia Morel, composta dal papà Thomas (Fabrizio Rongione) e i figli Enrico (Francesco Ghenghi) e Barbara (Aurora Menenti). Fin da subito si nota una mancanza enorme in questa famiglia, un posto a tavola sempre vuoto che non potrà mai essere riempito da nessun altro. Un incidente ha lasciato cicatrici visibili e invisibili sulla famiglia Morel, dal viso di Enrico alla sedia a rotelle su cui è costretta la piccola Barbara, come dei costanti rimandi a quella tragica notte in cui hanno perso la loro madre (Cristiana Dell’Anna). Da quel triste evento il rapporto tra padre e figlio non è più stato lo stesso. C’è risentimento e senso di colpa, ma soprattutto c’è un’angoscia che gli impedisce di ricominciare a vivere. In tutto ciò, la pioggia che cade incessantemente su una Roma grigia e cupa come non mai fa risalire dai condotti fognari uno strano vapore proveniente da una misteriosa melma grigiastra. Sembra essere proprio questa sostanza a condurre alla follia i responsabili degli atroci atti di cui i telegiornali parlano ossessivamente in quei giorni.

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Sono essenzialmente due i binari su cui si muove Piove di Paolo Strippoli, scritto a sei mani con Gustavo Hérnandez e Jacopo Del Giudice, quest’ultimo in particolare vincitore del Premio Solinas 2017 proprio con questa sceneggiatura. Da una parte l’elaborazione del lutto, con tutte le tragiche conseguenze nei rapporti famigliari, e dall’altra la ricerca dell’origine del male e della disumana violenza insita in ognuno di noi. La melma non è altro che una semplice allegoria del male, allo stesso modo di tanti altri horror del passato, come Fog di John Carpenter o The Mist di Frank Darabont, ispirato al romanzo La nebbia di Stephen King. Come ogni horror in cui l’elemento naturale diventa il vero villain della vicenda, anche Piove crea la giusta atmosfera a partire dalla fotografia lugubre e dalla colonna sonora inquietante, capace di sottolineare ogni scena con suoni stranianti che tengono la tensione sempre alta. L’incessante rumore della pioggia, la sveglia che continua a suonare ad intervalli regolari, la luce che crea strane ombre sul viso di ognuno dei personaggi, ognuno di questi elementi contribuisce a creare un’atmosfera elettrica e assolutamente malsana che sembra poter esplodere da un momento all’altro.

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Fabrizio Rongione, attore prediletto dai fratelli Dardenne a cominciare da Rosetta del 1999, interpreta un vedovo frustrato e malinconico costretto a fare diversi lavori molto umili per poter arrivare a fine mese. È rimasto solo nelle difficoltà, il suo unico rapporto di amicizia sembra essere quello con l’anziano infermo (Orso Maria Guerrini) a cui fa da badante. Ancora non riesce veramente a sopportare la vista della figlia in sedie a rotelle, e forse si sente in colpa per questo, ma inconsciamente crede che l’unico colpevole di tutte le sue disgrazie sia il figlio. Enrico è un ragazzo perso nel suo senso di colpa, non va più a scuola e passa le giornate a combinare casini in giro per la città. Ha continui rapporti con una prostituta di mezz’età con la quale ha stabilito un rapporto madre/figlio sostitutivo, ed entra in conflitto con qualunque tipo di figura autoritaria, dal padre alla guardia giurata. La melma misteriosa sarà il pretesto per sfogare rancori e delusioni in un’esplosione totale di violenza grafica che culminerà in un finale piacevolmente cruento.

Non inventa nulla di nuovo Piove. Si tratta di un horror sanguinoso che affronta tematiche forti con una struttura in tre atti solida e classica ma con uno sviluppo narrativo alquanto prevedibile. Ha il pregio assoluto di non cadere mai nel didascalico, non cerca spiegoni sul significato di questo o quello strano fenomeno paranormale ma al contrario lascia spazio all’interpretazione dello spettatore; e non è poco per un film di questo tipo. Non si può che incoraggiare l’entusiasmo di questo regista che ancora una volta tenta di rilanciare un genere che nel nostro paese ha raggiunto vette assolute, ma che negli ultimi decenni sembrava essere morto, o quasi.

 

Regia: Paolo Strippoli
Interpreti: Fabrizio Rongione, Cristiana Dell’Anna, Francesco Gheghi, Aurora Menenti, Leon De La Vallée, Ondina Quadri, Carmen Pommella, Niccolò Galasso, Orso Maria Guerrini
Distribuzione: Fandango
Durata: 90′
Origine: Italia, Belgio 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
3.5 (18 voti)
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